Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30565 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. II, 30/12/2011, (ud. 03/11/2011, dep. 30/12/2011), n.30565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GOLDONI Umberto – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SIATA SRL IN LIQ P.I. (OMISSIS), in persona del suo liquidatore e

legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA GRANDE MURAGLIA 289, presso lo studio dell’avvocato PALETTA

ALESSANDRO & ANGELO, rappresentato e difeso

dall’avvocato

SANTOVINCENZO ALBERTO;

– ricorrente –

contro

P.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA MONTI PARIOLI 28, presso lo studio dell’avvocato FOLCHITTO

ROBERTO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4252/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/10/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/11/2011 dal Consigliere Dott. MARIA ROSARIA SAN GIORGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con atto di citazione notificato il 25 novembre 1994 P. G. propose opposizione al decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti dal Presidente del Tribunale di Frosinone per il pagamento in favore della SIATA s.r.l. della somma di L. 86.009.097, richiesta quale saldo del prezzo per la vendita di mobili, arredi ed altro.

A fondamento della opposizione P.G. dedusse che il prezzo della vendita era di L. 124.000.000 interamente pagato.

La SIATA s.r.l., costituitasi, sostenne che il prezzo effettivo era di L. 217.009.097 e che le somme versate dall’opponente costituivano soltanto un acconto.

2. – Con sentenza in data 21 agosto 2001 il Tribunale di Frosinone rigettò l’opposizione.

P.G. propose gravame.

3. – La Corte di appello di Roma, con sentenza in data 8 ottobre 2005, accolse il gravame.

I giudici di secondo grado, premesso che le fatture emesse dalla società appellata e poste a fondamento della richiesta di decreto ingiuntivo non costituivano prova nel giudizio di opposizione e che le bolle di consegna della merce fatturata non recavano alcuna indicazione in ordine al prezzo di vendita, osservarono che in sede d’interrogatorio formale, lo stesso legale rappresentante della SIATA, in base a quanto riferito dal primo giudice nella sentenza impugnata, aveva dichiarato che il P., al momento della consegna della merce, gli aveva consegnato degli assegni postdatati per L. 124.000.000.

Ciò posto, risultavano inverosimili le argomentazioni addotte dall’opposta per sostenere che attraverso la emissione dei titoli sarebbe stato pagato solo un acconto e non già l’intero prezzo.

Infatti, attesa la pluralità dei titoli di credito, emessi tutti dal P. sulla stessa banca (Citibank) e recanti una numerazione progressiva, risultava incomprensibile o comunque illogica la deduzione della SIATA secondo cui la società opposta avrebbe accettato assegni per un importo inferiore a quello effettivamente dovuto … avendo il P. smarrito “il blocchetto degli assegni”.

Al contrario, sul piano logico, appariva senz’altro più verosimile la tesi secondo cui la SIATA aveva acconsentito a consegnare e montare tutti gli arredi richiesti dal P. solo perchè aveva ricevuto dallo stesso assegni per un importo esattamente corrispondente al prezzo convenuto.

4. – Contro tale decisione ha proposto ricorso per cassazione, con sei motivi, la SIATA s.r.l. Resiste con controricorso G. P..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo la società ricorrente deduce che l’opponente non avrebbe fornito alcuna prova in ordine alla affermazione secondo la quale il prezzo della merce fornitagli era solo di L. 124.000.000, mentre la prova del prezzo effettivo era desumibile dalle fatture non contestate e dalle bolle di consegna.

2.1. – Il motivo è infondato.

2.2.- Esso pone a carico dell’acquirente, e non del venditore che pretenda il pagamento, l’onere di provare il prezzo della merce.

3. – Con il secondo motivo la società ricorrente si duole del fatto che, ai fini della valutazione della fondatezza della propria pretesa, la Corte di appello non abbia considerato che, come precisamente indicato nel ricorso per decreto ingiuntivo, il credito vantato dalla Siata srl era pari a complessive L. 217.009.097, pari alla somma delle fatture a carico del P.; da tale somma andavano detratte L. 124 milioni per gli acconti versati dal debitore, oltre a L. 7 milioni per la nota di credito n. (OMISSIS) emessa dalla Siata srl in favore del P. in esito alla restituzione da parte dello stesso di alcuni arredi. L’importo del credito richiesto dalla Siata con l’ingiunzione anzidetta era perciò di L. 86.0009.097.

Orbene, il Dott. P. non ha mai richiesto, nè in corso del giudizio nè precedentemente, la detrazione dal prezzo che lo stesso assume essere stato concordato – L. 124 milioni – dell’importo della nota di credito: siffatto atteggiamento è incompatibile con l’affermazione che il prezzo della fornitura era pari a complessive L. 124 milioni, poichè se così fosse stato egli avrebbe avuto diritto a vedersi detratta o comunque rimborsata l’ulteriore somma di L. 7 milioni. Il dott. P. era perfettamente consapevole di esser ancora debitore della Siata srl per una somma di gran lunga superiore a quella di L. 7 milioni che poteva vantare o opporre in compensazione ed il suo atteggiamento e comportamento in tal senso costituisce un chiaro, grave e concordante indizio che, in concorso con altri elementi già dedotti e presenti nel giudizio, può far validamente presumere che il prezzo della fornitura era quello indicato dalla Siata srl. La Corte di Appello ha completamente omesso di motivare sul punto, escludendolo del tutto dal novero degli elementi probatori emersi nel giudizio di primo grado.

4. – Anche tale motivo è infondato, in quanto si fa valere una circostanza che non risulta sia mai stata specificamente invocata nel giudizio di merito, a prescindere dalla circostanza che il thema probandum non era che il prezzo era pari a L. 124.000.000, come sostenuto da P.G., ma che era pari a L. 217.009.097:

sotto tale profilo il fatto che il primo non abbia invocato la nota di credito non giova ad alleggerire l’onere probatorio gravante sulla seconda.

5. – Con il terzo motivo la società ricorrente deduce che P. G. non aveva fornito la prova della fondatezza della sua eccezione che il prezzo effettivo era di L. 124.000.000 pur essendo gravato del relativo onere probatorio, in base al principio secondo il quale chi eccepisce l’estinzione del diritto fatto valere deve provare il fatto su cui l’eccezione si fonda.

6.1. – Il motivo è infondato.

6.2. – Il principio al quale fa riferimento la società ricorrente trova applicazione quando non è contestato il diritto fatto valere.

Nella specie, avendo P.G. contestato che il prezzo della vendita era pari a L. 217.009.097, non poteva essere onorato della prova del pagamento di tale somma.

La sua eccezione riguardava il pagamento del prezzo che riconosceva essere stato pattuito e sotto tale profilo aveva assolto l’onere probatorio.

7. – Con il quarto motivo la Siata s.r.l. si duole del fato che la Corte di appello non abbia applicato la presunzione di cui all’art. 1474 c.c..

8.1. – Anche tale motivo è infondato.

8.2. – A prescindere dal fatto che il resistente eccepisce la novità della questione che ne costituisce l’oggetto, la società ricorrente non deduce neppure che agli atti del giudizio erano stati acquisiti gli elementi di fatto che avrebbero giustificato la applicazione della presunzione in questione.

9. – Con il quinto motivo la società ricorrente deduce che la ricostruzione cronologica dei fatti che emerge dall’interrogatorio formale del proprio rappresentante legale è diversa da quella intesa dalla Corte di appello, in quanto gli assegni postdatati furono consegnati al momento della stipula del contratto, quale acconto della fornitura, mentre il saldo sarebbe dovuto avvenire al momento della consegna dei mobili e degli arredi e della messa in opera degli stessi presso la proprietà del P.: al momento del saldo, terminati i lavori, il P. aveva dichiarato di non poter provvedere al pagamento poichè aveva smarrito il libretto degli assegni.

10.1. – Anche tale motivo è infondato.

10.2. – Occorre, al riguardo, ribadire che l’onere di provare che il prezzo effettivo corrispondeva a quello preteso gravava sulla società ricorrente e secondo la Corte di appello tale onere non era stato assolto con prove dirette, per cui l’eventuale errore in cui sarebbe incorsa la Corte di appello (la quale peraltro sul punto si limita a rinviare alla motivazione della sentenza di primo grado) in ordine ad una conferma indiretta della inverosimiglianza della tesi sostenuta da tale società, non incide sulla correttezza della soluzione adottata dai giudici di merito.

11. – Con il sesto motivo la società ricorrente deduce che la Corte di appello avrebbe violato i principi in tema di prova per presunzioni, quando dalla premessa secondo la quale, attesa la pluralità dei titoli di credito, emessi tutti dal P. sulla stessa banca (Citibank) e recanti una numerazione progressiva, risulta invero incomprensibile o comunque illogica la deduzione della SIATA secondo cui la società opposta avrebbe accettato assegni per un importo inferiore a quello effettivamente dovuto … avendo il P. smarrito “il blocchetto degli assegni”, trae la conclusione che Al contrario, sul piano logico, appare senz’altro più verosimile la tesi secondo cui la SIATA, in tanto acconsenti a consegnare e montare tutti gli arredi richiesti dal P., in quanto aveva ricevuto dallo stesso assegni per un importo esattamente corrispondente al prezzo convenuto.

Infatti, in primo luogo, il fatto considerato come noto dalla Corte di appello è in verità una presunzione essa stessa, oltre al dato che la risposta è riferita in maniera errata.

In secondo luogo è un fatto di comune esperienza che solitamente, allorchè si effettuano forniture come quella di cui si discute si versa un acconto al momento della stipula del contratto e successivamente il saldo al momento della conclusione dei lavori.

Infine, manca del tutto il collegamento logico, ovvero l’indicazione degli elementi logico-deduttivi in base ai quali la Corte di Appello dalla accettazione degli assegni posdatati presume che il prezzo della fornitura fosse stato convenuto in L. 124.000.000 e non nella somma risultante dalle fatture.

12.1. – Anche tale motivo risulta infondato.

12.2. – La Corte di appello non ha “presunto” che il prezzo fosse quello di L. 124.000.000, ma si è limitata semplicemente a ritenere più plausibile la versione dei fatti fornita dal P. rispetto a quella della società ricorrente.

13. – Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato. Le spese del presente giudizio, che si liquidano come da dispositivo, seguono la soccombenza, e, pertanto, vanno poste a carico della ricorrente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 3700,00, di cui Euro 3500,00 per onorari.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione civile, il 3 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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