Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3038 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 01/02/2022), n.3038

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GUIZZI GIAIME Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30535-2020 proposto da:

SAPORE DI MARE A ROMA SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA EDOARDO D’ONOFRIO,

212, presso lo studio dell’Avvocato ARMOCIDA FRANCESCO, che la

rappresenta e difende unitamente all’Avvocato ESPOSITO ENZO;

– ricorrente –

contro

DODO IMNIOBILIARE SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 14621/2020 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 22/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIAIME

GUIZZI STEFANO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che la società Sapore di mare a Roma S.r.l. ricorre, sulla base di un unico motivo, per la cassazione della sentenza n. 14621/20, del 22 ottobre 2020, del Tribunale di Roma, di rigetto della “opposizione ex artt. 615 e 617 c.p.c.” proposta dall’odierna ricorrente avverso precetto notificatole dalla società Lodo Immobiliare S.r.l., che le aveva intimato il pagamento di Euro 143.463,39 in forza di un decreto ingiuntivo munito di formula esecutiva;

– che, in punto di fatto, l’odierna ricorrente riferisce che il titolo giudiziario azionato, in via esecutiva, dalla Dodo Immobiliare era stato dalla stessa conseguito in base ad una clausola risolutiva espressa, apposta ad un contratto di transazione intervenuto tra le due società, l’operatività della quale aveva fatto rivivere i debiti – tra i quali, quello oggetto del decreto ingiuntivo – a carico di essa società Sapore di mare a Roma;

– che l’opposizione proposta si fondava sul rilievo della nullità, per indeterminatezza dell’oggetto, della clausola “de qua”, ciò che – secondo l’allora opponente ed odierna ricorrente avrebbe comportato la necessità di stabilire, in base alla regola generale di cui all’art. 1455 c.c., l’effettiva gravità dell’inadempimento, da parte di essa opponente, dell’obbligazione di pagamento della prima delle ventiquattro rate mensili (di Euro 500,00 ciascuna) che Sapore di mare a Roma si era impegnata a versare in virtù della conclusa transazione;

– che avverso la sentenza del Tribunale capitolino, di rigetto della proposta opposizione, ricorre per cassazione la già opponente, sulla base – come detto – di un unico motivo;

– che il motivo denuncia falsa applicazione dell’art. 1456 c.c., sul rilievo che la clausola – nello stabilire che “il mancato rispetto del presente accordo, anche limitatamente ad una singola voce, comporterà automaticamente il venir meno dello stesso e quindi la possibilità per Dodo Immobiliare s.r.l. e per Sapore di mare a Roma s.r.l. di riattivare tutti i giudizi e tutte le procedure anche coatte, nessuno escluso” – si presenterebbe nulla per indeterminatezza, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale;

– che è rimasta solo intimata la società Dodo Immobiliare;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alla ricorrente, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 16 novembre 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile, ritenendo questo collegio di doversi discostare dalla proposta formulata dal consigliere relatore;

– che, al riguardo, occorre ribadire il principio secondo cui la “individuazione dei mezzo d’impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale va operata, a tutela dell’affidamento della parte e in ossequio al principio dell’apparenza, con riferimento esclusivo a quanto previsto dalla legge per le decisioni assunte secondo il rito in concreto adottato, in relazione alla qualificazione dell’azione (giusta o sbagliata che sia) effettuata dal giudice” (da ultimo, Cass. Sez. 1, orci. 21 giugno 2021, n. 17646, R.v. 661595-01);

– che, nella specie, l’opposizione – ambiguamente indicata dall’opponente come proposta “ex artt. 615 e 617 c.p.c.” – è stata, dal Tribunale di Roma, “inquadrata quale opposizione all’esecuzione preventiva”, e ciò “contestandosi il diritto di procedere in executivis a seguito della intervenuta transazione”;

– che, pertanto, il mezzo di impugnazione esperibile avverso tale decisione – resa in data 22 ottobre 2020, all’esito di opposizione a precetto notificata nell’anno 2019 – era l’appello;

– che, difatti, per i giudizi pendenti in primo grado a far data dal 4 luglio 2009 – ai sensi di quanto previsto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, comma 2, – opera l’intervenuta abrogazione, disposta della stessa L. n. 69 del 2009, art. 49, comma 2, dell’ultima parte dell’art. 616 c.p.c. – (già introdotta dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, art. 14), previsione normativa a mente della quale la causa di opposizione all’esecuzione era “decisa con sentenza non impugnabile” con i mezzi ordinari e, dunque, come tale, esclusivamente ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7;

– che il presente ricorso e’, dunque, inammissibile;

– che essendo rimasta solo intimata la Dodo Immobiliare, nulla va disposto quanto alle spese del presente giudizio di legittimità;

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto secondo un accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n, 4315, Rv, 657198-01), pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo, se dovuto, a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

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