Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30522 del 23/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 23/11/2018), n.30522

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15245-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

M.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3135/22/2016 della COMMISSIONE TRIBTUARIA

REGIONALE di RARI SEZIONE DISTACCATA di LECCE, depositata il

14/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2018 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a due motivi, nei cui confronti il contribuente non ha spiegato difese scritte, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR della Puglia, sezione di Lecce, relativa a un avviso di accertamento L. n. 311 del 2004, ex art. 1, comma 335, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa in una delle cosiddette “microzone 1 e 2 del Comune di Lecce”. Per gli immobili ubicati nelle indicate microzone, essendo sensibilmente mutato il rapporto tra il valore medio di mercato (ai sensi del D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138), e il corrispondente valore medio catastale, era stata effettuata una revisione parziale del classamento ai fini dell’applicazione dell’ICI. In particolare la CTR ha ritenuto l’avviso impugnato privo di adeguata motivazione.

Con un primo motivo, l’Agenzia delle Entrate deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, la violazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, trattandosi di norma a carattere speciale, volta a un aumento delle rendite in microzone autonome (revisione generalizzata), che, con procedura massiva di revisione parziale dei classamenti delle unità immobiliari urbane, tende a sopperire al mancato aggiornamento delle predette rendite catastali, attenuando le sperequazioni fiscali all’interno di uno stesso comune. Poichè, pertanto, non si tratterebbe di una revisione puntuale del singolo classamento, ma di un nano-no delle rendite catastà in microzone anomale, la revisione catastale e la perequazione avviene indistintamente nei confronti di tutti gli immobili presenti nella microzona, laddove si verifichi lo scostamento nella percentuale significativa fissata dal legislatore.

Con un secondo motivo, l’Agenzia delle Entrate deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la C.T.R. sospeso il processo, in attesa della decisione del giudice amministrativo sulla legittimità degli atti amministrativi generali relativi alle microzone comunali.

Il primo motivo, pone la questione relativa al contenuto motivazionale minimo necessario per rendere adeguato a parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa la revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali cd. anomale, ed è infondato.

Infatti, come hanno chiarito le sezioni unite (Cass., sez. un., 18/04/2016, n. 7665, p. 11), quando si procede all’attribuzione di ufficio di un nuovo classamento ad un’unita immobiliare a destinazione ordinaria, l’Agenzia competente deve specificare se il mutamento è dovuto a una risistemazione dei parametri relativi alla microzona in cui si colloca l’unita immobiliare e, nel caso, indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri relativi alla microzona, a seguito di significativi e concreti miglioramenti del contesto urbano (…), trattandosi di uno dei possibili presupposti del riclassamento (…). In particolare, quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, ne la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la determinazione direttoriale del 16/02/2005 (G.U. n. 40 del 18/02/2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Nello specifico, l’intervento e possibile nelle microzone “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato (…1 e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali” (comma 335).

Per il D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 2, comma 1, la microzona è una porzione del territorio comunale, spesso coincidente con l’intero

Comune, che presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socioeconomici, nonchè nella dotazione dei servizi e infrastrutture urbane; in ciascuna microzona le unità immobiliari sono uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti. Questo insieme di disposizioni ribadisce e presuppone che il singolo classamento debba avvenire mediante l’utilizzo e la modifica del reticolo di microzone, avente portata generale in ambito comunale. Si tratta di atti amministrativi, non dissimili da altri di valenza urbanistica e di natura pianificatoria o programmatoria per la P.A., essendo volti a risolvere specifici problemi tecnico-estimativi posti in astratto dall’ordinamento fiscale e destinati ad operare nei confronti di una generalità indeterminata di destinatari, individuabili solo ex post.

Sul punto la Corte delle Leggi, nel convalidare la legittimità del peculiare strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, (C. cost., 01/12/2017, n. 249), afferma che la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 non presenta profili d’irragionevolezza. La decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, tanto che il fattore posizionale già costituisce una delle voci prese in considerazione dal sistema catastale in generale. Può quindi ritenersi non irragionevole che l’accertamento di una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona abbia una ricaduta sulla rendita catastale. Il conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di una accresciuta capacita contributiva, e volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo (57.2). Peraltro la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento (57.3). Dunque, i requisiti primi dell’atto di accertamento, laddove esso tragga impulso da una cd “verifica per microzone” secondo la previsione del comma 335, sono costituiti dalla determinazione del direttore dell’Agenzia del territorio di cui al successivo comma 339, dalla richiesta del Comune dalla quale il potere di rettifica ha tratto impulso e dai dati essenziali del procedimento estimativo delineato dal ridetto comma 335 e dalle citate fonti normative integrative (valore medio di mercato della singola microzona, valore catastale dalle citate fonti normative integrative (valore medio di mercato della singola microzona, valore catastale medio delle medesima microzona e rapporto tra i due valori; valore medio di mercato dell’insieme delle microzone comunali, valore catastale medio dell’insieme delle microzone comunali e relativo rapporto tra i due valori; scostamento tra i due valori di rapporto; cfr., per una parziale disamina, Cass., sez. trib., 19/10/2016, n. 21176).

Il tenore dell’atto impugnato, per come sommariamente riassunto nella sentenza d’appello e negli scritti difensivi (ovvero risultante nell’incarto processuale acquisito con ordinanza interlocutoria), non risponde affatto proprio a quei requisiti primi e indefettibili sopra indicati, laddove nella specie mancano, finanche graficamente, proprio quei dati primigeni ed essenziali del peculiare procedimento valutativo delineato dal comma 335 e dalle fonti normative integrative, apprestandosi da parte del fisco un compendio motivazionale affidato a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi. Il che dà luogo a una motivazione sostanzialmente figurativa e praticamente apparente, che, nel caso specifico, non può nemmeno essere etero-integrata con riferimento ad elementi resi comunque disponibili ovvero conoscibili (L 07 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3), attesa la lacomcità della presupposta Det. Dirett. del 28 novembre 2010 (G.U., n. 286 del 07 dicembre 2010; v. della L. finanziaria 2008, art. 1, comma 361). Il vizio motivazionale dell’atto impugnato e, dunque, genetico e di per se stesso di graviti tale da invalidarlo nella sua interezza.

Peraltro, pur sotto altra prospettiva ermeneutica, non sono mancati recenti caveat sulla necessità di riscontri estimativi individualizzanti quando si procede all’attribuzione d’ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare: riscontri, questi ultimi, ovviamente e pacificamente mancanti nell’atto impugnato, essendo esso addirittura carente dei requisiti primari (v. Cass., sez. 6-5, 03/07/2018, n. 17413; conf. Cass., sez. trib., 29/09/2017, n. 22900).

Il secondo motivo – riguardante l’asserita pregiudizialità del giudizio pendente dinanzi al Consiglio di Stato sull’appello avverso la sentenza del giudice amministrativo, che ha annullato i presupposti atti amministrativi generali (T.a.r. Puglia, sez. Lecce, 11/07/2013, n. 1621) – e logicamente e giuridicamente irrilevante, attesa l’invalidità del nuovo classamento per irrimediabile vizio genetico di motivazione. La mancata predisposizione di difese scritte da parte del contribuente, esonera il Collegio dal provvedere sulle spese..

Poichè l’ufficio ricorrente è un’amministrazione dello Stato, non paga il doppio del contributo unificato (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714; Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione:

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, alla Camera di consiglio, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2018

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