Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30430 del 19/12/2017


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Civile Sent. Sez. L Num. 30430 Anno 2017
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: NEGRI DELLA TORRE PAOLO

SENTENZA

sul ricorso 27897-2015 proposto da:
ENI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
ANTONIO MORDINI 14, presso lo studio degli avvocati
MANLIO ABATI, CRISTIANO ANNUNZIATA, che la
rappresentano e difendono, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2017
contro

3482

SCHILLACI MICHELE, PACCIARDI MARCO, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 44, presso lo
studio

dell’avvocato

VITTORIO

NUZZACI,

che

li

Data pubblicazione: 19/12/2017

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIULIO
CIOFINI, giusta delega in atti;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 79/2015 della CORTE D’APPELLO
di FIRENZE, depositata il 18/05/2015 R.G.N.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 19/09/2017 dal Consigliere Dott. PAOLO
NEGRI DELLA TORRE;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOLA MASTROBERARDINO che ha concluso
per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato ANNUNZIATA CRISTIANO;
udito l’Avvocato VITTORIO NUZZACI.

1121/2013;

R.G. 27897/2015

Fatti di causa
1. Con sentenza n. 79/2015, depositata il 18 maggio 2015, la Corte di appello di Firenze
confermava la sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Livorno aveva
annullato i licenziamenti disciplinari intimati, con lettera in data 9/12/2011, da ENI S.p.A.

notevole quantità di GPL in una autocisterna, prima dell’inizio del carico autorizzato, e per
avere permesso all’autista di accedere al ritiro dei documenti per uscire dalla raffineria,
nonostante che le apparecchiature avessero indicato valori di carico anomali.
2. La Corte rilevava, a sostegno della propria decisione, come vi fosse carenza di prova in
ordine alla sussistenza della giusta causa, non essendo provato che i lavoratori avessero
intenzionalmente omesso di avvertire dell’eccedenza di carico, posto che anzi risultava
che l’anomalia era stata segnalata ai superiori; né che si fossero accorti del verificarsi del
trafilamento. Non era, inoltre, provato, secondo il giudice di appello, il momento in cui i
lavoratori avevano avuto consapevolezza dell’eccedenza tramite il display dell’impianto di
erogazione.
3. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza ENI S.p.A. con due motivi; i
lavoratori hanno resistito con controricorso.
4. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Ragioni della decisione

1. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre
2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.
2.1. Con il primo motivo, deducendo violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. e dell’art.

a Marco Pacciardi e a Michele Schillaci, per avere omesso di segnalare il trafilamento di

2697 c.c., nonché vizio di motivazione, la ricorrente censura la sentenza impugnata per
avere la Corte territoriale del tutto omesso, da un lato, di valutare e motivare sulla base
delle risultanze probatorie emerse dall’istruttoria, e in particolare sulla base della
testimonianza resa dal conducente dell’autocisterna; dall’altro, per avere travisato tali
risultanze, così come poteva desumersi da una serie di apodittici e contraddittori rilievi in
essa contenuti.
2.2. Con il secondo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 2104 e
2119 c.c. e degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c., nonché vizio di motivazione, la società
ricorrente censura la sentenza impugnata per avere la Corte trascurato di considerare,
nonostante incontrovertibili risultanze istruttorie, l’avvenuta violazione delle disposizioni
1

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interne stabilite per il caso di anomalie nelle operazioni di carico di gpl e l’idoneità di tale
condotta a integrare una gravissima violazione degli elementari doveri di diligenza a
carico del prestatore di lavoro e una irreparabile lesione del vincolo fiduciario.
3. Ciò premesso, il ricorso è da ritenere inammissibile.
4. I motivi proposti, infatti, dolendosi la società ricorrente – anche dietro lo schermo della
violazione degli artt. 2697 c.c., 112, 115 e 116 c.p.c. – di una motivazione carente della
Corte di merito, non si conformano al modello legale del nuovo vizio “motivazionale”,

n. 83, convertito con modificazioni nella I. 7 agosto 2012, n. 134, pur a fronte di
sentenza depositata il 18 maggio 2015, e, pertanto, in epoca successiva all’entrata in
vigore (11 settembre 2012) della novella legislativa.
5. Al riguardo, le Sezioni Unite di questa Corte, con le sentenze n. 8053 e n. 8054 del
2014, hanno precisato che l’art. 360 n. 5, come riformulato a seguito dei recenti
interventi, “introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione,
relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza
risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di
discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe
determinato un esito diverso della controversia)”; con la conseguenza che “nel rigoroso
rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6 e 369, secondo comma, n. 4
c.p.c., il ricorrente deve indicare il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato,
testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il come e il quando tale fatto sia
stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua decisività, fermo restando
che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame
di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso
in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le
risultanze probatorie”.
6. A tali precisi oneri di deduzione si è invece sottratto il ricorso in esame, proponendo a
questa Corte una rivisitazione e una rilettura del materiale di prova acquisito al giudizio
che è prerogativa esclusiva del giudice di merito.
7. Il ricorso risulta altresì inammissibile là dove denuncia (2° motivo) il vizio di cui all’art.
360 n. 3 con riferimento agli artt. 2104 e 2119 c.c., essendo consolidato l’orientamento,
per il quale “in materia di procedimento civile, nel ricorso per cassazione il vizio della
violazione e falsa applicazione della legge di cui all’art. 360, primo comma, n. 3, cod.
proc. civ., giusta il disposto di cui all’art. 366, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., deve
essere, a pena d’inammissibilità, dedotto mediante la specifica indicazione delle
affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che motivatamente si assumano
in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse
fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, non risultando
altrimenti consentito alla Suprema Corte di adempiere al proprio compito istituzionale di
2

quale risultante a seguito delle modifiche introdotte con il decreto legge 22 giugno 2012,

verificare il fondamento della denunziata violazione” (cfr., fra le molte conformi, Cass. n.
3010/2012).
8. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

p.q.m.

spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 200,00 per esborsi e in euro
6.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di
legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza
dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1
stesso articolo 13.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 19 settembre 2017.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

(dott. Paolo Negri della Torre)

(dott. Giuseppe Bronzini)

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La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle

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