Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3040 del 08/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 3 Num. 3040 Anno 2018
Presidente: SPIRITO ANGELO
Relatore: FIECCONI FRANCESCA

ORDINANZA

sul ricorso 2233-2014 proposto da:
SOLINAS FELICIANA, CABIGLIERA PIERA FRANCESCA, eredi
di CABIGLIERA GIOVANNI, domiciliati ex lege in ROMA,
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentati e difesi dagli avvocati SALVATORE
ANTONIO CAU, ANTONIO MARIA COCCO giusta procura
speciale a margine del ricorso;
– ricorrenti 2017
2465

contro

BANCA MPS SPA , in persona del legale rappresentante
pro tempore avv. R. QUAGLIANA, domiciliata ex lege in
ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLA SERRA

1

Data pubblicazione: 08/02/2018

giusta procura speciale in calce al controricorso;
AXA

ASSICURAZIONI,

in

persona

del

legale

rappresentante pro tempore avv. GIOVANNI ALLEVA,
domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA
DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

calce al controricorso;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 321/2012 della CORTE D’APPELLO
SEZ.DIST. DI di SASSARI, depositata il 06/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio

del

07/12/2017

FRANCESCA FIECCONI;

dal

Consigliere

Dott.

dall’avvocato PAOLA SERRA giusta procura speciale in

CONSIDERATO IN FATTO
1. Il Tribunale di Sassari, con sentenza n. 386/2006, respingeva la
domanda promossa da alcuni investitori in data 20 settembre 2001, tra i
quali le odierne ricorrenti, svolta nei confronti della società di
intermediazione mobiliare MPS SIM s.p.a. (cui è succeduta la Banca
Monte dei Paschi di Siena s.p.a. in seguito a incorporazione) e la società

affidati al promotore Salvatore CAMPUS dagli attori (uscito dal processo
in seguito alla dichiarazione di fallimento in proprio), sull’assunto che,
pur non essendo in dubbio il rapporto di «necessaria occasionalità>>
tra il fatto illecito commesso dal promotore e i compiti allo stesso affidati
dalle società d’intermediazione mobiliare, in atti non vi fosse tuttavia
prova dell’effettivo pagamento a mani del promotore finanziario degli
importi versati dagli investitori quali corrispettivi delle polizze
assicurative della AXA ASS.NI e dei prodotti finanziari commercializzati
dalla MPS SIM spa, non potendo assumere sul punto rilevanza la sola
parziale compilazione dei moduli in atti. Avverso la sentenza pronunciata
tra l’investitore e le società intermediarie (essendo il promotore nel
frattempo fallito in proprio) veniva proposto appello congiunto da parte
degli investitori, comprese le odierne ricorrenti in veste di eredi di
Giovanni SOLINAS, nel frattempo deceduto.
1.1. La Corte d’appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, con
sentenza n.321/2012 emessa in data 12.10.2012 e depositata il
6/11/2012, in parziale riforma della sentenza n. 386/2006 resa dal
Tribunale di Sassari, accoglieva in parte l’appello e riconosceva ad
alcuni degli investitori il diritto di ottenere ristoro, ai sensi dell’art.
31 n. 3 d.lgs n.58/98, rispettivamente dalla società di intermediazione
mobiliare MPS SIM s.p.a. ( cui è succeduta la Banca Monte dei Paschi
di Siena s.p.a. in seguito a incorporazione) e dalla società
assicuratrice AXA Assicurazioni s.p.a in ragione del comportamento
illecito commesso dall’autore dell’attività di promozione finanziaria,
3

assicuratrice AXA Assicurazioni s.p.a., in relazione agli investimenti

realizzata da Salvatore CAMPUS. Relativamente alla posizione delle
eredi Feliciana SOLINAS e Piera Francesca SOLINAS, succedute nella
posizione dell’investitore Giovanni SOLINAS, la Corte di appello ha
tuttavia ritenuto di non potere attribuire valenza di quietanza alla
sottoscrizione apposta dal sig. CAMPUS nei riferiti moduli contrattuali,
e ciò a cagione del fatto che in atti vi fossero plurimi elementi che

operazioni di investimento, specificando le discrepanze di ordine
formale, quantitativo e temporale nei pagamenti addotti da Giovanni
SOLINAS rispetto ai contratti sottoscritti.
1.2. Avverso la sentenza della Corte di appello le sig.re Piera Francesca
SOLINAS e Feliciana Solinas hanno proposto ricorso per cassazione
notificato il 20.12.2013, e depositato il 11.1.2014, presentando due
motivi di censura cui hanno resistito entrambe le società Banca
Monte dei Paschi di Siena s.p.a. (nella sua qualità di successore di
MPS SIM s.p.a.) e AXA Assicurazioni s.p.a. presentando controricorsi
notificati il 1 febbraio 2014 e il 3 febbraio 2014. Le ricorrenti
depositavano successiva memoria.
CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione
dell’art. 2702 cod. civ. in relazione all’art.360, comma 1, ed artt. 115 e
116 cod. proc. civ., in quanto la Corte di merito non avrebbe dato
corretta valenza di prova legale ai contratti di investimento prodotti, in
violazione dell’art. 2702 cod. civ., il contenuto dei quali non è stato
contestato e dunque assurge a valore di prova legale.
2.1. Osserva la Corte che il motivo di doglianza è inammissibile, prima che
infondato. Le ricorrenti, invero, deducendo un vizio di violazione e
falsa applicazione di una norma riferita all’efficacia probatoria delle
scritture private sottoscritte dal promotore, in realtà si dolgono
dell’apprezzamento svolto in relazione al contenuto delle dichiarazioni
4

inducevano a dubitare dell’effettiva sussistenza delle riferite

ivi inserite, ritenuto non avere valore di quietanza di pagamento degli
investimenti sottoscritti. Tale valutazione, pertanto, non è censurabile
negli anzidetti termini di erronea applicazione delle norme che
regolano l’efficacia probatoria delle scritture prodotte, mai messe in
discussione dalla Corte di merito in ordine alla loro presunta
provenienza e veridicità. Il primo motivo è pertanto inammissibile.

applicazione degli artt. 2727,2728 e 2729 cod. civ. in relazione
all’art. 360, comma 1, n.5 cod. proc. civ. ed artt. 115 e 116 cod. proc.
civ., e quindi implica un sindacato sulla motivazione della sentenza
che, in virtù delle modifiche apportate dalla legge 7.8.2012 n. 134,
con decorrenza per le sentenze emesse in data posteriore
all’11.09. 2012, consente un sindacato sulla motivazione unicamente
per «omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato
oggetto di discussione tra le parti», non essendo più sufficiente la
prospettazione di una motivazione insufficiente e/o contraddittoria.
3. Più precisamente si osserva che le ricorrenti, a fronte di un
dettagliato accertamento giudiziale di mancata prova delle
operazioni d’investimento
dall’investitore,

indicate nei moduli sottoscritti

non deducono quando e come siano stati

depositate le ulteriori prove o indizi attestanti gli esborsi, in tesi
non analizzati dalla Corte di merito o travisati nel loro intrinseco
contenuto, e in particolar modo non ne dimostrano il loro
carattere decisivo, visto il rilievo -svolto dalla Corte di merito circa la mancanza di contestualità e di congruenza degli
strumenti di pagamento prodotti con gli importi indicati nei
moduli d’investimento sottoscritti. Sopratutto, nella questione
sottoposta all’esame del giudice di legittimità non si svolge
alcuna particolare specifica critica alla motivazione della
sentenza impugnata ragionando e spiegando perché essa
avrebbe in ipotesi violato il paradigma dell’art. 2729 cod. civ., il
5

3. Il secondo motivo di censura attiene alla violazione e falsa

quale stabilisce che le presunzioni non stabilite dalla legge sono
lasciate alla prudenza del giudice, tenuto ad ammettere solo
presunzioni gravi, precise e concordanti. Nel ricorso, invece,
emerge che si svolgono argomentazioni dirette piuttosto a
criticare la ricostruzione di dati fattuali svolta dal giudice di
merito o ad evocare fatti che non risultano nella motivazione, né

censura una dimensione che non trova legittimazione nel
paradigma del nuovo n. 5 dell’art. 360 cod. proc. civ., nei limiti
del controllo della motivazione sulla quaestio facti indicati da
Cass., Sez. Un., nn. 8053 e 8054 del 2014. Sicché la censura,
alla stregua degli insegnamenti di Cass., Sez. Un., n. 17931 del
2013 , appare al di fuori del suo possibile contenuto (v. anche
Sez. 3 , Cass. n. 19485 del 04/08/2017).
3.1.

Ugualmente inammissibile appare la censura collegata

alla diversa valutazione data alle posizioni soggettive degli
attori che hanno promosso il giudizio con il congiunto delle
ricorrenti per ottenere ristoro del danno patrimoniale
provocato dal promotore in un medesimo contesto di illiceità,
ritenute dalle eredi ricorrenti del tutto assimilabili sotto il
profilo probatorio, ma decise con opposta ratio. In merito si
rammenta che la valutazione della prova di un fatto che
riguarda un singolo soggetto che ha preso parte a un
giudizio a parti plurime (nel caso di specie si tratta della
prova del danno sofferto dal sig. CABIGLIERA quale
conseguenza dell’atto illecito commesso dal promotore nei
suoi confronti) rientra nell’ambito della discrezionalità del
giudice del merito e, come sopra detto, tale discrezionalità
può essere messa in discussione in sede di giudizio di
legittimità solamente se frutto dell’ omesso esame di un
«incontestabile e decisivo dato fattuale >> comune a
tutte le parti processuali e oggetto di discussione tra le parti,

meglio specificati nel ricorso,in tal modo facendo assumere alla

che si ponga in netto contrasto con gli altri elementi di prova
o indiziari posti alla base della decisione di rigetto della
pretesa. Conseguentemente, le sole altrui posizioni
soggettive considerate nella sentenza in relazione a fatti
avvenuti con modalità e in tempi diversi, peraltro oggetto di
diverse e specifiche contestazioni delle parti convenute, non

dell’art. 2727 cod. civ. ai fini della prova del danno subito da
ciascun soggetto, non essendo ammissibile una praesumptio
de presumpto, tale da dare valore a una presunzione come
fatto noto per derivarne da essa un’altra presunzione (Sez.
1, Sentenza n. 5045 del 09/04/2002; Sez. 2, Sentenza n.
3642 del 24/02/2004).
3.1.

Pertanto anche il secondo motivo d’impugnazione deve

essere dichiarato inammissibile.
3.2. Alla soccombenza delle ricorrenti segue ogni conseguenza in merito
alle spese di giudizio, come di seguito liquidate (comprensive di
spese, oneri di legge), da porsi a carico delle ricorrenti in via tra
loro solidale e a favore delle parti resistenti ex art. 91 cod. proc.
civ..
3.3. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002,
inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dell’e
ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari
a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello
stesso articolo 13.
PQM

I.
II.

Dichiara inammissibile il ricorso;
Condanna le ricorrenti alle spese del giudizio liquidate in C 7.000,00 per
ciascun controricorrente, oltre C 200,00 per spese, spese forfettarie al
15% e oneri di legge;
7

possono certamente valere come presunzioni ai sensi

III.

Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito
dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza
dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso,
a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

Così deciso in Roma il 7 dicembre 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA