Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30251 del 22/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2018, (ud. 31/10/2018, dep. 22/11/2018), n.30251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n.3593/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

D.M.P., rappresentato e difeso dagli avv.ti Angelo Osnato ed

Alessandro Alessandri, presso cui elettivamente domicilia in Roma

alla piazza dei Carracci n.9;

– controricorrente –

avverso la sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Regionale

dell’Emilia Romagna, n. 97/16/10 del 15 novembre 2010, depositata il

13 dicembre 2010 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 31 ottobre

2018 dal Consigliere Andreina Giudicepietro.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. l’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo contro D.M.P. per la cassazione della sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna, n. 97/16/10 del 15 novembre 2010, depositata il 13 dicembre 2010 e non notificata, concernente l’impugnativa da parte del contribuente dell’avviso di accertamento, con cui veniva determinato sinteticamente il reddito del contribuente D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, per gli anni 2002 e 2003 sulla base degli indici di capacità contributiva risultanti dall’anagrafe Tributaria;

2. con la suddetta sentenza la C.T.R. dell’Emilia Romagna aveva accolto l’appello del contribuente, ritenendo che l’Ufficio, con l’accertamento impugnato, non aveva tenuto conto del reddito della sig. T., all’epoca convivente con il D.M., nonchè del fatto che le autovetture in possesso del contribuente fossero strumentali all’attività imprenditoriale esercitata dallo stesso e che l’acquisto della partecipazione societaria nella soc. DUE s.r.l. fosse stato pagato nell’arco di quattro anni;

3. a seguito del ricorso dell’Agenzia delle Entrate, D.M.P. si costituisce con controricorso, replicando al ricorso;

4. il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 31 ottobre 2018, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1.1. con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia ricorrente denuncia l’insufficiente ed illogica motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sulle circostanze di fatto dalle quali, secondo il giudice di appello, si ricaverebbe l’infondatezza dell’accertamento sintetico;

1.2. il motivo è fondato e va accolto;

1.3. invero, la C.T.R. ha ritenuto che l’Ufficio, nella determinazione delle disponibilità finanziarie del contribuente, non abbia tenuto conto del reddito della sig. T.L., all’epoca dei fatti convivente con il sig. D.M.;

deve, però, rilevarsi che tale circostanza, di per sè sola, non comporta l’infondatezza dell’accertamento sintetico, poichè, come è stato detto “in tema di accertamento cd. sintetico, ove il contribuente deduca che la spesa effettuata deriva dalla percezione di ulteriori redditi di cui ha goduto il proprio nucleo familiare, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38,comma 6, (applicabile ratione temporis), è onerato della prova contraria ìn ordine sia alla disponibilità di detti redditi che all’entità degli stessi ed alla durata del possesso, sicchè, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere” (Sez. 5 -, Sentenza n. 1510 del 20/01/2017);

la sentenza impugnata, in ciò risultando carente, omette ogni motivazione in ordine all’eventuale prova fornita dal contribuente sulla disponibilità e durata del possesso dell’ulteriore reddito reddito e sulla sua entità;

inoltre, la C.T.R. non chiarisce in che modo il contribuente avrebbe dimostrato l’uso esclusivo delle due autovetture ai fini dello svolgimento dell’attività professionale, a fronte della circostanza dedotta dall’Agenzia delle Entrate, secondo cui l’avviso di accertamento ha considerato le automobili quali beni strumentali all’esercizio dell’attività, ad eccezione della percentuale del 20%, che ha ritenuto potesse corrispondere all’uso personale delle stesse;

infine, la motivazione appare carente anche in ordine all’acquisto della partecipazione societaria, poichè i giudici di appello affermano apoditticamente che l’Ufficio avrebbe trascurato che l’acquisto era avvenuto nei quattro anni, senza spiegare le ragioni per le quali ritengono non attendibile la tabella esplicativa dell’Agenzia delle Entrate, da cui risulterebbe la corretta imputazione dell’incremento patrimoniale nell’anno in cui si è verificato e nei quattro precedenti (in cinque quote costanti), come prescritto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 5;

atteso l’accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio per nuovo esame alla C.T.R. dell’Emilia Romagna, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio dì legittimità.

P.Q.M.

La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e

rinvia alla C.T.R. dell’Emilia Romagna, in diversa composizione, cui

demanda di provveder anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 31 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2018

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