Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30255 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 30/12/2011, (ud. 12/12/2011, dep. 30/12/2011), n.30255

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS) in persona dell’Amministratore

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 5,

presso lo studio dell’avvocato TRICERRI LAURA, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ABEATICI GABRIO, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.T. (OMISSIS), G.C.

(OMISSIS), G.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALBERICO II n. 11, presso lo

studio dell’avvocato SCARPA ANGELO, rappresentati e difesi

dall’avvocato PACILEO PAOLO, giusta procura in calce al ricorso per

cassazione;

– controricorrenti –

e contro

G.S. quale erede di E.I.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 198/2010 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE del

17.3.2010, depositata l’8/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/12/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI GIACALONE;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO

DESTRO.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Nella causa indicata in premessa, è stata depositata la seguente relazione:

1 – La sentenza impugnata, depositata l’8 maggio 2010, riformando quella di primo grado, ha, per quanto qui rileva, accolto la domanda risarcitoria degli odierni intimati, ritenendo il Condominio responsabile dei danni causati alla loro madre, attinta al capo da una lastra di ghiaccio staccatasi dal tetto dello stabile condominiale l'(OMISSIS). Diversamente dal giudice di prime cure, la Corte territoriale negava che la responsabilità del custode potesse essere esclusa nella specie dalla ricorrenza del fortuito (che il custode non aveva comunque provato, qualunque fosse l’indirizzo giurisprudenziale che l’interprete volesse accogliere), non essendo questo identificabile con le intemperie, cessate da almeno 15 ore prima del sinistro; nè ricorreva il fortuito incidentale, dovuto al comportamento della vittima, non potendo intravedersi alcuna imprudenza nel comportamento di un’anziana che, dopo due giorni d’intemperie, aveva approfittato del relativo miglioramento delle condizioni meteorologiche, decidendo di uscire nell’ora più calda del giorno (tra le 14 e le 15) per provvedere alle proprie incombenze di vita. Liquidava il danno non patrimoniale premettendo che la parte istante non aveva offerto criteri equitativi diversi da quelli tabellari (valori Trib. Milano), mantenendosi nella valutazione della media dei soggetti, tenendo conto dell’età della danneggiata all’atto dell’incidente ((OMISSIS) anni), senza maggiorazione per personalizzazione (neppure invocata dagli interessati) e liquidandolo nel senso unitario “come correttamente suggerito dall’appellante”.

2 – Ricorre per cassazione il Condominio con tre motivi; gli intimati resistono con controricorso.

3. – Il primo ed il secondo motivo, denunciano omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, consistenti, rispettivamente nella sussistenza del caso fortuito e del cosiddetto “fortuito incidentale”.

Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione di norme di diritto, perchè il risarcimento sarebbe stato liquidato in violazione di quanto derivante dall’interpretazione degli artt. 1226 e 2056 c.c. e tenuto conto che il danno biologico iure successionis in caso di morte non dovuta all’evento lesivo in lite debba essere calcolato in base alla durata effettiva della vita futura, non già con riferimento alla durata probabile della stessa.

Le prime due censure – che possono trattarsi congiuntamente data l’intima connessione – implicano accertamenti di fatto e valutazioni di merito. Ripropongono, in realtà, un’inammissibile “diversa lettura” delle risultanze probatorie, senza tenere presente il consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui In tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia, la fattispecie di cui all’art. 2051 cod. civ. individua un’ipotesi di responsabilità oggettiva, essendo sufficiente per l’applicazione della stessa la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo. Pertanto non assume rilievo in sè la violazione dell’obbligo di custodire la cosa da parte del custode, la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell’evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne è fonte immediata ma ad un elemento esterno. Ne consegue l’inversione dell’onere della prova in ordine al nesso causale, incombendo sull’attore la prova del nesso eziologico tra la cosa e l’evento lesivo e sul convenuto la prova del caso fortuito. Sia l’accertamento in ordine alla sussistenza della responsabilità oggettiva che quello in ordine all’intervento del caso fortuito che lo esclude involgono valutazioni riservate al giudice del merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (Cass. n. 6753/2004).

La sentenza impugnata, invece, ha congruamente spiegato le ragioni della propria decisione, proprio esaminando gli elementi la cui considerazione il ricorrente assume che sia stata erroneamente valutata. E’ stata esclusa la prova da parte del condominio della ricorrenza del caso fortuito, non potendo questo sostanziarsi nelle intemperie precedenti il sinistro e le cui conseguenze pericolose per i terzi, riguardanti il fabbricato, avrebbero dovuto essere eliminate dal custode. Inoltre, pur essendo riconducibile all’ipotesi del fortuito anche il caso in cui l’evento di danno sia da ascrivere esclusivamente alla condotta del danneggiato, la quale abbia interrotto il nesso eziologico tra la cosa in custodia ed il danno, (v. Cass. n. 20317/2005) , un ed. fortuito incidentale non era configurabile nella specie non potendo ravvisarsi alcuna imprudenza nel comportamento della danneggiata (come descritto nei sopra riportati brani della sentenza impugnata).

La terza censura, oltre ad involgere anch’essa essenzialmente questioni di merito, pur essendo impropriamente rubricata quale violazione di legge, si rivela assolutamente generica e non riferibile specificamente alla ratio decidendo, non censurando puntualmente le ragioni della liquidazione del risarcimento, nonchè formulato in violazione del canone di autosufficienza del ricorso per cassazione, non specificando se, come e quando la questione del parametro della durata reale della vita futura anzichè della probabile durata della stessa sia stata sottoposta ai giudici di merito; nè risulta dimostrato l’interesse a ricorrere sul punto, posto che come dedotto in controricorso dai resistenti “la vita della defunta era risultata molto più lunga di quella presa a parametro dalle tabelle” applicate, sicchè del mancato adeguamento alla durata reale avrebbero dovuto dolersi i creditori e non certo il debitore.

4. – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 3 80 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso.

La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite.

Non sono state presentate memorie ne conclusioni scritte.

Ritenuto che:

a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve perciò essere rigettato, essendo manifestamente infondato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 12 dicembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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