Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3027 del 10/02/2020

Cassazione civile sez. I, 10/02/2020, (ud. 25/11/2019, dep. 10/02/2020), n.3027

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Presidente –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6022/2016 proposto da:

C.A., (nato il (OMISSIS)), in qualità di erede di

C.V.; C.G., C.N., C.A. (nato il

(OMISSIS)), in qualità di eredi di C.M., elettivamente

domiciliati in Roma, alla via Germanico 172, presso lo studio

dell’avvocato Carbone Natale, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Bottari Maria Grazia, con procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.A., (nato il (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

Roma, alla via Ivanoe Bonomi 71, presso lo studio dell’avvocato

Sgambellone Beatrice, rappresentato e difeso dall’avvocato Dattola

Silvio, con procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 307/2015 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 18/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/11/2019 dal Consigliere, Dott. CAIAZZO ROSARIO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Reggio Calabria rigettò la domanda proposta da C.A. il quale aveva convenuto in giudizio la ” C.A. & C.” s.n.c. e i singoli soci, al fine di chiedere l’annullamento della delibera assembleare che lo escluse dalla stessa società, ritenendo che la società convenuta avesse dimostrato le ragioni che giustificarono l’esclusione del socio attore sulla base della documentazione fotografica prodotta a sostegno di una denuncia sporta nei confronti dello stesso attore per sottrazione di beni sociali. C.A. propose appello e, tra i vari motivi, criticava la sentenza nella parte in cui aveva ritenuto legittima la delibera di esclusione impugnata; si costituirono N., V., C.A. (nato nel (OMISSIS)), C.A., G. e C.N. – quest’ultimi due quali eredi di C.M. – resistendo al gravame e proponendo appello incidentale avente ad oggetto la condanna dell’appellante per lite temeraria.

Con sentenza del 18.9.2015, la Corte d’appello di Reggio Calabria accolse l’appello principale e, in riforma della sentenza di primo grado, pronunciò l’annullamento della delibera assembleare impugnata da C.A., rilevando – tra l’altro – che: la società e i soci convenuti in primo grado non avevano dimostrato – contrariamente a quanto ritenuto dal Tribunale – la condotta illecita ascritta all’attore in ordine alla distrazione di somme della società convenuta, in quanto le fotografie prodotte a sostegno della domanda di C.A. non erano acquisite nè al fascicolo di parte, nè a quello d’ufficio; l’eventuale produzione delle suddette fotografie in primo grado non avrebbe esonerato la parte attrice dal riprodurle in grado d’appello; la sentenza penale del gup di non luogo a procedere per intervenuta remissione di querela era espressione della circostanza che le stesse persone querelanti avevano ritenuto di non insistere più nella richiesta di punizione.

Ricorrono in cassazione C.A. (nato nel (OMISSIS)), quale erede di C.V., G., N. e A. (nato nel (OMISSIS)) C. con un unico motivo illustrato con memoria.

Resiste con controricorso C.A. (nato nel (OMISSIS)).

Diritto

RITENUTO

CHE:

Con l’unico motivo del ricorso, C.A. denunzia l’illegittimità della sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo, per non aver la Corte d’appello esaminato i documenti fotografici regolarmente prodotti nel fascicolo di primo grado e riprodotti in sede d’appello, pur avendo la stessa Corte di merito implicitamente fatto riferimento all’acquisizione dei medesimi documenti dai quali si desumeva (come ritenuto dal Tribunale) la prova della condotta illecita del C., consistita nella sottrazione ed appropriazione di somme di denaro riposte all’interno dei locali della società ed appartenenti a quest’ultima.

Il ricorrente, a sostegno dell’impugnazione, ha altresì soggiunto che, in occasione del ritiro degli atti depositati presso la Corte d’appello ai fini del ricorso in esame, gli fu consegnato il solo fascicolo di secondo grado privo di quello di primo grado che risultava restituito al Tribunale presso cui, tuttavia, non era stato rinvenuto; pertanto, fu presentata istanza di autorizzazione alla ricostruzione del fascicolo mancante, il cui smarrimento risaliva verosimilmente al periodo tra la precisazione delle conclusioni e il deposito della sentenza d’appello.

Il ricorso è fondato. Il giudice di secondo grado ha accolto l’appello di C.A. in quanto la società e i soci non avevano riprodotto il proprio fascicolo contenente le fotografie che avrebbero rappresentato la condotta illecita di appropriazione indebita ascritta all’attore, poste a sostegno della sentenza di primo grado che rigettò l’opposizione alla deliberazione assembleare di esclusione del C. quale socio. I ricorrenti lamentano che la Corte territoriale ha omesso l’esame delle fotografie, quali documenti decisivi ai fini della decisione della causa, erroneamente ritenendole non acquisite al fascicolo di parte.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il mancato esame di un documento può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui determini l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, segnatamente, quando il documento non esaminato offra la prova di circostanze di tale portata da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di fondamento. Ne consegue che la denuncia in sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione delle ragioni per le quali il documento trascurato avrebbe senza dubbio dato luogo a una decisione diversa (Cass., n. 16812/18; n. 19150/16).

Nella fattispecie, dall’esame del fascicolo di causa (non precluso, essendo stato dedotto un vizio processuale) si desume che l’appellante nel proporre l’atto d’appello, allegò il fascicolo di primo grado contenente le fotografie, regolarmente depositato in cancelleria presso il Tribunale; tale fascicolo non risulta ritirato dalla parte, nè ciò è stato eccepito.

Ora, se al momento della decisione della causa, risulti la mancanza di taluni atti da un fascicolo di parte, il giudice è tenuto a disporne la ricerca o, eventualmente, la ricostruzione, solo se sussistano elementi per ritenere che tale mancanza sia involontaria, ovvero dipenda da smarrimento o sottrazione. Qualora, pur in presenza di tali elementi, il giudice ometta di disporre la ricerca o la ricostruzione degli atti mancanti, tale omissione può tradursi in un vizio della motivazione, ma la parte che intenda censurare un siffatto vizio in sede di legittimità ha l’onere di richiamare nel ricorso il contenuto dei documenti dispersi e dimostrarne la rilevanza ai fini di una decisione diversa (Cass., n. 16212/17; n. 18237/08).

Nel caso concreto, la Corte d’appello ha errato nell’affermare che la parte appellata avrebbe dovuto riprodurre le predette fotografie, dato che l’eventuale produzione in primo grado non esonerava la parte stessa a produrre nuovamente tale documentazione, che non risultava acquisita agli atti.

Invero, il giudice di secondo grado non ha verificato, come avrebbe dovuto, le ragioni del mancato rinvenimento delle fotografie nel fascicolo di parte appellata, tenuto conto del fatto che tale produzione era stata regolarmente effettuata in primo grado, come è incontestato, legittimando l’accoglimento dell’opposizione del socio escluso.

Pertanto, la Corte territoriale, in conformità del suddetto orientamento di legittimità, rilevato il mancato regolare ritiro del fascicolo ad opera della parte, avrebbe dovuto disporre la ricerca o la ricostruzione degli atti mancanti, sicchè tale omissione si è concretizzata in un vizio della motivazione, avendo di fatto il giudice omesso l’esame delle fotografie, pur essendone indiscusse la rilevanza e l’assoluta decisività ai fini della decisione della causa. Per quanto esposto, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte d’appello, anche per le spese del grado di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Reggio Calabria, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2020

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