Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3041 del 10/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2020, (ud. 23/10/2019, dep. 10/02/2020), n.3041

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24538-2018 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

CARMELO CARRARA;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati CARLA

D’ALOISIO, LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI, EMANUELE DE ROSE,

GIUSEPPE MATANO, ESTER ADA VITA SCIPLINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 111/2018 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 14/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELLA

MARCHESE.

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte di appello di Palermo, con la sentenza n. 111 del 2018, in accoglimento del gravame dell’INPS ed in riforma della decisione di primo grado, dichiarava la sussistenza dei presupposti per l’iscrizione di C.A. nella gestione esercenti attività commerciali;

avverso il provvedimento ha proposto ricorso per cassazione C.A., fondato su un unico ed articolato motivo;

l’INPS ha resistito con controricorso;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata notificata alla parte costituita, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 160 del 1975, art. 29, comma 1, come sostituito dalla L. n. 23 dicembre n. 662, art. 1, comma 203, per aver la Corte di merito erroneamente ritenuto sussistenti i requisiti per l’iscrizione alla gestione commercianti;

il motivo è inammissibile;

le censure propongono, sub specie di violazione di legge, una nuova ed inammissibile valutazione delle circostanze di merito (cfr. Cass. n. 8758 del 2017); invero, il motivo piuttosto che evidenziare violazioni puntuali di norme di diritto rinvenibili nella sentenza impugnata, si risolve in una critica dell’iter logico-argomentativo che sorregge la decisione, così schermando deduzione di vizio della motivazione, senza, tuttavia, indicare, nei termini rigorosi richiesti dal vigente testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (applicabile alla fattispecie) il “fatto storico”, non esaminato, che abbia costituito oggetto di discussione e che abbia carattere decisivo (secondo gli enunciati di Cass., sez. un., 7 aprile 2014, n. 8053 e successive molte altre), ovvero prospettare una situazione di “anomalia motivazionale;

la Corte di appello ha tratto il convincimento dello svolgimento di un’attività lavorativa abituale all’interno dell’impresa, presupposto della contestata iscrizione, da una serie di indici fattuali (la titolarità di partita IVA, l’iscrizione, da oltre un decennio, al registro delle Imprese, la percezione costante di redditi di impresa, sia pure ridottisi nel periodo in contestazione, derivanti dalla vendita di imbarcazioni, la diretta gestione dell’impresa, l’assenza di collaboratori), così esprimendo un giudizio di merito, insindacabile se non nei ristretti limiti del vizio di motivazione di cui si è detto;

vale ribadire quanto costantemente affermato da questa Corte ovvero che il discrimine tra vizio di violazione di legge e vizio di motivazione è segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (fra le più recenti Cass. n. 4125 del 2017). Il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, invece, viene in rilievo esclusivamente in relazione al fatto nei termini in cui è accertato in sentenza e non già rispetto a fatti diversamente ricostruiti dalla parte ricorrente; diversamente, si trasmoda nella revisione dell’accertamento di fatto di competenza del giudice di merito (Cass. n. 18715 del 2016);

anche il richiamo, contenuto nell’ultima parte del motivo, alla regola del riparto dell’onere di prova (art. 2697 c.c.) non è conferente;

la violazione della regola processuale può invocarsi nelle sole fattispecie in cui il giudice del merito, in assenza della prova del fatto controverso, applichi la regola di giudizio basata sull’onere della prova, individuando come soccombente la parte onerata della prova; è in tale eventualità che il soccombente può dolersi della non corretta ripartizione del carico della prova;

nell’ipotesi di causa, la Corte territoriale ha ritenuto, sulla base degli elementi di giudizio acquisiti, dimostrati i presupposti per l’iscrizione del ricorrente alla gestione commercianti, sicchè non hanno influito sulla decisione la distribuzione dell’onere probatorio e le conseguenze del suo mancato assolvimento;

le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 500,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA