Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30339 del 18/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 30339 Anno 2017
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: MIGLIO FRANCESCA

ORDINANZA

sul ricorso 15060-2012 proposto da:
ARDONE COSIMO C.F. RDNCMM58C04I396H, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO 11, presso
lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PIO TORCICOLLO,
rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO PARATO,
giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2017

COMUNE DI SAN VITO DEI NORMANNI;
– intimato –

3715

avverso la sentenza n. 1479/2011 della CORTE
D’APPELLO di LECCE, depositata il 03/06/2011 R.G.N.
128/2010.

Data pubblicazione: 18/12/2017

y.

Camera di consiglio del 27.9.2017 n.31 del ruolo
RG n. 15060/12
Presidente: Napoletano – estensore :Miglio

RILEVATO

che con sentenza in data 3 giugno 2011 la Corte di Appello di Lecce ha
confermato la sentenza del Tribunale di Brindisi , con la quale era stata
respinta la domanda proposta da Cosimo Ardone, dipendente del Comune di
San Vito dei Normanni, quale istruttore di vigilanza, diretta al risarcimento del
danno, che il ricorrente ha dedotto di aver subito per il mancato
riconoscimento della progressione economica dal livello C4 al C5, previa
disapplicazione degli atti presupposti nonché alla indizione di nuova procedura
selettiva;
che avverso tale sentenza Cosimo Ardone ha proposto ricorso affidato ad un
unico motivo;
che il Comune di San Vito dei Normanni è rimasto intimato;
che è stata depositata memoria da Cosimo Ardone;

CONSIDERATO CHE
1.Con l’unico motivo di ricorso l’Ardone deduce la violazione o falsa
applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. – omessa
insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza in relazione all’esame
e alla valutazione dei fatti, in relazione all’art. 360 co.1 n. 5 c.p.c.
Il ricorrente censura la sentenza della Corte d’Appello, che ha ritenuto
legittimamente espletata la procedura selettiva per il passaggio alla posizione

RG. 15060/2012

C5 istituita per la prima volta con il C.C.N.L. del 2004, svolta ai sensi dell’art.
35, comma 4, secondo il criterio previsto dall’art. 35 lettera D) del c.c.n.l.
1999, a sua volta recepito dal contratto integrativo decentrato.
In particolare, sotto un primo profilo, l’Ardone sostiene l’inapplicabilità del
contratto integrativo decentrato del 2000, poiché questo non avrebbe potuto
disciplinare la progressione verso una posizione economica introdotta soltanto

viziata, in assenza di integrazione del contratto decentrato finalizzata alla
determinazione di una apposita griglia di valutazione. Un secondo profilo di
censura concerne l’attivazione del meccanismo previsto dall’art. 12 del c.c.n.i.,
riguardante la presentazione delle osservazioni, lamentando il ricorrente che
non fosse stato attivato il percorso garantistico di cui all’allegato 2 del citato
contratto e che neppure gli fosse stata notificata la scheda valutativa, tanto da
indurlo ad inoltrare istanza di accesso ex lege n. 241 del 1990. Sotto un terzo
profilo, il ricorrente censura la decisione, per non aver fornito alcuna
motivazione in ordine alla contraddittorietà tra il giudizio non completamente
positivo espresso dal dirigente all’interno della scheda valutativa nei suoi
confronti a proposito dell’impegno profuso o anche della qualità della
prestazione individuale resa e l’affidamento allo stesso Ardone di compiti e
mansioni delicate e impegnative quali quelle di responsabile del procedimento,
come avrebbe potuto evincersi dalla determina dell’11.1.2006;

1.1.il motivo di ricorso, sotto il primo profilo, è infondato, in quanto la
motivazione della Corte territoriale, che ha condiviso la ricostruzione della
disciplina contrattuale, di cui alla sentenza di primo grado, è corretta .
Il CCNL del 2004, all’art. 35 ha introdotto, infatti, le nuove posizioni di sviluppo
economico, A5, B7, C5 e D6 con effetto dal 1.1.2004, stabilendo, per la
progressione endoarea per la posizione C5, come per la B7 e la D6, l’
1
utilizzazione dei criteri di riferimento di cui all’art. 5 comma 2 lettera d) del
contratto nazionale del 31.3.1999. La suddetta progressione scaturisce da
procedure selettive nell’ambito delle quali si applicano meccanismi di
valutazione individuati dalla contrattazione decentrata, che resta efficace anche

dalla contrattazione nazionale del 2004, sicchè la selezione sarebbe stata

dopo la sua scadenza, fino alla stipula della successiva, come ribadito
dall’art.4, comma 4, del CCNL del 2004;
1.2. il secondo profilo del motivo di ricorso è inammissibile per difetto di
autosufficienza.
Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, infatti, con riguardo ai
contratti collettivi di lavoro relativi al pubblico impiego privatizzato, la regola

direttamente in sede di legittimità la violazione o falsa applicazione dei
contratti ed accordi collettivi, deve intendersi limitata ai contratti ed accordi
nazionali di cui all’art. 40 del predetto decreto legislativo, con esclusione dei
contratti integrativi contemplati nello stesso articolo, in relazione ai quali il
controllo di legittimità è finalizzato esclusivamente alla verifica del rispetto dei
canoni legali di interpretazione e dell’assolvimento dell’obbligo di motivazione
sufficiente e non contraddittoria. Ne consegue che, con riferimento ai contratti
integrativi, il ricorrente ha l’onere di riportare il testo della clausola
contrattuale controversa, al fine di consentire il controllo nei limiti individuati,
risultando altrimenti violata la regola dell’autosufficienza del ricorso.(Ex
plurimis, Cass. n.28859 del 2008).
Nella specie, il ricorrente non ha trascritto le parti rilevanti del contratto
collettivo integrativo; ne consegue l’inammissibilità della censura;
1.3. anche il terzo profilo del motivo di ricorso è inammissibile, in quanto
diretto ad una rivalutazione del fatto. Sul punto deve richiamarsi
l’orientamento consolidato di questa Corte, secondo il quale, “in tema di ricorso
per cassazione per vizi della motivazione della sentenza, il controllo di logicità
del giudizio del giudice di merito non equivale alla revisione del ragionamento
decisorio, ossia dell’opzione che ha condotto tale giudice ad una determinata
soluzione della questione esaminata, posto che ciò si tradurrebbe, pur a fronte
di un possibile diverso inquadramento degli elementi probatori valutati, in una
nuova formulazione del giudizio di fatto”(ex multis Cass. n. 16526 del 2016);
2. per le esposte motivazioni il ricorso deve essere rigettato;
3. non deve provvedersi in ordine alle spese processuali, essendo il Comune di
San Vito dei Normanni rimasto intimato.
P.Q.M.

posta dall’art. 63 del d.lgs. n. 165 del 2001, che consente di denunciare

La Corte rigetta il ricorso;
nulla per le spese.

Così deciso nell’Adunanza camerale del 27.9.2017

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