Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30387 del 23/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2018, (ud. 21/09/2018, dep. 23/11/2018), n.30387

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30614-2011 proposto da:

G.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA POMPEO

MAGNO 2-B, presso lo studio dell’avvocato PAOLO TAMIETTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA MEDINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE 3 DI ROMA UFFICIO DI

ALBANO LAZIALE, AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimati –

Nonchè da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente incidentale –

contro

G.G., elettivamente domiciliato in ROMA VIA POMPEO

MAGNO 2-B, presso lo studio dell’avvocato PAOLO TAMIETTI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA MEDINI;

– controricorrente all’incidentale –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE 3 DI ROMA UFFICIO DI

ALBANO LAZIALE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 500/2011 della COMM. TRIB. REG. del Lazio,

depositata il 06/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/09/2018 dal Consigliere Dott. SAIJA SALVATORE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza della Commissione Tributaria di primo grado di Roma n. 489/18/94, divenuta definitiva per mancata impugnazione in data 10.2.1996, venne rigettato il ricorso proposto da G.G. avverso l’avviso di rettifica per IVA e sanzioni anno 1983. Ricevuta quindi la relativa cartella di pagamento – notificatagli in data 14.5.2001 – per l’importo di Lire 59.172.090, il G. la impugnò dinanzi alla C.T.P. di Roma, che accolse il ricorso con sentenza del 4.10.2005, confermata dalla C.T.R. di Roma con sentenza del 21.5.2007. Detta decisione venne però cassata da questa Corte con ordinanza n. 27547/2009, per ultrapetizione. Riassunto il giudizio dinanzi al giudice d’appello in sede di rinvio, la C.T.R. di Roma accolse il gravame dell’Ufficio con sentenza del 6.7.2011, rilevando che – anche alla luce dello jus superveniens di cui alla L. n. 156 del 2005, di conv. del D.L. n. 106 del 2005 – la cartella impugnata doveva ritenersi regolare anche in relazione alla tempestività della notifica, perchè intervenuta prima della maturazione del termine decennale di prescrizione.

G.G. ricorre ora per cassazione, sulla base di sette motivi, cui resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso, formulando anche ricorso incidentale condizionato, affidato ad un unico motivo, anch’esso resistito dal G. con controricorso. Il ricorrente ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

RICORSO PRINCIPALE:

1.1 – Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si deduce violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25. Il ricorrente censura la decisione impugnata nella parte in cui ha escluso l’intervenuta decadenza dell’Ufficio, senza far applicazione dell’art. 25 cit. nel nuovo testo vigente, come risultante a seguito della sentenza della Corte cost. n. 280/2005. Infatti, premesso che la C.T.P. aveva accolto il ricorso del contribuente, affermando che la cartella era stata notificata oltre il termine di cui all’art. 25 cit., nel testo vigente ratione temporis, la nuova formulazione dello stesso art. 25 – disposta dalla L. n. 156 del 2005, di conv. del D.L. n. 106 del 2005 – doveva ritenersi avere portata retroattiva, perchè il regime transitorio era previsto solo per le somme risultate dovute a seguito del controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis. Conseguentemente, la C.T.R. avrebbe dovuto rilevare che la cartella andava notificata entro il 31.12.1998 ex art. 25, comma 1, lett. c), sicchè, essendo stata notificata solo il 14.5.2001, l’Ufficio era incorso nella decadenza.

1.2 – Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si denuncia la nullità della sentenza per violazione degli artt. 111 e 112 c.p.c. Il ricorrente ripercorre gli argomenti del motivo che precede anche sotto il profilo dell’omessa pronuncia, perchè la C.T.R. non avrebbe statuito sull’eccezione di decadenza, senza quindi applicare la norma pur esistente, ut supra.

1.3 – Con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su fatto decisivo per il giudizio. Il ricorrente, ancora, muove dagli stessi argomenti di cui al primo motivo per invocare anche, al riguardo, il vizio motivazionale.

1.4 – Con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si deduce violazione D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, a seguito di Corte cost. n. 280/2005 sotto altro profilo, nonchè degli artt. 3 e 24 Cost. Il ricorrente si duole, ancora, del riferimento operato dalla C.T.R. all’insegnamento di Cass., Sez. Un., n. 25790/2009, nella parte in cui si è ritenuto che, in caso di accertamento divenuto definitivo a seguito di passaggio in giudicato della relativa sentenza, l’unico termine applicabile è quello prescrizionale decennale ex art. 2953 c.c. Sostiene il ricorrente che l’insegnamento non sia invocabile nella specie, perchè la questione attiene non già alla prescrizione, bensì alla decadenza. E poichè il procedimento per la riscossione mediante cartella è unico per tutte le ipotesi in cui vi sia una pretesa erariale non soddisfatta, l’art. 25 cit. deve sempre trovare applicazione, anche nel caso di giudicato, non potendo viceversa farsi riferimento all’art. 2953 c.c., che infatti concerne la sola prescrizione.

1.5 – Con il quinto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si denuncia violazione degli artt. 111 e 112 c.p.c. Il ricorrente anche qui ripercorre gli argomenti del motivo che precede, sotto il profilo dell’omessa pronuncia, perchè la C.T.R. non avrebbe statuito sull’eccezione di decadenza, ritenendo invece il termine di cui all’art. 25 un termine di prescrizione e richiamando un precedente del tutto irrilevante.

1.6 – Con il sesto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su fatto decisivo per il giudizio Il ricorrente, ancora, muove dagli stessi argomenti di cui al quarto motivo per invocare anche il vizio motivazionale.

1.7 – Con il settimo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, si denuncia violazione D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, a seguito di Corte cost. n. 280/2005 sotto altro profilo, nonchè dell’art. 113 c.p.c. sotto altro profilo. Il ricorrente lamenta, infine, la mancata conferma della sentenza di primo grado, che aveva comunque dichiarato l’Ufficio decaduto, seppur in forza di una norma frattanto mutata, ma pur sempre applicabile. E ciò tanto più che – pur a prescindere dalla specifica violazione del termine invocata in primo grado – ben può il giudice d’appello accogliere l’eccezione di decadenza, senza per ciò incorrere nel rilievo d’ufficio di eccezione non proposta, anche per la violazione del termine di notifica della cartella, anzichè del termine intermedio (Cass. n. 1838/2008). In sostanza, l’eccezione di decadenza come sollevata in primo grado doveva ritenersi omnicomprensiva e quindi relativa anche alla tardività della notifica della cartella di pagamento, sicchè la relativa pronuncia di accoglimento da parte della C.T.R. non sarebbe equivalsa a rilievo d’ufficio.

RICORSO INCIDENTALE CONDIZIONATO:

2.1 – Con l’unico motivo, condizionato all’accoglimento del ricorso principale, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’Agenzia lamenta violazione e falsa applicazione art. 112 c.p.c. Si rileva, infatti, l’erroreità della decisione della C.T.R. nella parte in cui – pur pronunziando sulla mancata maturazione della prescrizione – non ha rilevato che il G. non aveva comunque impugnato la cartella per la tardiva notifica, ma solo per la tardiva iscrizione a ruolo, questione sulla quale la stessa C.T.P. s’era pronunciata per disattenderla e, quindi, sulla quale s’era formato il giudicato interno.

3.1 – I motivi del ricorso principale possono tutti esaminarsi congiuntamente, in quanto strettamente connessi, e vanno disattesi perchè infondati, sebbene la motivazione della sentenza impugnata necessiti di integrazione o correzione ex art. 384 c.p.c., comma 2.

Infatti, la C.T.R., dopo aver rilevato che nella specie la pretesa fiscale deriva da sentenza passata in giudicato (sentenza della Commissione Tributaria di primo grado di Roma n. 489/18/94), ha richiamato l’insegnamento di Cass., Sez. Un., n. 25790/2009, così massimata: “Il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta ‘actio iudicati, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provved’mento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 20, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario”.

Il superiore insegnamento, dettato in relazione alle sanzioni amministrative pecuniarie, è stato successivamente esteso dalla giurisprudenza di questa Corte anche alla riscossione delle imposte tout court, a partire da Cass. n. 5837/2011. Con detta pronuncia, abbandonando l’orientamento segnato da Cass. n. 1333/2009 (ancor oggi invocato dal ricorrente), si è infatti affermato che “Il diritto alla riscossione di un’imposta, conseguente ad avviso di liquidazione divenuto definitivo, perchè confermato con sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza e prescrizione che scandiscono i tempi dell’azione amministrativo-tributaria, ma esclusivamente al termine di prescrizione generale previsto dall’art. 2953 c.c., in quanto il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione non è più l’atto amministrativo, ma la sentenza”. Ancor più chiaramente, sulla questione, si è poi così da ultimo statuito: “Il diritto alla riscossione di un’Imposta, azionato mediante emissione di cartella di pagamento e fondato su un accertamento divenuto definitivo a seguito di sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 (nel testo vigente “ratione temporis”, bensì al termine di prescrizione decennale previsto dall’art. 2953 c.c. per l'”actio iudicati” (così, Cass. n. 9076/2017; in senso conforme, Cass. n. 330/2014 e Cass. n. 16730/2016).

Pertanto, poichè il G. ha sempre invocato l’intervenuta decadenza ex art. 25, quale che sia l’estensione dell’eccezione (ossia, sia che essa ricomprendesse o meno la questione delle tardiva notificazione della cartella – v. 7^ motivo), è evidente che nella specie alcuna violazione di legge, omessa pronuncia o vizio motivazionale può sussistere riguardo ad una norma, quella di cui all’art. 25 cit., appunto, che non può trovare comunque applicazione nella specie, perchè la pretesa fiscale deriva da sentenza passata in giudicato.

Conseguentemente, il ricorso principale deve essere rigettato, con correzione ed integrazione della motivazione della sentenza impugnata, ex art. 384 c.p.c., comma 2, perchè, al giusto rilievo del principio affermato da Cass., Sez. Un., n. 25790/2009, operato dalla C.T.R., circa la tempestività della notifica della cartella entro il termine di prescrizione decennale, trattandosi di “actio iudicati”, deve aggiungersi che, in tal caso, il procedimento di riscossione non resta assoggettato ai termini di decadenza ex art. 25 cit., come chiaramente affermato dalla giurisprudenza intervenuta successivamente alla citata pronuncia delle Sezioni Unite.

E’ appena il caso di rilevare che gli ulteriori profili sollevati per la prima volta dal G. in memoria (pretesa mancata notifica al contribuente della sentenza passata in giudicato, con conseguente violazione dell’art. 479 c.p.c.) sono inammissibili.

4.1 – In definitiva, ricorso principale è rigettato, con correzione della motivazione ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, mentre quello incidentale condizionato resta assorbito. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso principale, previa correzione della motivazione; assorbito il ricorso incidentale. Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 21 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2018

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