Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30567 del 20/12/2017


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 30567 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: LOCATELLI GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso 52-2010 proposto da:
MONDAINI SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.
CALDERINI 68, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE
VONA, rappresentato e difeso dagli avvocati MARCO
D’AMICI, LINO DIANA, LUCIANO MILANI;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
2017
2426

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– controricorrente nonché contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE, AGENZIA DELLE ENTRATE

Data pubblicazione: 20/12/2017

v
UFFICIO DI ANCONA;
– intimati –

sul ricorso 197-2010 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

MONDAINI SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.
CALDERINI 68, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE
VONA, rappresentato e difeso dagli avvocati MARCO
D’AMICI, LINO DIANA, LUCIANO MILANI;
controricorrente –

avverso le sentenze n. 135/2008 e n. 136/2008 della
COMM.TRIB.REG. di_INQQ41A, depositate il 31/10/2008;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 11/10/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
LOCATELLI.

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

N.R.G.n.52/10+ n.197/10
FATTI DI CAUSA
A). All’esito di una verifica effettuata nei confronti della società
Mondaini spa, l’Agenzia delle Entrate notificava alla società verificata,
relativamente all’anno di imposta 1998, un avviso di accertamento di
maggior reddito derivante da corrispettivi non dichiarati e costi ritenuti
indeducibili, determinando le maggiori imposte Irpeg, Irap ed Iva, oltre

La società proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale
di Ancona che lo accoglieva con sentenza n.127 del 2005.
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria
regionale delle Marche che, con sentenza n.136 del 31.10.2008,
riformava la sentenza impugnata e confermava l’avviso di accertamento.
Contro la sentenza di appello Mondaini spa propone ricorso per
cassazione ( R.G.N.52/2010) sulla base di sette motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso chiedendo di
dichiarare inammissibile il ricorso o, subordinatamente, di rigettarlo.
B). L’Agenzia delle Entrate emetteva nei confronti della Mondaini spa
un secondo avviso di accertamento con il quale recuperava la ritenuta del
12,5%, non operata e non versata dalla società in relazione ai maggiori
utili accertati per l’anno 1998 e presuntivamente distribuiti ai due soci,
possessori dell’ intero capitale sociale nella misura rispettivamente del
95,90 % e del 4,10%.
La società Mondaini spa proponeva ricorso alla Commissione
tributaria provinciale di Ancona che lo accoglieva con sentenza n.126 del
2005.
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello,

rigettato dalla

Commissione tributaria regionale con sentenza n.135 del 31.10.2008.
Contro la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate propone ricorso
(R.G. N.197/2010) con unico motivo.
La società Mondaini spa resiste con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Preliminarmente si dispone la riunione, al ricorso n.52/10, del ricorso
n.197/10, sussistendo un rapporto di connessione a norma dell’art.274
cod.proc.civ.

interessi e sanzioni , per complessivi euro 863.142.

A)Ricorso n.52/2010 proposto dalla società
1.Primo motivo: “violazione dell’art.342 cod.proc.civ. e 53 comma 1
d.lgs. 31 dicembre 1992 n.546 per la mancata indicazione nell’atto di
appello dei motivi specifici dell’impugnazione: ergo inammissibilità
dell’atto di appello e conseguente passaggio in giudicato della sentenza
della Commissione tributaria di primo grado (art.360 n. 3 e 4
cod.proc.civ. )”.

natura tautologica e che già presuppone la risposta (in tal senso Sez. U,
Sentenza n. 28536 del 02/12/2008, Rv.605848); inoltre la ricorrente si
limita a riproporre la censura circa la asserita genericità dei motivi di
appello senza confrontarsi con la concreta motivazione svolta dal giudice
di appello per il rigetto della eccezione.
2.Secondo motivo:”nullità della sentenza e del procedimento per
violazione dell’art.112 cod.proc.civ. (art.360 n.4 cod.proc.civ. )”
3.0messa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il
giudizio(art.360 n.5).
Le due censure, articolate con unico motivo di ricorso ed unico
quesito, sono inammissibili. La censura relativa al vizio di motivazione è
inammissibile per mancanza del quesito di fatto o momento di sintesi. Il
quesito di diritto formulato con riferimento al dedotto error in
procedendo, è inammissibile per la natura meramente tautologica del

quesito, che prescindendo del tutto dalla concreta motivazione contenuta
nella sentenza, pone un interrogativo che per le modalità di formulazione
già contiene la risposta ( si chiede ” se è nulla la sentenza di appello che
non motivando né in alcun modo pronunciando su un punto decisivo
della controversia decisa in primo grado in senso contrario alle ragioni
dell’appellante, abbia accolto l’appello”).
4.Quarto motivo:” violazione e falsa applicazione dell’art.39 comma
primo lett.d) DPR 600/73 nonché dell’art.2727 e 2729 cod.civ. (art.360
n.3 cod.proc.civ. )”.
5.Quinto motivo:”omessa insufficiente contraddittoria motivazione su
punti decisivi della controversia prospettati dalla Mondaini spa (art.360
n.5 cod.proc.civ. ).

2

Il motivo è inammissibile per inidoneità del quesito di diritto, che ha

Le due censure, articolate con due motivi di ricorso ed unico quesito
di diritto riferito al quarto motivo, sono inammissibili , oltre che per
mescolanza di ragioni di ricorso eterogenee, per inidoneità del quesito
che si risolve nella proposizione di una sequenza di astratte censure di
merito svolte direttamente nei confronti della modalità di determinazione
della percentuale di ricarico medio operata dall’Ufficio, senza riferimento
al contenuto della sentenza impugnata. ( quesito: “dica la Corte se

degli artt. 2727e 2729 cod.civ. , il ricorso da parte dell’Ufficio ad un
metodo di accertamento basato su campioni scelti unilateralmente e
discrezionalmente , numericamente esigui rispetto a numero e quantità
dei prodotti venduti dal commerciante, disomogenei ecc…..”).
6.Sesto motivo:”violazione e falsa applicazione del combinato
disposto dell’ art.39 corna 1 lett.d) del DPR 600/73, degli artt 2727 e
2729 cod.civ. , degli artt.57 d.lgs.n.546/92 e 345 cod.proc.civ. , nonché
dell’art.111 comma 2 Costituzione ( art.360 comma 1 n.3 e 4
cod.proc.civ.”, nonché
7.Settimo motivo:”omessa motivazione circa un fatto decisivo della
controversia (art.360 comma 1 comma 1 n.5).
Le censure sesta e settima, articolate in due motivi di ricorso ed
unico quesito, risultano inammissibili , sia per la mescolanza di ragioni di
ricorso eterogenee, sia per inidoneità del quesito di natura tautologica ed
astratta , con cui si pone l’interrogativo (già contenente la risposta) ” se
sia nulla la sentenza di appello che, in accoglimento di eccezioni nuove in
materia di “anteporto” mai precedentemente formulate nel primo grado
di giudizio dalla Agenzia delle Entrate , omessa ogni motivazione e
pronunzia sul punto, abbia accolto l’appello”.
b).Ricorso n.197/10 proposto dalla Agenzia delle Entrate :
Motivo unico: ” violazione dell’art.27 DPR 600/73,2729 e 2697
cod.civ. in relazione all’art.360 comma 1 n.3 cod.proc.civ. ”
Il motivo è fondato. Nella sentenza impugnata si legge che “appare
illegittima l’imputazione ai soci del maggior reddito accertato alla società
in quanto non sono ravvisabili elementi atti a scardinare surrettiziamente
il sistema legale di attribuzione degli utili delle società di capitali ai soci
valido sia sotto il profilo civile che quello tributario…. la possibilità che gli

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rispetti il dettato dell’art.39 comma 1 lett.d) del DPR n.600/73 nonché

utili conseguiti ma non dichiarati da una società di capitali siano stati
distribuiti ai soci può essere al più motivo di indagine per i verificatori per
far emergere elementi che possano costituire indizi atti a costituire
presunzioni, ma la ristretta base azionaria di una società di capitali non
può certo essere una colpa da sanzionare prescindendo da norme legali
eque e civili emanate dal legislatore per l’imputazione dei redditi ai
soci”.

per azioni è inconferente. Trattandosi di utili occulti, non risultanti dal
bilancio, è in re ipsa che la loro distribuzione ai soci non sia avvenuta
attraverso le formalità previste per la distribuzione degli utili contabili,
mediante deliberazione dell’assemblea ( art.2433 cod.civ. ) soggetta a
imposta di registro (art.4 lett.d) 1) Tariffa, Parte prima allegata al d.P.R.
26.4.1986 n.131 ). Secondo la consolidata giurisprudenza di questa
Corte, in caso di accertamento di utili non contabilizzati in capo ad una
società di capitali a ristretta base azionaria , opera la presunzione di
attribuzione “pro quota” ai soci degli utili stessi, salva la prova, a carico
del contribuente , che i maggiori ricavi non hanno formato oggetto di
distribuzione ma sono stati accantonati o reinvestiti dalla società (Sez.
5, Sentenza n. 6197 del 16/03/2007, Rv. 597027 – 01; Sez. 6 – 5,
Ordinanza n. 18032 del 24/07/2013, Rv. 628447 – 01; Sez.5 n.15824 del
2016).Nel caso in esame non è in contestazione che si tratti di società di
capitali a ristretta base azionaria, posto che il capitale sociale è
interamente posseduto da due soli soci, con conseguente applicabilità
della presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili.
Per tali motivi la sentenza della Commissione tributaria regionale
n.135 del 31.10.2008, impugnata dalla Agenzia delle Entrate, deve
essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale delle
Marche in diversa composizione, la quale si atterrà al principio di diritto
indicato. Le spese del giudizio di legittimità saranno regolate all’esito del
giudizio di rinvio.
P.Q.M.

Riunisce al ricorso n.52/10 quello avente n.197/10; dichiara
inammissibile il ricorso n.52/10 proposto dalla società; accoglie il ricorso

4

Il richiamo alle modalità legali di distribuzione degli utili delle società

n.197/10 proposto dalla

Agenzia delle Entrate, cassa la sentenza

impugnata n.135 del 2008 e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione
tributaria regionale delle Marche in diversa composizione.
Così deciso il 11.10.2017.

\N,
Presidente

Aurelio appabianca

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