Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3054 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2022, (ud. 10/11/2021, dep. 01/02/2022), n.3054

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12011-2016 proposto da:

R.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SUSA 1,

presso lo studio dell’avvocato IDA DI DOMENICA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANGELA BUCCI;

– ricorrente –

contro

A.S.L. 1 AVEZZANO-SULMONA-L’AQUILA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

SUSA 1, presso lo studio dell’avvocato IDA DI DOMENICA,

rappresentata e difesa dall’avvocato ALESSANDRO PICCININI;

– controricorrente –

e contro

AZIENDA U.S.L. DI PESCARA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato DANTE ANGIOLELLI;

– controricorrente –

e contro

A.S.L. 2 LANCIANO-VASTO-CHIETI, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO

CONFALONIERI 1, presso lo studio dell’avvocato MAURO MARCHIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato FELICE RAIMONDI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1130/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 05/11/2015 R.G.N. 48/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/11/2021 dal Consigliere Dott.ssa TRICOMI IRENE;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RITA

SANLORENZO visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8

bis, convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176,

ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d’Appello di L’Aquila, con la sentenza n. 1130 del 2015, ha rigettato l’impugnazione proposta da R.D. nei confronti della ASL 2 Lanciano-Vasto-Chieti, dell’ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e dell’ASL di Pescara, avverso la sentenza emessa tra le parti dal Tribunale di Chieti.

2. Il giudice di primo grado aveva rigettato la domanda con la quale il lavoratore aveva chiesto il riconoscimento dell’anzianità maturata per il servizio prestato in regime di convenzione di cui al dPCM 8 marzo 2001 n. 13961, sul presupposto che detto decreto trovava applicazione esclusivamente per i medici transitati nel ruolo sanitario per effetto dello speciale procedimento di cui al D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8-bis, comma 1, e non per i medici che, come il ricorrente, erano transitati nel ruolo sanitario per effetto di pubblico concorso.

Il Tribunale aveva altresì rigettato la domanda subordinata di condanna al pagamento dell’indennità di esclusività, parametrata al servizio prestato in regime di convenzione, a ciò ostando gli artt. 5 e 12 del CCNL 8 giugno 2000, che tale indennità prevedevano esclusivamente per i rapporti di lavoro subordinato e non anche per quelli in convenzione.

3. Nel rigettare il gravame la Corte d’Appello affermava:

che non rilevava il conseguimento dell’idoneità del D.Lgs. n. 502 del 1992, ex art. 8, comma 1-bis, in quanto il lavoratore non era transitato in ragione di tale idoneità, ma in forza di pubblico concorso, per cui si era recisa la continuità tra rapporto in convenzione e inquadramento;

non poteva riconoscersi l’indennità di esclusività in quanto la stessa, introdotta dal D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15-quater, presuppone un rapporto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato.

Non offrivano validi argomenti a sostegno della domanda del ricorrente il contratto collettivo di interpretazione autentica degli artt. 5 e 12 del CCNL del 2000, intervenuto del D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 64, né la circolare 26 luglio 2000, atteso che il richiamo all’esperienza professionale non escludeva la rilevanza della natura del rapporto;

privo di rilievo era anche il richiamo a rapporti equiparabili a quelli di pubblico impiego ai sensi del D.P.R. n. 761 del 1979, artt. 24,25 e art. 26, comma 1.

La Corte d’Appello affermava altresì che la questione di legittimità costituzionale sollecitata dal R. in ordine al D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, commi 1-bis e 2-bis, non superava il vaglio di rilevanza e di non manifesta infondatezza.

4. Per la cassazione della sentenza d’appello ricorre il lavoratore prospettando due motivi di impugnazione e proponendo una questione di legittimità costituzionale.

5. Resistono con controricorso l’ASL 2 Lanciano-Vasto-Chieti, l’ASL di Pescara e I’ASL 1 Avezzano -Sulmona.

6. La Procura Generale ha chiesto il rigetto del ricorso.

7. L’ASL di Pescara ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, comma 1-bis, introdotto dal D.Lgs. n. 254 del 2000, art. 6, e del D.P.C.M. 8 marzo 2001, articolo unico, errata e carente motivazione (art. 360 c.p.c., n. 3), nonché omesso esame di un punto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., n. 3, recte n. 5,).

Il motivo censura il mancato riconoscimento dell’anzianità maturata come medico convenzionato nel caso di inquadramento nel ruolo sanitario per concorso e successivo conseguimento dell’idoneità per le procedure citato D.Lgs. n. 502 del 1992, ex art. 8.

Il ricorrente, nel richiamare le vicende del proprio rapporto di lavoro con l’amministrazione, lamenta il mancato riconoscimento dell’anzianità maturata durante il rapporto in convenzione, in quanto dopo aver superato il concorso pubblico egli aveva ottenuto l’idoneità di cui al citato D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8: solo per una mera contingenza temporale l’inquadramento non era intervenuto in ragione D.P.C.M. del 2001.

Deduce, poi, l’inconferenza dei principi giurisprudenziali richiamati nella sentenza di appello.

L’ingresso in ruolo aveva preceduto l’entrata in vigore del dPCm del 2001, per cui la situazione di cui all’art. 8 era intervenuta successivamente. Inoltre, nell’assumere servizio presso la ASL nel ruolo della dirigenza medica il ricorrente si era posto in aspettativa come medico di guardia in convenzione, così mantenendo la continuità richiesta dal D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8.

1.1. Il motivo non è fondato.

La Corte d’Appello ha affermato che in ragione della costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato si era venuta a recidere quella continuità del rapporto di impiego su cui è fondata la valutazione dell’anzianità ai fini dell’inquadramento nei ruoli della dirigenza sanitaria del servizio prestato dagli specialisti ambulatoriali medici e delle altre professionalità sanitarie in regime di convenzione ai sensi del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, comma 1-bis, e dal D.P.C.M. n. 13961 del 2001, art. 1.

La Corte d’Appello ha dunque accertato in punto di fatto che si era creata una cesura rispetto al precedente rapporto d’opera professionale, venendo in essere un contratto estintivo e costitutivo di obbligazioni, caratterizzato dalla volontà di far sorgere un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello precedente con nuove ed autonome situazioni giuridiche (cfr. Cass. SU n. 17328 del 2012).

L’accertamento di fatto effettuato dal giudice di secondo grado supera il sindacato di legittimità se, come avvenuto nella specie, è conforme alle disposizioni contenute nell’art. 1230 c.c., commi 1 e 2, e art. 1231 c.c., e se risulta congruamente motivato, atteso che – come afferma la sentenza impugnata – il R. era transitato nel ruolo sanitario per effetto del superamento di un concorso pubblico per esami (si v. anche pag. 2 del ricorso) per dirigente medico e non in base all’opzione ex art. 8, citato, dando così luogo ad una cesura della continuità del rapporto di lavoro che avrebbe costituito, invece, il presupposto per la valutazione dell’anzianità.

Ne’ la prospettazione, da parte del ricorrente, di essersi posto in aspettativa come medico di guardia in convenzione dopo la costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato incide sulla cesura intervenuta tra il rapporto d’opera professionale, privo del requisito della subordinazione, e il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, attesa – in particolare – l’autonomia della costituzione di quest’ultimo rispetto al primo.

2. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta la violazione e falsa applicazione e/o interpretazione del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15-quater, e degli artt. 5 e 12 del CCNL per la dirigenza sanitaria 8 giugno 2000, del Contratto di interpretazione autentica del 12 luglio 2002, nonché della nota ARAN del 28 gennaio 2008, anche sotto forma di vizio di motivazione.

Il motivo censura il mancato riconoscimento dell’indennità di esclusività parametrata al servizio prestato in regime di convenzione.

Quest’ultima, ha affermato il giudice di secondo grado, era stata prevista solo in favore di chi avesse instaurato un rapporto di pubblico impiego a tempo determinato o indeterminato e non in favore di chi avesse effettuato prestazioni in regime di convenzione.

Il contratto collettivo di interpretazione autentica degli artt. 5 e 12 del CCNL del 2000 non avrebbe innovato quanto alla natura del rapporto cui va applicata l’indennità, avendo solo individuato il presupposto per il riconoscimento della stessa nella esperienza professionale maturata, senza soluzione di continuità, presso aziende o enti del Comparto sanità di cui al CCNL del 2 giugno 1998.

Il richiamo alla Circolare del 26 luglio 2000 veniva ritenuto non corretto e l’equiparazione invocata dal ricorrente in base al D.P.R. n. 761 del 1979, artt. 24,25, art. 26, comma 1, risultava infondata in quanto rilevante solo a fini concorsuali.

Lamenta il ricorrente che il giudice di appello ha privilegiato l’interpretazione letterale delle norme che regolano la materia, risultando, invece, non decisiva la valorizzazione delle espressioni letterali, inidonea la locuzione “esperienza professionale” a comprendere anche i rapporti in regime convenzionale ed estraneo l’accordo di interpretazione autentica del 12 luglio 2000 al tema in questione.

Inoltre, prosegue il ricorrente, se sussisteva l’equiparazione ai fini concorsuali, significava che l’equiparazione vi era e quindi ai fini dell’esperienza professionale potevano rilevare anche i rapporti in convenzione.

Il ricorrente illustra, quindi, al punto 2.1. dei motivi (pag. 23 e ssg. del ricorso) una lettura costituzionalmente e comunitariamente orientata degli artt. 5 e 12 del CCNL parte economica dell’area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del 5 maggio 2000, del D.Lgs., n. 502 del 1992, art. 8, comma 2-bis, come richiamato nel dPCM 8 marzo 2001, con la conseguente prospettazione d’una disapplicazione per contrasto con il principio di non discriminazione. Assume il diritto al riconoscimento del servizio prestato in regime convenzionale a fini giuridici ed economici, anche ai sensi di cui agli artt. 3,4,36 e 97 Cost., nonché ai sensi e per gli effetti degli artt. 2099 e 2103 c.c..

Richiama, in particolare, l’art. 41 Cost., la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, la Convenzione OIL, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali adottato a New York nel dicembre 1966, la giurisprudenza costituzionale e della CGUE (tra le altre, sentenze Del Cerro e Rosado Santana) e il principio di non discriminazione contenuto nell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70.

3. Il motivo non è fondato.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare (Cass. n. 27342 del 2017, n. 21001 del 2019) in tema di personale medico inquadrato nei ruoli della dirigenza sanitaria, il D.P.C.M. 8 marzo 2001, art. 1, lett. b), nel prevedere il riconoscimento di “una anzianità di servizio e di esperienza professionale” nell’ambito dell’attività prestata nel Servizio sanitario nazionale, costituisce disposizione di stretta esegesi, limitata ai fini e agli effetti ivi previsti e non estensibile per analogia, sicché il periodo prestato durante il rapporto convenzionale non può essere riconosciuto ai fini della corresponsione dell’indennità di posizione variabile e dell’indennità di esclusività del rapporto di lavoro.

Già in precedenza la giurisprudenza di legittimità (Cass., n. 6015, del 2015) aveva statuito che l’indennità di esclusività, prevista dall’art. 5 del CCNL 8 giugno 2000 per il biennio economico 2000/2001 area Dirigenza medica e veterinaria, e dall’art. 5 dell’affine contratto 8 giugno 2000 relativo all’area della Dirigenza sanitaria, professionale, tecnica e amministrativa del S.S.N., non può essere erogata con riferimento ad una anzianità inclusiva del periodo di servizio in rapporto di convenzione.

In particolare, riguardo alla dirigenza sanitaria (Cass. n. 4060 del 2012), si era già affermato che l’art. 5 del CCNL, relativo al biennio 2000/2001, dell’area della dirigenza sanitaria, professionale, tecnica ed amministrativa, del servizio sanitario nazionale, parte economica, là dove, nel determinare l’indennità di esclusività del rapporto di lavoro dei dirigenti del ruolo sanitario, stabilisce un importo differenziato in relazione alla diversa “esperienza professionale nel servizio sanitario nazionale”, deve essere interpretato come riferito al solo lavoro in regime di subordinazione, esclusi quindi i servizi prestati in rapporto convenzionale.

Infatti, il successivo art. 11, comma 4, lett. b), nel definire la nozione di “esperienza professionale”, impiega una terminologia riferibile esclusivamente ai dipendenti (“anzianità”, “rapporto di lavoro a tempo determinato e indeterminato”, “comparto”) e la finalità dell’istituto, inteso ad incentivare e compensare l’esclusività del rapporto di lavoro col servizio sanitario nazionale, non trova corrispondenza nell’ambito del rapporto convenzionale.

In precedenza (Cass. n. 20581 del 2008), questa Corte aveva già statuito che l’accordo di interpretazione autentica del 12 luglio 2002 del c.c.n.l. 8 giugno 2000 dell’area della dirigenza medica e veterinaria del servizio sanitario nazionale, benché estraneo al comparto sanità e non concernente la nozione contrattuale di “esperienza professionale” dei periodi di lavoro svolti in regime di convenzione anteriormente alla costituzione del rapporto di pubblico impiego, fornisce utili elementi interpretativi autonomamente e direttamente interpretabili dalla Corte di cassazione ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 5, per ricomprendervi le attività maturate nell’ambito dello svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato.

Invero, ai fini della corresponsione dell’indennità di esclusività (regolata dagli artt. 5 e 12 del citato contratto collettivo), considera valida esclusivamente l’esperienza professionale acquisita in qualità di dirigente del servizio sanitario nazionale, senza soluzioni di continuità, presso aziende od enti del comparto sanità di cui al c.c.n.l. 2 giugno 1998.

Conseguentemente, il riferimento all’anzianità “con rapporto di lavoro a tempo determinato ed indeterminato” va riferito esclusivamente al lavoro subordinato, tanto più che il lavoro autonomo convenzionato, pur comportando una esperienza professionale nel settore della sanità, non è compreso nella nozione di “comparto”, che riguarda i contratti collettivi stipulati per la disciplina dei rapporti di lavoro subordinato.

Si era, altresì, precisato (Cass., n. 17661 del 2009) che l’art. 5 del CCNL per la dirigenza medico veterinaria 8 giugno 2000, in collegamento con il successivo art. 12, si interpreta nel senso che l’indennità di esclusività spetta ai dirigenti con l’esperienza professionale minima di cinque anni nel Servizio Sanitario Nazionale, maturata, senza soluzione di continuità, al 31 dicembre 1999, restando esclusa la possibilità di cumulare periodi di servizio non continuativi, pur di durata superiore al minimo contrattuale previsto per beneficiare dell’emolumento.

3.1. In relazione al dedotto contrasto con i principi di parità di trattamento e non discriminazione, e con la Direttiva 1999/70/CEE, anche in ragione della giurisprudenza unionale, occorre ricordare che, come già affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 6294 del 2020), i rapporti in convenzione si differenziano dai rapporti di lavoro subordinato di talché la diversa disciplina non può dar luogo a disparità di trattamento. I rapporti di lavoro dei medici disciplinati dalla L. n. 833 del 1978, art. 48 e dal D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, pur se costituiti in vista dello scopo di soddisfare le finalità istituzionali del Servizio sanitario nazionale, corrispondono a rapporti libero-professionali che si svolgono di norma su un piano di parità, non esercitando l’ente pubblico nei confronti del medico convenzionato alcun potere autoritativo, all’infuori di quello di sorveglianza, né potendo incidere unilateralmente, limitandole o degradandole ad interessi legittimi, sulle posizioni di diritto soggettivo nascenti, per il professionista, dal rapporto di lavoro autonomo.

I rapporti in convenzione non sono equiparabili a quelli di pubblico impiego stante il fondamentale tratto di disomogeneità costituito dall’assenza del requisito della subordinazione, il che li assoggetta a un regime giuridico completamente differenziato, ancorché sottoposto alla giurisdizione ordinaria; non è dunque applicabile nemmeno la disciplina, nazionale ed unionale, del rapporto a tempo determinato, sicché le censure del ricorrente non appaiono pertinenti.

4. Il ricorrente prospetta, infine, una questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, commi 1-bis e 2-bis, e della L. n. 449 del 1997, art. 34, per contrasto con gli artt. 3,4,11,36,97 e 117 Cost., e del principio di ragionevolezza, nella parte in cui escludono dal servizio prestato in regime convenzionale, al fine dell’attribuzione del trattamento giuridico ed economico, i medici che sono stati inquadrati nei ruoli del SSN in forza di un pubblico concorso.

5. La questione, ancor prima del vaglio di rilevanza, non supera il vaglio della non manifesta infondatezza, non ravvisandosi contrasto con i principi costituzionali.

Le disposizioni in questione, infatti, disciplinano una specifica fattispecie, in sede di prima applicazione, caratterizzata dall’inquadramento a domanda nel ruolo sanitario dei medici in convenzione titolari dei requisiti richiesti, con procedura – che esula dal pubblico concorso – connessa all’esigenza che aree di attività della emergenza territoriale e della medicina dei servizi richiedono, per migliorare i servizi, l’instaurarsi di un rapporto d’impiego.

Quindi, è alla peculiare modalità di inquadramento nel ruolo sanitario che si riconnette la previsione di cui all’art. 8 cit. (che disciplina la posizione di coloro che di tale inquadramento hanno usufruito) e non alla mera titolarità di un rapporto in convenzione.

In altre parole, escludendo l’oggettivo rilievo della modalità di accesso al ruolo sanitario, in sostanza per cumulare le anzianità maturate il ricorrente suggerisce un’equiparazione tra il rapporto in convenzione e quello di lavoro subordinato.

Ma, come questa Corte ha già affermato (Cass. n. 20581 del 2008), in materia di medici convenzionati va escluso che nell’ordinamento sia rinvenibile un principio generale, ancorché di settore, di assimilazione delle prestazioni svolte presso enti sanitari dai medici in base a convenzioni, L. n. 833 del 1978, ex art. 48, a quelle rientranti nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, attesa l’assenza nei rapporti d’opera professionale (pur caratterizzati da collaborazione coordinata e continuativa) del requisito della subordinazione.

Un’assimilazione del genere avrebbe carattere eccezionale, come tale insuscettibile di essere estesa al di fuori dei casi considerati.

Conseguentemente, il D.P.C.M. 8 marzo 2001 – che individua i criteri per la valutazione, ai fini dell’inquadramento nei ruoli della dirigenza sanitaria, del servizio prestato dagli specialisti ambulatoriali – nel trovare la propria fonte primaria nel D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 8, comma 8, nonché nel successivo atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi della L. n. 59 del 1997, art. 8, può applicarsi esclusivamente al personale convenzionato inquadrato nella qualifica di dirigente del servizio sanitario nazionale ai sensi della L. n. 449 del 1997, art. 34.

Non può, invece, estendersi ai dirigenti sanitari in genere, già in rapporto di impiego, che vantino servizi convenzionali svoltisi anteriormente all’assunzione.

6. Il ricorso deve, quindi, essere rigettato.

7. In ragione delle questioni trattate sussistono le condizioni per la compensazione tra le parti delle spese del presente giudizio di legittimità.

8. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto, per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto, per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA