Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3053 del 06/02/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 06/02/2017, (ud. 16/11/2016, dep.06/02/2017),  n. 3053

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9239-2011 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati ELISABETTA LANZETTA, LUCIA POLICASTRO, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

L.R. C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e

difesa dall’Avvocato LIVIO BONAZZI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1161/2010 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 10/01/2011 R.G.N. 1403/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/11/2016 dal Consigliere Dott. ROBERTO RIVERSO;

udito l’Avvocato POLICASTRO LUCIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA MARIO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza n.1161/2010 la Corte d’Appello di Torino respingeva l’appello dell’INPS contro la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Torino aveva condannato l’Istituto a restituire a L.R., dipendente dell’INPS iscritta al Fondo integrativo di Previdenza gestito dall’Ente, le somme trattenute mensilmente sulla sua retribuzione a titolo di contributo di solidarietà L. n. 144 del 1999, ex art. 64, comma 5.

A fondamento della pronuncia la Corte d’Appello sosteneva che l’appello principale dell’INPS fosse infondato alla luce della più corretta interpretazione della norma confermata anche in sede di legittimità (Cass. 1256/1999).

Avverso detta sentenza l’INPS ha proposto ricorso per cassazione articolato su un unico motivo, al quale ha resistito con controricorso L.R..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso l’INPS censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) in quanto la Corte territoriale non aveva pronunciato, come già il giudice di primo grado, sull’eccezione di prescrizione delle somme dovute per il periodo antecedente al 23.7.2004 tempestivamente sollevata in primo grado dall’istituto; talchè, pur riportando la relativa istanza nelle conclusioni dell’atto d’appello trascritte in sentenza, la Corte torinese aveva identificato l’oggetto dell’appello nella sola questione relativa all’illegittimità della trattenuta operata a titolo di contributo di solidarietà, per non essere il contributo applicabile sui trattamenti pensionistici integrativi non ancora erogati.

2. Il motivo è fondato. Risulta infatti documentato che l’INPS avesse chiesto, in subordine, nell’atto di appello di dichiarare prescritto il diritto della ricorrente alla restituzione delle somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà per il periodo precedente al 23.7.2004; ossia per il periodo di prescrizione precedente il quinquennio decorrente dal deposito del ricorso giudiziario, avvenuto il 23.07.2009. Nell’atto di appello l’INPS lamentava pure di aver svolto la medesima eccezione di prescrizione in primo grado, aggiungendo che non fossero stati compiuti atti interruttivi, senza però ricevere risposta neppure dal Tribunale di Torino.

3. E’ pertanto evidente la sussistenza del vizio denunziato in ricorso, a prescindere dal fatto che la violazione della norma processuale è stata prospettata sotto il profilo della violazione di legge, anzichè sotto il profilo dell'”error in procedendo” di cui all’ipotesi del n. 4 c.p.c. (Sentenza n. 19882 del 29/08/2013). Ne consegue la nullità della sentenza per la violazione dell’art. 112 c.p.c. il quale impone al giudice di decidere su ogni domanda ed eccezione proposta dalle parti.

4. Nè può rilevare in senso contrario quanto sostenuto dal controricorrente il quale osserva che i giudici di merito abbiano invece fatto buon governo sulle norme della prescrizione visti i documenti prodotti (quasi che essi abbiano deciso sulla stessa eccezione disattendendola); e ciò alla luce di un verbale di conciliazione del 6.10.2004 che darebbe atto della presenza del rappresentante dell’INPS davanti alla Direzione provinciale del Lavoro; e degli effetti interruttivi che debbono annettersi, secondo il D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 65 e 66 e art. 410 c.p.c., previgenti, alla comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione (necessariamente preesistente caso in esame, data la presenza dell’INPS alla riunione).

5. In realtà, aldilà della mancata riproduzione integrale dello stesso documento nel controricorso (al quale pure si applicano i principi di autosufficienza del ricorso per cassazione), non sussiste alcuna ragione logica o giuridica per ritenere giustificata una simile tesi; in quanto non vi è nella sentenza impugnata alcuna affermazione, diretta o indiretta, da cui possa desumersi che la Corte abbia deciso nel merito l’eccezione di prescrizione, neppure attraverso l’affermazione di un fatto che necessariamente presupponga la stessa decisione.

6. In ogni caso la ritualità, l’esistenza e la rilevanza del verbale richiamato a fondamento della controeccezione d’interruzione della prescrizione implicano la necessità di ulteriori accertamenti di fatto e configurano una questione di merito che dovrà essere affrontata e decisa dal giudice del rinvio competente a decidere sulla stessa eccezione di prescrizione.

7. La sentenza impugnata va quindi cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio della causa al giudice di merito indicato nel dispositivo. Il giudice di rinvio provvederà altresì alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Torino, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 febbraio 2017

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