Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30492 del 19/12/2017


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 30492 Anno 2017
Presidente: AMBROSIO ANNAMARIA
Relatore: BISOGNI GIACINTO

Rep.
ORDINANZA
C.C. 13/06/17

sul ricorso proposto da
Raffaella, Ferruccio e Antonio PIZZOLA e Onelia FERRARI,
elettivamente domiciliati in Roma, via Giangiacomo Porro 8,
presso

lo

studio

dell’avv.

Simona

Capriolo

([email protected] ), dalla quale sono
rappresentati e difesi unitamente all’avv. Paolo Righini
([email protected] ), giusta procura speciale
a margine del ricorso, con dichiarazione di voler ricevere le
comunicazioni ex art. 176 c.p.c. al telefax n. 0521/204045;
– ricorrenti nei confronti di
CREDITO EMILIANO s.p.a., elettivamente domiciliato in
Roma, via Nazionale 204, presso lo studio dell’avv. Luca
Zitiello ([email protected] ), dal quale è

C ,C) o_ C , ì

Data pubblicazione: 19/12/2017

rappresentato e difeso, giusta procura speciale a margine
del controricorso;
– controricorrente avverso la sentenza n. 1276/12 della Corte di appello di
Bologna, emessa il 5 giugno 2012 e depositata il 17

Rilevato che
1. Raffaella e Aldo Pizzola hanno convenuto davanti al
Tribunale di Parma, con atto di citazione del 26
aprile 2006, la s.p.a. Credito Emiliano (CREDEM
s.p.a.) per sentir dichiarare la nullità degli ordini
conferiti alla banca fra il 1 agosto 2000 e il 14
marzo 2001 per l’acquisto di obbligazioni CIRIO Lux
a scadenza 2003. A sostegno della domanda hanno
addotto la violazione degli obblighi gravanti sulla
banca di acquisire adeguate informazioni sulla loro
situazione patrimoniale e propensione al rischio e di
rappresentare l’inadeguatezza delle operazioni in
questione, sia perché aventi ad oggetto obbligazioni
emesse all’estero e da acquistare fuori dai mercati
regolamentati e, come tali, non soggette all’obbligo
di prospetto informativo e destinate esclusivamente
a investitori professionali, sia perché costituenti un
impiego delle loro risorse finanziarie incoerente

2

settembre 2012, n. R.G. 496/08;

rispetto

ai

loro

obiettivi

di

investimento

caratterizzati dalla realizzazione di impieghi
redditizi ma nello stesso tempo sicuri. Hanno
rilevato altresì che la banca non aveva segnalato la
sua posizione di conflitto di interessi pur

diretta e in presenza di esposizione debitoria
dell’emittente Cirio nei confronti della
intermediaria. Gli attori hanno chiesto in subordine
l’annullamento degli ordini di acquisto ai sensi degli
artt. 1394 e 1395 c.c. con restituzione del capitale
investito, pari a 208.037,98 euro, ovvero, in
ulteriore subordine, la condanna della banca al
risarcimento del danno quantificato nella stessa
somma in ragione della perdita dell’investimento a
seguito del default dell’intero gruppo Cirio.
2. Si è costituita la banca convenuta e ha contestato
le domande rilevando di aver consegnato, in
occasione dei tre ordini di acquisto, il documento
sui rischi generali degli investimenti in strumenti
finanziari previsto dall’art. 28 lett. b) del
regolamento CONSOB n. 11522/1998, e di aver
raccolto le informazioni relative al profilo degli
investitori i quali avevano ripetutamente dichiarato
di avere una buona esperienza in materia di
3

trattandosi di operazioni effettuate in contropartita

investimenti in strumenti finanziari e una elevata
disponibilità al rischio al fine di conseguire elevati
rendimenti con l’acquisto di obbligazioni. CREDEM
ha contestato che gli investimenti in obbligazioni
Cirio Lux potessero all’epoca ritenersi inadeguati al

periodo ottobre 2000 – marzo 2001, il titolo aveva
avuto un buon apprezzamento da parte del mercato
mentre non erano affatto disponibili informazioni
idonee a far prevedere il futuro default del gruppo
Cirio. La banca ha affermato l’insussistenza della
pretesa situazione di conflitto di interessi, in
ragione della modesta esposizione debitoria del
gruppo Cirio nei confronti di CREDEM, e ha
contestato l’asserita violazione della normativa in
materia di negoziazioni eseguite fuori dai mercati
regolamentati. Ha chiesto pertanto il rigetto delle
domande e, in via riconvenzionale, la condanna
degli attori alla restituzione dei titoli e delle somme
percepite a seguito dei predetti ordini di acquisto
del 1 agosto e 8 novembre 2000 e del 5 giugno
2001 (i Pizzola avevano infatti incassato cedole pari
a 24.600,89 euro; e ottenuto, in data 3 marzo
2006, un rimborso parziale dell’investimento pari a
12.031,89 euro).
4

descritto profilo degli investitori dato che, nel

3. Il Tribunale di Parma, con sentenza n. 2319/2007,
ha accolto la domanda risarcitoria e condannato
CREDEM s.p.a. al pagamento della somma di
171.405,29 euro (pari al capitale investito detratte
le somme percepite). Ha respinto la domanda

ha rilevato che non risultava la prospettazione, al
momento dell’investimento,

della situazione di

conflitto di interesse a carico di CREDEM come pure
della natura e rischiosità dei titoli Cirio, emessi a
favore di investitori professionali sulla borsa di
Lussemburgo, privi pertanto di

rating

e non

soggetti all’obbligo di prospetto informativo. Il
Tribunale ha ravvisato quindi la violazione degli
artt. 27 e 29 del regolamento CONSOB n. 11522/98
che, nelle ipotesi predette, vietano la negoziazione
in situazione di conflitto di interesse e direttamente
alla clientela retail se non a seguito dell’osservanza
delle specifiche condizioni imposte dalle norme che,
in particolare, richiedono la previa informazione dei
clienti e la sottoscrizione degli ordini solo con
l’assunzione della responsabilità per la ricorrenza
delle condizioni ostative.
4. Ha proposto appello CREDEM s.p.a. insistendo nella
richiesta di rigetto delle domande attoree e
5

riconvenzionale di restituzione dei titoli. Il Tribunale

nell’accoglimento della riconvenzionale.
5. Si sono costituiti Raffaella, Ferruccio e Antonio
Pizzola e Ornella Ferrari in seguito all’intervenuto
decesso di Aldo Pizzola e hanno chiesto il rigetto
dell’appello, “previo, occorrendo, accoglimento

di nullità del contratto ai sensi degli artt. 94-101
del decreto legislativo n. 58/1998”.
6. La Corte di appello di Bologna, con sentenza n.
1276/2012, ha accolto il gravame e respinto le
domande proposte nei confronti di CREDEM s.p.a.
Ha rilevato preliminarmente la formazione del
giudicato sul rigetto delle domande di nullità e
annullamento dei contratti di investimento non
avendo i Pizzola, vincitori in primo grado
limitatamente alla domanda risarcitoria formulata in
via subordinata, proposto rituale appello incidentale
sulle predette domande e non avendo altresì
riproposto le domande di accertamento del conflitto
di interesse, per essersi trattato di operazioni in
contropartita diretta, e di accertamento della
violazione degli obblighi connessi alla negoziazione
di valori mobiliari in mercati non regolamentati. La
Corte di appello ha peraltro escluso la dedotta
ricorrenza del conflitto di interesse per effetto
6

dell’appello incidentale relativamente alla domanda

dell’esposizione debitoria dell’emittente rilevando la
necessità della prova della contemporaneità del
rapporto di finanziamento rispetto alla negoziazione
dei titoli emessi dal soggetto finanziato e ha
rilevato altresì che le operazioni di vendita dei titoli

secondario e cioè dopo la fase di collocamento dei
titoli quando ormai l’emittente aveva incassato la
contropartita dei titoli in sede di sottoscrizione del
prestito obbligazionario da parte degli investitori
istituzionali e quando la creditrice CREDEM non
aveva più alcun interesse, sia pure indiretto, alla
attribuzione del rischio dell’emissione
obbligazionaria sugli investitori. Quanto alle altre
violazioni degli obblighi informativi la Corte di
appello ha ritenuto che la compiuta attività di
informazione, descritta nella comparsa di risposta,
oltre a doversi considerare pacifica, ex art. 10
comma 2 bis del decreto legislativo n. 5/2003, – in
quanto gli attori Pizzola non avevano replicato alla
comparsa di costituzione e risposta di CREDEM e
avevano notificato direttamente l’istanza di
fissazione di udienza ex art. 8, comma 1, lett. a)
del decreto legislativo n. 5/2003, senza avvalersi
della facoltà di replica di cui all’art. 6 del d.lgs. n.
7

furono poste in essere in fase di mercato

5/03 – doveva comunque ritenersi provata sulla
base dell’espletata istruttoria che aveva consentito
di acquisire, oltre alla documentazione menzionata
nella comparsa di costituzione della banca, le
dichiarazioni dei Pizzola sulla propria propensione al

acquisizione di strumenti finanziari speculativi
nonché la deposizione testimoniale del funzionario
CREDEM che aveva assistito i Pizzola nell’acquisto
dei titoli specificamente richiesti dagli acquirenti. La
Corte distrettuale ha inoltre rilevato che i titoli in
questione avevano già acquisito, al momento della
negoziazione con i Pizzola, una valutazione positiva
sui mercati anche in relazione all’apparente solidità
finanziaria del gruppo Cirio mentre in realtà erano
già in atto falsificazioni dei bilanci e occulte
distrazioni di fondi che solo in epoca successiva
furono percepite all’esterno del gruppo anche da
parte degli investitori professionali e delle autorità
di controllo del mercato. Ha ritenuto pertanto la
Corte di appello che i bonds Cirio Lux, pur essendo
un prodotto finanziario speculativo, costituivano un
tipo di investimento sicuramente in linea con il
profilo di rischio dichiarato alla banca dai Pizzola
che trovava conferma in altri investimenti di natura
8

rischio e sulla conoscenza e precedente

non meramente conservativa già posti in essere nel
rapporto di negoziazione con CREDEM. La Corte
bolognese ha infine escluso la violazione delle
norme invocate dai Pizzola con riferimento
all’assenza di

rating

ovvero all’inesistenza

considerarsi non ostative alla vendita

retail sui

mercati secondari se priva delle caratteristiche della
sollecitazione al pubblico o dell’offerta pubblica
indiretta come dovevano ritenersi le specifiche
negoziazioni intercorse fra le parti sui titoli Cirio
Lux.
7. Contro la decisione della Corte di appello ricorrono
per cassazione Raffaella, Ferruccio e Antonio
Pizzola e Ornella Ferrari proponendo quattro motivi
di ricorso.
8. Si difende con controricorso il Credito Italiano s.p.a.
ed eccepisce preliminarmente la inammissibilità del
ricorso che ritiene diretto a ottenere una riedizione
del giudizio di merito e a prospettare difetti
motivazionali non riferibili alla attuale formulazione
dell’art. 360 n. 5 c.p.c.
9. Le parti depositano memorie difensive.
Ritenuto che
10.

Con il primo motivo di ricorso si deduce la
9

dell’obbligo di prospetto informativo condizioni da

violazione dell’art. 10 bis del decreto legislativo n.
5/2003. I ricorrenti censurano la decisione della
Corte distrettuale perché non ha rilevato come il
corretto adempimento degli obblighi informativi
rivendicato da CREDEM sia stato contestato dagli

11.

Il motivo è infondato perché la Corte di appello
ha ritenuto rilevante la mancata contestazione, nei

tempi di cui all’art. 6 del decreto legislativo n.
5/2003, ai fini della considerazione come pacifica
dell’attività informativa descritta nella comparsa di
costituzione di CREDEM non anche ai fini della sua
valutazione ai fini della corretta esecuzione degli
obblighi informativi. In questa prospettiva non è
contestato né il contenuto della documentazione
allegata alla comparsa di risposta né la consegna ai
Pizzola, al momento della negoziazione, così come
non è contestata la sottoscrizione delle schede
informative da parte degli odierni ricorrenti. Resta
invece ovviamente aperta la questione della
valutazione sulla idoneità della condotta della banca
ai fini dell’ adempimento ai propri obblighi
informativi. Ma sul punto la Corte di appello ha
fornito una ampia motivazione basata sulle
acquisizioni istruttorie e sulle circostanze notorie
lo

odierni ricorrenti.

relative alla vicenda Cirio.
12.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce la
violazione dell’art. 23 T.U.F. e degli artt. 2697 e
1176 comma 2 c.c. Secondo i ricorrenti la Corte di
appello ha violato la normativa generale e specifica

intermediari una prova specifica a loro carico circa
la diligenza prestata nelle negoziazioni con i clienti
ai fini di una loro corretta e esaustiva informazione.
13.

Il motivo è infondato. La Corte di appello ha
infatti

deciso

conformemente

a

quanto

ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di
legittimità in ordine alla ripartizione dell’onere della
prova e cioè che la prova dell’adempimento degli
obblighi informativi grava sull’intermediario. Si
veda in particolare Cass. civ. sez. I n. 810 del 19

gennaio 2016 e Cass. civ. sez. I ord. n. 14884 del
15 giugno 2017

secondo cui, in tema di

intermediazione finanziaria, anche quando la
diffusione di strumenti finanziari avvenga mediante
la

prestazione

individuale

di

“servizi

di

investimento”, di cui all’art. 1, comma 5, del d.lgs.
n. 58 del 1998, cioè mediante attività di
negoziazione, ricezione e trasmissione di ordini, a
condizioni diverse a seconda dell’acquirente e del
11

in tema di onere della prova che impone agli

momento in cui l’operazione è eseguita, la tutela
del cliente è comunque affidata all’adempimento,
da parte dell’intermediario, di obblighi informativi
specifici e personalizzati, ai sensi degli artt. 21 del
citato d.lgs. n. 58 del 1998 e 26 e ss. del reg.

temporis”. Laddove invece la prova del danno e del
nesso causale con l’ inadempimento degli obblighi
informativi grava sull’investitore ma può essere
fornita anche sulla base di presunzioni (cfr. Cass.
civ. sez. I n. 810 del 19 gennaio 2016). La Corte di
appello si è attenuta a questi principi e ha ritenuto
che l’attività istruttoria espletata su impulso della
CREDEM sia stata idonea a dimostrare il corretto
assolvimento degli obblighi gravanti sulla
intermediaria.
14. Con il terzo motivo di ricorso si deduce la
violazione dell’art. 21 T.U.F. e degli artt. 26 e 28
del regolamento CONSOB n. 11522/1998. I
ricorrenti censurano la decisione di appello perché
ha completamente ignorato i contenuti reali della
vicenda che ha portato al default Cirio e che ha
visto le banche imporre una sorta di
autoliquidazione finalizzata a garantire il rientro dai
prestiti già concessi al gruppo societario di cui
12

Consob n. 11522 del 1998, applicabili “ratione

evidentemente conoscevano già lo stato di dissesto.
In tale quadro i ricorrenti ritengono immotivato il
rilievo attribuito alla deposizione del dipendente
CREDEM che aveva assistito i Pizzola nella
negoziazione. Inoltre i ricorrenti affermano che le

rischio non trovano nella realtà alcun riscontro nelle
precedenti e contestuali negoziazioni e ancor meno
nelle loro caratteristiche soggettive di risparmiatori.
15. Con il quarto motivo di ricorso si deduce la
violazione degli artt. 1175 e 1176 comma 2,
dell’art. 29 del regolamento CONSOB n. 11522/98
nonché la illogicità e contraddittorietà della
motivazione. I ricorrenti fanno rilevare che la scelta
di investire in titoli legati a Euribor e la ripartizione
del loro portafogli finanziario smentiscono le loro
dichiarazioni sulla propensione al rischio.
Sostengono che la responsabilità di CREDEM deve
essere valutata nel quadro delle norme sulla
responsabilità contrattuale e specificamente sulla
diligenza nell’adempimento e rilevano che solo da
un punto di vista formale può ritenersi che la banca
abbia fornito la prova di un puntuale adempimento
dei suoi obblighi informativi. In tal senso i ricorrenti
fanno ampio riferimento all’evoluzione della
13

dichiarazioni attinenti alla loro propensione al

disciplina di settore e specificamente alla direttiva
MIFID.
16. I due motivi che possono essere esaminati
congiuntamente appaiono inammissibili, prima
ancora che infondati, perché sono intesi

di merito a quella compiuta dai giudici di appello.
Dal punto di vista della idoneità della motivazione
che ha sostenuto tale valutazione deve in ogni caso
riscontrarsi, in primo luogo, come i ricorrenti non
apportino alcun elemento concreto in base al quale
giustificare l’affermazione della consapevolezza
della banca sulla situazione di potenziale dissesto
del gruppo Cirio e sulla correlata e intenzionale
collocazione al pubblico dei titoli Cirio Lux. Né
vengono scalfite dalle argomentazioni difensive dei
ricorrenti le considerazioni spese dalla Corte di
appello per giustificare l’esclusione di una
situazione di conflitto di interesse da parte di
CREDEM in relazione alla esposizione debitoria
dell’emittente. Per altro verso, quanto alla
valutazione della effettiva propensione al rischio dei
Pizzola e della adeguatezza dell’investimento la
Corte di appello ha fornito una argomentata
motivazione che l’ha portata a ritenere coerente
14

sostanzialmente a opporre una diversa valutazione

agli obiettivi di investimento prospettati alla banca
l’acquisto di obbligazioni Cirio Lux. Un titolo che,
come la stessa difesa dei ricorrenti riconosce,
aveva un inequivoco profilo speculativo ma, nello
stesso tempo, garantiva una accettabile sicurezza

valutazione da parte del mercato. In questa
prospettiva, oltre alle non contestate dichiarazioni
dei Pizzola, la Corte di appello ha valutato gli
ulteriori investimenti effettuati su obbligazioni

corporate e la deposizione del teste Fattori che ha
riferito di aver sottoposto agli odierni ricorrenti la
possibilità di investire su una rosa di quattro o
cinque titoli, aventi caratteristiche analoghe ai

bonds Cirio Lux, fra i quali la sig.ra Pizzola scelse
proprio le obbligazioni emesse dalla Cirio Finance di
Lussemburgo.
17.

Il ricorso va pertanto respinto con condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di
cassazione.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti al
pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in
complessivi 7.200 euro, di cui 200 per spese, oltre accessori
di legge e spese forfettarie.
15

per il suo collegamento a Euribor e per la buona

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115
del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 13
giugno 2017.
Il Presidente
n Funzionario p. di ziario

Dertssa

RONE

,

4-Annamaria Ambrosio

articolo 13.

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