Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30289 del 15/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 30289 Anno 2017
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: VINCENTI ENZO

ORDINANZA
sul ricorso 24742-2016 proposto da:
VITA PAOLO, elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA

CRESCENZIO 20, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO
STORACE, rappresentato e difeso dall’avvocato EMANUELA
SANTONI;

– ricorrente contro
FERRACUTI GIOVANNA, CASSA DI RISPARMIO DI FERMO;

– intimate avverso la sentenza n. 183/2016 del TRIBUNALE di FERMO,
depositata il 24/03/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 30/10/2017 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

Data pubblicazione: 15/12/2017

Ritenuto che, con ricorso affidato a tre motivi, Paolo Vita ha
impugnato la sentenza del Tribunale di Fermo, pronunciata ai sensi
dell’art. 281-sexies cod. proc. civ. in data 24 marzo 2016, che ne
rigettava l’opposizione “all’esecuzione già iniziata ed agli esecutivi” in
relazione al precetto per il pagamento di curo 14.396,07, a titolo di

Cassa di Rispatmio di Fermo S.p.A. notificatigli da Giovanna
Ferracuti, coniuge separato,
che non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli
intimati Giovanna Ferracuti e la Cassa di Risparmio di Fermo S.p.A.;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc.
civ., è stata comunicata al difensore del ricorrente, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione
semplificata.

Considerato

che il ricorso è inammissibile per tardiva

proposizione (ciò esimendo il Collegio dal dover dare contezza del
contenuto delle censure) rispetto al termine semestrale di cui al vigente
art. 327 cod. proc. civ., applicabile ratione temporis in quanto il giudizio
di primo grado è stato introdotto nell’anno 2012 (come si evince dallo
stesso ricorso a p. 3 e dalla sentenza impugnata: “N.R.G. 1469/2012”),
dunque in epoca successiva all’entrata in vigore di detta disposizione
(modificata dalla legge n. 69 del 2009);
che, difatti, la sentenza impugnata, non notificata, è stata
pronunciata a norma dell’art. 281-sexies cod. proc. civ., con lettura del
dispositivo e di contestuale motivazione, in data 24 marzo 2016, da tale
data decorrendo, dunque, il termine lungo per l’impugnazione (tra le
altre, Cass. n. 17311/2015, Cass. n. 5689/2016, Cass. n. 13617/2017),
mentre il ricorso per cassazione è stato notificato alle controparti (ai
Ric. 2016 n. 24742 sez. M3 – ud. 30-10-2017
-2-

contributo di mantenimento, e al successivo pignoramento presso la

sensi degli artt. 138 e 145 cod. proc. civ.) in data 21 ottobre 2016:
dunque, a distanza di ben oltre sei mesi dalla pubblicazione della
sentenza del Tribunale di Fermo, senza che possa trovare nella specie
applicazione la sospensione dei termini feriali dall’i al 31 agosto (che
opera a partire dal periodo feriale dell’anno solare 2015, a seguito della

comma 1, del d.l. n. 132 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 162 del 2014: tra le altre, Cass. n. 11758/2017);
che, difatti, ai sensi degli artt. 1 e 3 della citata legge n. 742 del
1969 e dell’art. 92 del r.d. n. 12 del 1941, la sospensione dei termini
processuali nel periodo feriale non si applica alle opposizioni esecutive,
riferendosi tale disciplina al processo di opposizione all’esecuzione in
ogni sua fase, compreso il giudizio di cassazione, a prescindere dal
contenuto della sentenza e dai motivi di impugnazione, ed operando, al
riguardo, il principio dell’apparenza, per cui il regime di impugnazione,
e, di conseguenza, anche le norme relative al computo dei termini per
impugnare, vanno individuati in base alla qualificazione che il giudice a

quo abbia dato all’azione proposta in giudizio e non in base al rito
applicabile (Cass. n. 171/2012; analogamente, tra le tante, Cass. n.
8137/2014);
che, nella specie, la natura della causa come opposizione ad
esecuzione forzata, oltre ad essere così evidenziata dallo stesso Vita
(tra le altre, p. 3 del ricorso), è inequivocabilmente enunciata dalla
sentenza impugnata;
che il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile, non
occorrendo provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio
di legittimità in assenza di attività difensiva da parte degli intimati.
PER QUESTI MOTIVI
dichiara inammissibile il ricorso.
Ric. 2016 n. 24742 sez. M3 – ud. 30-10-2017
-3-

modifica dell’art. 1 della legge n. 742 del 1969 ad opera dell’art. 16,

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002,
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis del citato art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-3

2017.
Il Presidente

Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, in data 30 ottobre

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