Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3053 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 01/02/2022), n.3053

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6907-2020 proposto da:

U.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO MAIORANA, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 7649/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/12/2019 R.G.N. 2599/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Consigliere Dott.ssa PAGETTA ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di appello di Roma ha respinto la impugnazione di U.U., cittadino della Nigeria, avverso l’ordinanza del Tribunale, di rigetto della domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. dallo storico di lite della sentenza impugnata si evince che l’ U. aveva motivato l’allontanamento dal paese di origine facendo riferimento alle conseguenze connesse al ferimento, per errore, di un giovane del villaggio, poi deceduto, ferimento avvenuto mentre egli insieme ad altre persone svolgeva attività di vigilanza presso il villaggio medesimo; per questo era stato arrestato dalla Polizia e poi rilasciato; in seguito alla morte della moglie del giovane assassinato il capo villaggio gli aveva consigliato di allontanarsi per cui era partito con la moglie ed una delle figlie ed alla fine aveva raggiunto la Libia dove aveva trovato lavoro presso una ditta di costruzioni; il quartiere dove abitava a Tripoli era stato tuttavia completamente distrutto dal fuoco in seguito a scontri tra milizie di opposte fazioni e la moglie era risultata dispersa; era quindi tornato più volte in Nigeria sperando che si fosse colà rifugiata ma, minacciato di morte dal suocero, si era di nuovo allontanato tornando in Libia da dove si era imbarcato per l’Italia;

3. la Corte di appello, premesso che il giudice di prime cure non aveva escluso la credibilità del richiedente ma ritenuto che le dichiarazioni rese non giustificavano alcun tipo di protezione, ha convenuto con il fatto che il timore posto a fondamento della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato costituiva un mero convincimento soggettivo del richiedente in quanto egli stesso aveva affermato di essersi più volte recato in patria alla ricerca della moglie per cui era da escludere il pericolo per la sua incolumità; ha escluso quindi i presupposti per la protezione umanitaria evidenziando che la documentazione relativa alla patologia sofferta era risalente nel tempo e che l’interessato non aveva allegato l’eventuale piano terapeutico dal quale poter desumere se e quale terapia era eventualmente in atto onde poter verificare la necessità di cure non effettuabili nel paese di origine;

4. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso M.A. sulla base di cinque motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea, cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva;

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce nullità della sentenza di appello per omessa/apparente motivazione e omessa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3; censura la sentenza impugnata per non avere motivato in merito al rigetto della protezione sussidiaria e umanitaria, omettendo in particolare di prendere in considerazione le condizioni socio politiche della Nigeria;

2. con il secondo motivo deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti rappresentato dalla condizione di pericolosità e dalla situazione di violenza generalizzata presente in Nigeria; in questa prospettiva denunzia che era mancata la verifica delle condizioni per la concessione per la protezione sussidiaria;

3. con il terzo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 e dell’art. 10 Cost. in relazione al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria;

4. con il quarto motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonché difetto di motivazione e travisamento dei fatti dolendosi della assoluta carenza di istruttoria relativa alla condizione del paese di origine;

5. con il quinto motivo deduce: omessa/erronea valutazione dell’applicabilità della protezione umanitaria D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6, omessa applicazione dell’art. 10 Cost., omessa verifica dei presupposti della protezione umanitaria alla luce della necessaria comparazione tra la condizione raggiunta in Italia e quella del paese di provenienza e omesso esame delle fonti sulla situazione socio economica del paese e sulla condizione dei diritti umani in Nigeria;

6. il ricorso è meritevole di accoglimento per quanto di ragione;

6.1. secondo un principio consolidato di questa Corte, in materia di protezione internazionale, il giudice del merito è tenuto ad esaminare la possibilità di riconoscere una delle forme di protezione previste dalla legge, qualora i fatti storici allegati risultino pertinenti, a prescindere dalle istanze formulate dalla parte, trattandosi di giudizi relativi a domanda autodeterminata, avente ad oggetto diritti fondamentali, in relazione alla quale non ha importanza l’indicazione precisa del “nomen iuris” del tipo di protezione invocata, ma esclusivamente la prospettazione di situazioni concrete che consentano di configurare lo “status” di rifugiato o la protezione sussidiaria. Non rileva, di conseguenza, l’espressa limitazione della domanda ad alcune soltanto delle modalità di protezione possibili, poiché tale limitazione non può assumere il significato di una rinuncia tacita alla protezione non richiesta, quando i fatti esposti nell’atto introduttivo siano rilevanti rispetto alla fattispecie non espressamente invocata (Cass. n. 38095/2021Cass. n. 8819/2020);

6.2. a tanto consegue che a prescindere dalla formale deduzione di uno specifico motivo di gravame attinente alla protezione D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14 la Corte di merito non poteva del tutto pretermettere, come in concreto avvenuto, la verifica, alla stregua delle complessive allegazioni del richiedente, dei presupposti di tale tipo di protezione ed in particolare, con specifico riferimento all’ipotesi di cui al citato D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), omettere l’acquisizione di informazioni tratte da fonti qualificate attendibili ed attuali, relative alla condizione complessiva del paese di origine del richiedente ed all’eventuale pericolo, in caso di rientro, di esposizione ad una situazione di violenza generalizzata per effetto di conflitto armato;

6.3. in base alle considerazioni che precedono si impone quindi la cassazione della decisione per un riesame della fattispecie alla luce del principio richiamato; restano assorbite le ulteriori censure articolate, in particolare in tema di condizioni per la protezione umanitaria, che è stata, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso per cassazione, espressamente presa in considerazione dalla Corte di merito;

7. al giudice del rinvio è demandato il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di cassazione alla Corte di appello di Roma in diversa compensazione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

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