Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30571 del 20/12/2017


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 30571 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: VENEGONI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso 22358-2010 proposto da:
TARTAGLINO LAURA, elettivamente domiciliata in ROMA
VIA POMARANCIO 1, presso lo studio dell’avvocato
GIANLUCA RIITANO, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ALESSANDRO MASSAIA;

ricorrente

contro

RISCOSSIONE UNO SPA;
– intimato –

2017
2431

nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI RIVOLI in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

Data pubblicazione: 20/12/2017

- resistente con atto di costituzione avverso la sentenza n. 1/2010 della COMM.TRIB.REG. da
VttnoMf&
T-9..Atte, depositata il 21/01/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 11/10/2017 dal Consigliere Dott. ANDREA

VENEGONI.

RITENUTO CHE:
La contribuente Tartaglino Laura presentava in data 16.5.2003 dichiarazione in via
riservata per la definizione automatica ex art. 9, comma 3-bis, legge 289 del 2002 per
gli anni dal 1997 al 2002 inclusi;

con ricorso notificato in data 27.12.2006 la contribuente impugnava davanti alla CTP
di Torino la suddetta cartella di pagamento notificata il 27.10.2006 relativa ad iva,
irpef ed irap per gli anni 1999, 2000 e 2002;
la contribuente adduceva l’illegittimità della richiesta tributaria per avvenuto
perfezionamento del condono a seguito della presentazione in data 16.5.2003 della
dichiarazione in via riservata per la definizione automatica ex art. 9 legge 289 del
2002, e per essere la cartella mancante della indicazione del nome del responsabile
del procedimento;
con successivo ricorso notificato in data 27.1.2007 la contribuente impugnava la nota
del 16.11.2006 con cui veniva rigettata l’istanza di condono per le annualità 1997 e
2001,
riuniti i procedimenti, la CTP di Torino respingeva il ricorso della contribuente;
Quest’ultima appellava tale sentenza, e la CTR del Piemonte, con sentenza n. 1/15/10
depositata il 21.1.2010, rigettava l’appello sotto entrambi i profili;
contro tale sentenza ricorre la contribuente sulla base di un motivo;
l’ufficio non ha depositato controricorso e si è costituito ai soli fini della discussione.
CONSIDERATO CHE:
con l’unico motivo di ricorso la contribuente deduce violazione e/o falsa applicazione di
legge ex art. 360 n. 3 c.p.c., con riferimento all’art. 9, comma 1, 2, 3-bis e 14 della
legge 289 del 2002, per violazione del principio di tassatività degli atti amministrativi
e di conservazione.
Lamenta, in sostanza, la contribuente che se la sua domanda non aveva i requisiti per
essere accolta ai sensi della norma in base alla quale era stata presentata, la stessa
avrebbe potuto essere considerata dall’ufficio alla luce di una delle altre ipotesi di
condono dell’art. 9, anziché essere respinta considerandola decaduta.
Il ricorso è infondato.
E’ principio costantemente affermato da questa Corte quello per cui le norme che
disciplinano i condoni tributari, essendo derogatorie di quelle generali dell’ordinamento
fiscale, integrano sistemi compiuti di natura eccezionale (Sez. V, n. 19821 del 2017),
essendo, in particolare, da precisare che ciascuna delle diverse ipotesi di definizione
agevolata previste dalla L. n. 289 del 2002, su tale presupposto, è assistita da una
propria specifica disciplina che è di stretta interpretazione e non può essere integrata
in via ermeneutica dalle norme generali dell’ordinamento tributario e neppure da

Proc n. 22358/2010 est. dott. Andrea Venegoni

l’ufficio, con nota del 16.11.2006, rigettava l’istanza di condono per le annualità 1997
e 2001 non sussistendo i presupposti di cui all’art. 9, comma 3-bis, mentre, nelle
more, aveva emesso gli avvisi di accertamento per gli anni 1999, 2000 e 2002 e,
nell’ottobre 2006, emetteva la conseguente relativa cartella;

quelle dettate per altre forme di definizione, ancorché contemplate dalla medesima
legge (Sez. V, n. 21434 del 2017; Sez. V, n. 17780 del 2017; Sez. V, n. 25238 del
2013).
In particolare, non è consentita, stante il divieto opposto dall’art. 14 disp. prel. cod.
civ., l’applicazione analogica di norme relative alla medesima legge n. 289 del 2002,
ma disciplinanti forme diverse di condono (Sez. V, n. 16551 del 2017, Sez. V, n.
26683 del 2016; Sez. V, n. 25238 del 2013; Sez. V, n. 21364 del 2012).

Il ricorso deve, pertanto, essere respinto.
Non vi è a provvedere sulle spese, non avendo l’Agenzia svolto difese in questo
giudizio.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio dell’11.10.2017

Da ciò discende l’impossibilità di applicare d’ufficio una diversa ipotesi di condono alla
domanda della contribuente, nel caso in cui quella da lei originariamente proposta non
sia stata accolta per difetto dei requisiti.

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