Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30570 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. II, 30/12/2011, (ud. 23/11/2011, dep. 30/12/2011), n.30570

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. MATERA Lina – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA LIVIO ANDRONICO 24, presso lo studio dell’avvocato LOIACONO

ROMAGNOLI MARIA TERESA, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MANENTE NATALINO;

– ricorrente –

contro

P.D. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA G.G. PORRO 8, presso lo studio dell’avvocato TITOMANLIO

RAFFAELE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

BERETTA ERNESTO;

F.G. (OMISSIS), F.F.

(OMISSIS), F.M. (OMISSIS), F.R.L.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO

168, presso lo studio dell’avvocato ANGELONI GIOVANNI, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GABBRIELLI AUGUSTO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1607/2005 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 04/10/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/11/2011 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;

udito l’Avvocato Ilaria ROMAGNOLI, con delega depositata in udienza

dell’Avvocato MANENTE Natalino, difensore del ricorrente che ha

chiesto di riportarsi agli scritti depositati;

udito l’Avvocato ANGELONI Giovanni, difensore dei resistenti F.

che ha chiesto di riportarsi agli scritti depositati;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio che ha concluso per estinzione del giudizio di cassazione

per P.D.. Inammissibilità dei primi tre motivi di ricorso

per carenza di interesse. Accoglimento del quarto motivo di ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – P.D. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Venezia G.E. per sentir dichiarare che alcuni immobili siti in (OMISSIS) erano di sua esclusiva proprietà, e che gli atti di trasferimento di detti immobili a favore di A. C., dello stesso G. e di Fi.Fe. erano invalidi.

Ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di Fi.

F., e costituitisi in giudizio G., F., M. e F.R., che eccepirono la loro carenza di legittimazione per aver rinunciato all’eredità della Fi. (eccezione non accolta), il Tribunale adito accolse la domanda, condannando il G. al pagamento delle spese processuali, avendo accertato che gli immobili in questione appartenevano al solo P., mentre affittuario era Pa.Ro., cui era succeduta la moglie, C.A., che aveva ceduto la nuda proprietà del fabbricato rustico sul terreno alla nipote Fi.Fe., che lo aveva poi venduto al cognato G.E., e che questi aveva acquistato a non domino, perchè il Pa. non era stato accertato proprietario del fabbricato, che, per accessione, era stato acquistato dal proprietario dell’area.

2. – La Corte d’appello di Venezia confermò la decisione di primo grado, impugnata dal G., condannandolo a rimborsare agli appellati le spese del giudizio.

3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre il G. sulla base ormai di un unico motivo, dopo la rinuncia, accettata da controparte, nei confronti del P.. Resistono con controricorso G., F., M. e F.R.L..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Deve, anzitutto, dichiararsi estinto il giudizio nei confronti del P., a seguito di rinunzia, accettata dallo stesso.

2. – L’unico motivo residuato, illustrato anche da successiva memoria, ha ad oggetto la asserita violazione dell’art. 91 cod. proc. civ., per la disposta condanna alle spese nei confronti dei coniugi F., terzi chiamati, sulla base di un asserito difetto di soccombenza. Si rileva che costoro erano risultati soccombenti in primo grado, non essendo stata accolta la eccezione, dagli stessi sollevata, di carenza di legittimazione per aver rinunciato all’eredità. Peraltro, in caso di accoglimento della eccezione, la parte soccombente sarebbe stata quella che aveva chiamato in giudizio i predetti coniugi, e cioè il P., che li aveva chiamati in giudizio.

3.1. – La censura non merita accoglimento.

3.2. – Posto che, come questa Corte ha costantemente affermato, la decisione del giudice del merito in materia di spese processuali è censurabile in sede di legittimità, sotto il profilo della violazione di legge, solo se le spese siano state poste totalmente o parzialmente a carico della parte interamente vittoriosa (v., ex multis, Cass., sentt. n. 20457 del 2011; n. 14964 e n. 14877 del 2007), va rilevato come nella specie il G. non possa considerarsi vittorioso, dal momento che i giudici di merito avevano accolto la domanda del P. intesa alla dichiarazione della esclusiva spettanza in capo all’attore della proprietà degli immobili in questione.

Del resto, va sottolineato che, come esattamente sostenuto dai controricorrenti, le spese processuali sostenute dal terzo chiamato in causa debbono essere poste a carico della parte soccombente (v.

Cass., sent. n. 5262 del 2001).

4. – Il ricorso nei confronti di G., F., M. e F.R.L. deve, pertanto, essere rigettato. In ossequio al criterio della soccombenza, le spese del presente giudizio, che vengono liquidate come da dispositivo, devono essere poste a carico del ricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara la estinzione del giudizio nei confronti di P. D., rigetta il ricorso nella parte restante. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 2800,00, di cui Euro 2600,00 per onorari.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione civile, il 23 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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