Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30379 del 23/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 23/11/2018, (ud. 11/07/2018, dep. 23/11/2018), n.30379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. RANALDI Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRANCANZANI Marcello Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7413-2015 proposto da:

BEAUMONT ITALIA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CRESCENZIO

58, presso lo studio dell’avvocato STEFANO PANICCIA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANTONIO MOSETTI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA SUD SPA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5582/2014 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 18/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/07/2018 dal Consigliere Dott. RANALDI ALESSANDRO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La S.r.l. Beaumont Italia ha proposto ricorso, affidato a tre motivi, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio (in seguito: CTR) n. 5582/22/14, emessa il 2.4.2014 e depositata il 18.9.2014, con la quale è stato accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate relativamente alla impugnativa dell’avviso di intimazione di pagamento n. (OMISSIS) in relazione ad IVA dovuta per l’anno 1997.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia: “Tardività dell’appello proposto dinanzi la Commissione Tributaria Regionale. Erroneo riferimento al ricorso contro l’intimazione per l’IVA del 1997”.

Deduce che l’appello è tardivo e che comunque in esso si fa erroneo riferimento alla cartella relativa all’IVA dell’anno 1997, errore perpetrato anche dalla CTR, benchè il giudizio riguardasse l’iscrizione a ruolo di cui alla cartella di pagamento n. (OMISSIS), relativa ad IVA dell’anno 1998.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia: “Violazione dell’art. 1, comma secondo, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c. e dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), nonchè, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, omessa, carente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”.

3. Con il terzo motivo denuncia: “Insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), Omessa decisione sui motivi sollevati dalla ricorrente”.

4. Il primo motivo, di carattere processuale, è palesemente infondato, ed in esso rimangono assorbiti i restanti motivi di censura.

4.1. In primo luogo, si osserva che l’appello dell’Ufficio, come già correttamente statuito dalla CTR, non era tardivo, trattandosi di gravame proposto avverso la sentenza di primo grado depositata il 6.7.2012, il cui termine di impugnazione, comprensivo della sospensione feriale di 46 giorni all’epoca prevista ex lege, veniva a scadere il 21.2.2013: è pacifico che l’atto di appello veniva notificato tempestivamente, a mezzo posta, il 20.2.2013.

4.2. In secondo luogo, e soprattutto, risultano corrette – e corrispondenti agli atti riportati nel controricorso dell’Agenzia delle Entrate – le considerazioni svolte dalla CTR in merito all’anomalo sviluppo processuale della presente controversia, che ha condotto all’accoglimento dell’appello proposto dall’Ufficio.

Non è questa la sede per ripercorrere l’intero iter processuale, che risulta adeguatamente descritto nella sentenza impugnata. E’ indubbio, in sintesi, che nel caso in esame la Commissione Tributaria Provinciale di Roma (in seguito: CTP) abbia erroneamente deciso nel merito una istanza cautelare (iscritta al n. 29608/09 R.G.) di sospensione del pagamento di una cartella di pagamento (la n. (OMISSIS), relativa ad IVA dell’anno 1998), facendo però riferimento, in motivazione, alla diversa cartella n. (OMISSIS), relativa ad IVA dovuta per l’anno 1997, per la quale era già stato presentato dalla società Beaumont distinto ricorso (iscritto al n. 1694/09 R.G.), poi deciso con sentenza della CTP n. 391/62/11 in data 25.11.2011.

Del tutto fondatamente, pertanto, la sentenza impugnata ha riscontrato tale inappropriato andamento processuale, sostanzialmente annullando la sentenza di primo grado, stante l’evidente contrasto esistente tra quanto chiesto (istanza di sospensione di una cartella per IVA del 1998) e quanto pronunciato (annullamento cartella per IVA del 1997).

5. Il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della ricorrente al pagamento in favore dell’Agenzia controricorrente delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore dell’Agenzia delle Entrate delle spese processuali, liquidate in Euro 7.000,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2018

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