Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3056 del 06/02/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 06/02/2017, (ud. 17/11/2016, dep.06/02/2017),  n. 3056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 30283-2014 proposto da:

OFFICINA FABBRO FLAMINGO P.I. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

MONTEZEBIO 32, presso lo studio dell’avvocato FABIO ACCARDO,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIANPIERO RENZO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

A.I.;

– intimato –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il

14/10/2014 R.G.N.888/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/11/2016 dal Consigliere Dott. ESPOSITO LUCIA;

udito l’Avvocato GIANPIERO RENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI RENATO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ordinanza del 14/10/2014 ex art. 348 bis e quater c.p.c., la Corte d’appello di Firenze dichiarò inammissibile l’appello proposto da F.E. avverso la sentenza del Tribunale di Prato che aveva ritenuto la nullità del licenziamento del lavoratore A.I., perchè intimato oralmente.

2. Il F. propone ricorso per cassazione sulla base di tre motivi. Il lavoratore non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; violazione ed erronea applicazione della legge di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva che le questioni giuridiche poste a fondamento dell’appello non sono state neppure affrontate, o sono state esaminate in maniera parziale. Rileva che nella minima motivazione adottata dalla Corte d’appello risultano del tutto omesse importanti circostanze storiche e riferimenti giuridici che assumono carattere decisivo per comprendere la portata della vicenda. Deduce, in sintesi, che la Corte d’appello di Firenze ha pronunciato una sentenza di rigetto pur in presenza di innumerevoli profili di legittimità dell’appello.

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce, altresì, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Rileva che, come può facilmente dedursi da una lettura della sentenza della Corte d’appello, non è formulato alcun accenno circa il fondamentale motivo d’appello relativo al mancato raggiungimento da parte dell’originario ricorrente della prova inerente l’intervenuto licenziamento verbale, pur avendo il Tribunale di Prato ribaltato l’onere ex art. 2967 c.c., comma 2, circa l’asserito intervenuto licenziamento verbale da parte del Ramingo, accollandolo al datore di lavoro. Osserva che il giudice di seconde cure si era completamente disinteressato del principio di diritto ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui il lavoratore che agisce in giudizio per conseguire i rimedi contro il licenziamento verbale illegittimo ha l’onere di provare l’esistenza del licenziamento, spettando al datore di lavoro provare la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

3. Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione ed erronea applicazione della legge di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Rileva che il giudice d’appello ha commesso palesi violazioni su molteplici disposizioni di legge e principi di diritto. Osserva che la Corte ha illegittimamente e volontariamente omesso, in violazione dell’art. 112 c.p.c., ogni pronuncia e motivazione in riferimento a quello che nell’appello aveva costituito uno dei fondamentali motivi di contestazione avverso le specifiche motivazione adottate dal Tribunale nella sentenza di accoglimento della domanda del lavoratore.

4. Il ricorso è inammissibile. Dal tenore dei motivi si evince, infatti, che oggetto dell’impugnazione è il provvedimento emesso dal giudice d’appello, rispetto al quale si lamenta l’omessa considerazione di numerosi elementi emersi dall’istruttoria, nonchè il mancato esame delle censure poste con l’atto d’appello. Che il provvedimento censurato sia costituito proprio dall’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello, poi, è confermato dall’enunciazione contenuta nell’intestazione del ricorso, in cui si dà atto che il medesimo è stato proposto “avverso l’ordinanza d’inammissibilità ex art. 436 bis, 348 bis e 348 ter c.p.c., emessa dalla Corte d’appello di Firenze”, unico provvedimento, peraltro, depositato insieme con il ricorso medesimo. I riferimenti alla sentenza di primo grado contenuti nell’atto, pertanto, si rivelano strumentali esclusivamente a porre in evidenza il tenore e la rilevanza delle censure avverso la stessa, che si assumono esaminate in maniera inadeguata o non esaminate del tutto.

5. Tanto premesso, va rilevato che secondo costante orientamento di questa Corte “l’ordinanza d’inammissibilità dell’appello ex art. 348 ter c.p.c., emessa nei casi in cui ne è consentita l’adozione, cioè per manifesta infondatezza nel merito del gravame, non è ricorribile per cassazione, neppure ai sensi dell’art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento carente del carattere della definitività, giacchè il terzo comma del medesimo art. 348 ter consente di impugnare per cassazione il provvedimento di primo grado” (Cass. Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 19944 del 22/09/2014, Rv. 632182, conforme Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 20470 del 12/10/2015, Rv. 637505).

6. Per le indicate ragioni va dichiarata l’inammissibilità del ricorso, giacchè rivolto nei confronti di provvedimento non impugnabile. Nulla va disposto con riguardo alle spese del giudizio di legittimità, in mancanza di espletamento di attività difensiva da parte del lavoratore.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 17 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 febbraio 2017

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