Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30358 del 18/12/2017

Civile Ord. Sez. 6 Num. 30358 Anno 2017
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ABETE LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso n. 11118 – 2015 R.G. proposto da:
A.A.
RICORRENTE
contro
B.B.

 

Data pubblicazione: 18/12/2017

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Esponeva che, quale proprietario di 1/2 del fondo agricolo in Benevento, con preliminare del 19.6.2006, poi modificato con
scrittura privata del 16.12.2006, si era obbligato a vendere la sua quota al
convenuto, il quale a sua volta aveva promesso di acquistarla; che il prezzo era
stato pattuito in euro 290.000,00, di cui euro 20.000,00 erano state versate a

aveva inteso far luogo alla stipula del definitivo entro il termine essenziale ed in
ogni caso si era reso inadempiente.
Chiedeva che “venisse dichiarata la risoluzione, per scadenza del termine
ovvero per inadempimento, del contratto preliminare (…), altresì [con] condanna
del convenuto al risarcimento dei danni” (così ricorso, pag. 2).
Si costituiva A.A..
Instava per il rigetto dell’avversa domanda ed in via riconvenzionale
formulava domanda ex art. 2932 cod. civ..
Con sentenza n. 802/2008 il tribunale adito rigettava le domande tutte hic et
inde esperite.
Interponeva appello A.A..
Resisteva B.B.; spiegava altresì appello incidentale.
Con sentenza n. 973 dei 27.2/5.3.2014 la corte d’appello di Napoli accoglieva
il gravame incidentale e, per l’effetto, dichiarava risolto per inadempimento di
A.A. il preliminare di vendita dalle parti stipulato; dichiarava in tal
guisa assorbita la disamina dell’appello principale; condannava il principale
appellante alle spese del doppio grado.
Dava atto previamente la corte che con il preliminare in data 19.6.2006 le
parti avevano concordato il termine di sei mesi per la stipula del definitivo; che

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titolo di caparra confirmatoria alla sigla del preliminare; che il convenuto non

con scrittura del 16.12.2006 le parti avevano prorogato al 5.2.2007 il termine
per il definitivo; che con l’iniziale citazione B.B. aveva al contempo invitato
iI fratello a comparire dinanzi al notaio prescelto per il giorno 23.3.2007; che tale
invito era rimasto privo di seguito al pari del successivo, con il quale A.A.  era stato sollecitato a comparire innanzi al notaio per il 4.4.2007.
Indi, disconosciuto carattere essenziale al termine per la stipula del definitivo,

che dovevasi comunque opinare per l’inadempimento del promissario acquirente;
che infatti, oltre alla mancata corresponsione – all’uopo addotta dall’appellante
incidentale – entro il termine di dodici mesi dalla stipula del preliminare della
quota di prezzo di euro 70.000,00, occorreva tener conto della reiterata
ingiustificata mancata comparizione dei promissario acquirente dinanzi al notaio
prescelto per la stipula; che invero le prospettate ragioni di salute “non
impedivano la comparizione personale o il rilascio di una procura ad un fiduciario”
(così sentenza d’appello, pagg. 7 – 8).

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso A.A.; ne ha chiesto sulla
scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente statuizione anche
in ordine alle spese.
B.B. non ha svolto difese.
Con l’unico motivo il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 1453 cod.
civ.; l’omesso esame di elementi decisivi.
Deduce innanzitutto che non può configurarsi un suo inadempimento in
dipendenza dell’omesso versamento da parte sua della somma di euro
70.000,00; che difatti il termine ultimo per il versamento di tale porzione del
pattuito prezzo coincideva con il 19.6.2007, dì successivo alla notifica dell’iniziale

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disconosciuta inoltre l’ipotesi di cui all’art. 1454 cod. civ., evidenziava – la corte –

citazione, datata a sua volta 21.2.2007, nonché successivo al 16.5.2007, dì in cui
l’originario attore ha venduto a terzi la quota promessa in vendita.
Deduce inoltre che è da escludere che “si sia negato in modo reiterato agli
inviti alla stipula del rogito” (così ricorso, pag. 8); che infatti per il giorno
5.2.2007 non era stato concordato alcun incontro per la stipula del definitivo, che

per il giorno 23.3.2007, giacché lo ha invitato a comparire nuovamente per il
giorno 10.4.2007; che in ogni caso era stata rimessa alla sua scelta l’indicazione
del notaio per la stipula del definitivo, tant’è che ha invano invitato il fratello a
comparire dinanzi al notaio Iannella per il giorno 7.5.2007.
Il ricorso è destituito di fondamento.
Si premette che il motivo di ricorso si qualifica in via esclusiva in relazione
alla previsione del n. 5 del 10 co. dell’art. 360 cod. proc. civ..
Occorre tener conto, da un lato, che A.A.  con il motivo de quo
censura sostanzialmente il giudizio “di fatto” cui la corte di merito ha atteso (la
“Corte di Appello di Napoli (…) afferma la sussistenza di un grave inadempimento
(…) sulla base di elementi che non risultano correttamente esaminati nei loro
aspetti fattuali”: così ricorso, pagg. 7 -8); dall’altro, che è propriamente il motivo
di ricorso ex art. 360, 10 co., n. 5, cod. proc. civ. che concerne l’accertamento e
la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia (cfr. Cass.
sez. un. 25.11.2008, n. 28054; cfr. Cass. 11.8.2004, n. 15499).
Su tale scorta si osserva che l’asserito vizio motivazionale de quo agitur rileva
nei limiti della novella formulazione del n. 5 del 10 co. dell’art. 360 cod. proc.
civ., applicabile ratione temporis al caso di specie (la sentenza impugnata è stata

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è stato lo stesso B.B. a reputare giustificata la mancata sua comparizione

depositata in data 5.3.2014) e nei termini enunciati dalle sezioni unite di questa

Corte con la pronuncia n. 8053 del 7.4.2014.
In quest’ottica si osserva ulteriormente quanto segue.
Da un canto, che è da escludere recisamente che taluna delle figure di
“anomalia motivazionale” destinate ad acquisire significato alla stregua della

motivazioni cui la corte distrettuale ha ancorato il suo dictum.
In particolare, con riferimento al paradigma della motivazione “apparente” che ricorre allorquando il giudice di merito non procede ad una approfondita
disamina logico – giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo
seguito (cfr. Cass. 21.7.2006, n. 16672) – il giudice di secondo grado – siccome
si è in precedenza enunciato – ha compiutamente ed intellegibilmente esplicitato
il proprio iter argomentativo.
Dall’altro, che la corte territoriale ha sicuramente disaminato il fatto decisivo
– mancata attuazione del programma contrattuale – caratterizzante la

res

litigiosa.

In ogni caso l’iter motivazionale che sorregge il dictum della corte partenopea
risulta in toto ineccepibile sul piano della correttezza giuridica ed assolutamente
congruo e esaustivo sul piano logico – formale.
Ciò viepiù se si tiene conto che il ricorrente censura l’asserita distorta ed
erronea valutazione delle risultanze di causa

(“(…) mancato versamento, da

parte sua, di una somma che al momento della citazione, non solo non era
ancora da versare secondo i patti, ma (…)”: così ricorso, pag. 8; “alla data del
5.2.2007 (…) non era stato fissato un incontro dal notaio per la stipula”: così
ricorso, pag. 8; “proprio B.B. ha di fatto mostrato di ritenere validamente

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statuizione delle sezioni unite testé menzionata, possa scorgersi in relazione alle

giustificata l’assenza di B.B. (…)”: così ricorso, pag. 9; “secondo i
patti, era riservata alla sua scelta la persona del notaio”: così ricorso, pag. 9).
E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non
legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con
il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360,

per il tramite dell’art. 132, n. 4, cod. proc. civ. – dà rilievo unicamente
all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge
costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892).
B.B. non ha svolto difese. Nessuna statuizione va assunta nei suoi
confronti in ordine alle spese.
Si dà atto che il ricorso è datato 20.4.2015. Ai sensi dell’art. 13, comma 1
quater,

d.p.r. 30.5.2002, n. 115, si dà atto altresì della sussistenza dei

presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, B.B.,
dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la
stessa impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, d.p.r. cit..
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; ai sensi dell’art. 13, comma 1

quater, d.p.r. n.

115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per la stessa impugnazione ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, cit..
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della VI sez. civ. – Sottosezione
Il della Corte Suprema di Cassazione, il 5 ottobre 2017.
Il presidente
dott. Stefano Petitti

Funzionario Giudiziario

DEPOSITATO IN CANCFILLERIA;6,

10 co., n. 5, cod. proc. civ., né in quello del precedente n. 4, disposizione che –

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