Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3037 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 01/02/2022), n.3037

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GUIZZI GIAIME Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6268-2020 proposto da:

B.A., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’Avvocato MORINI MATTE;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE FORNACI 38,

presso lo studio dell’Avvocato ALBERICI FABIO, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 71/2020 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 17/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIAIME

GUIZZI STEFANO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che B.A. ricorre, sulla base di un unico motivo, per la cassazione della sentenza n. 71/20, del 17 gennaio 2020, della Corte di Appello di Genova, che – accogliendo il quarto motivo del gravame principale di Unipolsai Assicurazioni S.p.a. (d’ora in poi, ” U.”), nonché il secondo motivo del gravame incidentale di N.L., esperiti contro la sentenza n. 419/17 del Tribunale di Imperia – ha rigettato la domanda proposta dalla B., volta alla condanna, in solido, di U. e del N. a pagarle la somma di Euro 39.369,58, ovvero quella maggiore o minore risultante all’esito del giudizio;

– che, in punto di fatto, l’odierna ricorrente riferisce di aver conferito delega, al proprio assicuratore per la responsabilità civile, società Fondiaria Sai Assicurazioni S.p.a. (poi divenuta U.), per la gestione di una controversia civile, originata dal fatto che il cane di sua proprietà aveva cagionato lesioni personali a tale M.R., tanto che essa B. veniva convenuta in giudizio per risarcire il danno così determinatosi;

– che la ricorrente deduce, inoltre, di aver appreso di essere stata condannata – all’esito di un giudizio civile svoltosi nella sua contumacia e senza la partecipazione neppure della propria società assicuratrice – al risarcimento del danno, tanto da radicare, a propria volta, un giudizio, per chiedere che la società Fondiaria Sai e il liquidatore della stessa, il predetto N.L. (al quale la B. assumeva di aver consegnato l’atto di citazione), fossero condannati a pagarle quanto da essa corrisposto alla danneggiata Morselli;

– che il giudice di prime cure – ravvisata la fattispecie della c.d. “mala gestio” propria dell’assicuratore – accoglieva la domanda nei confronti di entrambi i convenuti, condannandoli a pagare all’attrice la somma di Euro. 39.369,58;

– che esperito gravame sia da U. (soggetto risultante dall’incorporazione di diverse società, tra cui l’originaria convenuta in giudizio Fondiaria Sai) e dal N., il giudice di appello li accoglieva entrambi, nei termini dianzi indicati, ritenendo non esservi prova che all’assicuratore fosse stato richiesto di gestire la lite e che, in ogni caso, il contratto non contemplava la clausola c.d. di “tutela legale”;

– che avverso la sentenza della Corte genovese ricorre per cassazione la Boccafurri, sulla base – come detto – di un unico motivo;

– che il motivo denuncia “omessa applicazione dell’art. 1917 c.c.”, e ciò sul presupposto che “non è mai stata contestata” l’esistenza della polizza di responsabilità civile, né l’accadimento del fatto storico da cui si evinceva la responsabilità dell’odierna ricorrente quale custode e proprietaria del cane, né la risarcibilità del sinistro, né, infine, l’intervenuta condanna della B. al risarcimento del danno;

– che ha resistito all’impugnazione, con controricorso, la società Generali Italia S.p.a., chiedendo la reiezione del ricorso;

– che è rimasto intimato, invece, il N.;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 16 novembre 2021;

– che ha presentato memoria la ricorrente, insistendo nelle proprie censure.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile;

– che ritiene, infatti, questo collegio che i rilievi espressi dalla ricorrente nella memoria ex art. 380-bis, comma 2, c.p.c. non valgano a superare quanto osservato nella proposta del consigliere relatore, per le ragioni di seguito meglio illustrate;

– che il motivo di ricorso, infatti, non si confronta con la (duplice) “ratio decidench” della sentenza impugnata, che – ricostruendo l’iniziativa assunta dall’odierna ricorrente come volta a far valere “la inala gestio della compagnia assicurativa”, in quanto “tenuta a manlevarla dalle conseguenze pregiudizievoli della sentenza del Tribunale di Sanremo” (relativa al danno che il cane di proprietà della stessa aveva cagionato a terzi) – ha affermato, per un verso, non esservi prova che l’assicuratore fosse stato incaricato della gestione della lite, nonché, per altro verso, che il contratto non contemplava affatto la clausola c.d. di “tutela legale”;

– che, per contro, la presente iniziativa impugnatoria – con cui si denuncia la mancata applicazione dell’art. 1917 c.c., e dunque un vizio di sussunzione, essendo lo stesso, per vero, astrattamente ipotizzabile non solo allorché il giudice di merito, “dopo avere individuato e ricostruito la quaestio facti, cioè i termini ed il modo di essere della c.d. fattispecie concreta dedotta in giudizio, procede a ricondurre quest’ultima ad una fattispecie giuridica astratta piuttosto che ad un’altra cui sarebbe in realtà riconducibile”, ma anche quando “si rifiuta di ricondurla ad una certa fattispecie giuridica astratta cui sarebbe stata riconducibile” (così, da ultimo, Cass. Sez. 3, ord. 29 agosto 2019, n. 21772, Rv. 655084-01) – si fonda sull’assunto del difetto di contestazione della stipulazione della polizza assicurativa per la responsabilità civile tra la B. e la società Fondiaria Assicurazioni, della verificazione del sinistro per cui quella responsabilità era stata affermata a carico della prima, nonché della condanna della stessa a risarcire il danno;

– che nulla, invece, l’odierna ricorrente ha dedotto con riferimento all’affermazione contenuta nella sentenza impugnata e secondo cui non costituisce “un dato probatorio certo” il “fatto che al Dott. N.L. sarebbe stata consegnata la citazione”, avendo la corte genovese ritenuto non attendibile la deposizione testimoniale che (secondo il primo giudice) comproverebbe, invece, tale circostanza; che, poi, sempre secondo la sentenza oggi impugnata, la B. “sapeva di essere stata convocata in Tribunale quale contumace” (avendo ricevuto notifica dell’atto di interpello), risultando “altresì pacifico in causa che di tale notifica dell’interpello non abbia dato tale comunicazione alla Fodiaria Sai”;

– che, inoltre, la Corte territoriale – esprimendo una seconda “ratio decidendi” – ha rilevato come “la semplice denuncia del sinistro” (della quale, come detto, il giudice di appello ha comunque escluso esservi prova) non comportasse “l’obbligo della Compagnia assicuratrice di costituirsi nella causa in cui viene citato l’assicurato”, e ciò “dovendo esser prevista un’apposita clausola c.d. di tutela legale”;

– che neppure tale affermazione – tra l’altro, conforme alle indicazioni ricavabili dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la “assicurazione di tutela legale ha presupposti, natura e disciplina diverse dall’assicurazione della responsabilità civile”, essendo la prima configurabile, secondo la definizione ricavabile dal D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 173, alla stregua di “un’assicurazione di patrimoni, e più esattamente, di un’assicurazione contro il sorgere di un debito”, sicché la coesistenza dell’assicurazione per la responsabilità civile e di quella per la tutela legale costituisce “una tipica ipotesi di assicurazione c.d. multirischio” (così, in motivazione, Cass. Sez. 6-3, ord. 9 febbraio 2021, n. 3011, Rv. 660608-01) – non è stata oggetto di confutazione;

– che, pertanto, appare necessario dare seguito al principio secondo cui “il motivo d’impugnazione è costituito dall’enunciazione delle ragioni per le quali la decisione è erronea e si traduce in una critica della decisione impugnata, non potendosi, a tal fine, prescindere dalle motivazioni poste a base del provvedimento stesso, la mancata considerazione delle quali comporta la nullità del motivo per inidoneità al raggiungimento dello scopo, che, nel giudizio di cassazione, risolvendosi in un “non motivo”, è sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4)” (Cass. Sez. 3, sent. 31 agosto 2015, n. 17330, Rv. 636872-01; in senso analogo anche Cass. Sez. 1, ord. 24 settembre 2018, n. 22478, Rv. 650919-01; Cass. Sez. 5, ord. 21 luglio 2020, n. 15517, Rv. 658556-01);

– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo;

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso, va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto secondo un accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01), pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condannando B.A. a rifondere alla società Unipol Assicurazioni S.p.a. le spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4.100,00, oltre 200,00 per esborsi, nonché 15% per spese generali più accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo, se dovuto, a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

 

 

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