Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30246 del 15/12/2017

Civile Sent. Sez. L Num. 30246 Anno 2017
Presidente: BRONZINI GIUSEPPE
Relatore: DE MARINIS NICOLA

SENTENZA

sul ricorso 1933-2013 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo
studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente –

2017

contro

3895

AB
– intimate –

Nonché da:

Data pubblicazione: 15/12/2017

AB
– controricorrente e ricorrente incidentale contro

legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA,
– controricorrente al ricorso incidentale contro

OBIETTIVO LAVORO S.P.A.;
– intimata –

avverso la sentenza n. 7763/2012 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 24/10/2012 r.g.n. 9257/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 10/10/2017 dal Consigliere Dott. NICOLA DE
MARINIS;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
C c7-4.1,7-ro
/TC– 0
Generale Dott. STEFANO VIO-N-D, che ha concluso per
raccoglimento quarto motivo, rigetto del primo,
secondo e terzo motivo, assorbiti il ricorso
incidentale;
udito l’Avvocato GAETANO GIANNI’ per delega verbale
Avvocato ARTURO MARESCA;

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona del

udito l’Avvocato ROBERTO RIZZO.

FATTI DI CAUSA
Con sentenza del 24 ottobre 2012, la Corte d’Appello di Roma, in
parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Roma, accoglieva,
la domanda proposta da AB nei confronti di Poste Italiane
S.p.A, avente ad oggetto la costituzione di un rapporto di lavoro
subordinato con la predetta Società, stante la dedotta nullità dei tre

ai sensi della legge n. 196/1997, con riferimento ad una delle causali
previste dal CCNL poi specificata nell’esigenza di far fronte a punte di
più intensa attività non fronteggiabili con il normale organico,
relativamente al periodo 21.5.2003/31.5.2004, gli altri due ai sensi del
d.lgs. n. 276/2003, rispettivamente in relazione ad esigenze di
sostituzione di lavoratori in ferie ed in malattia e di “sostituzione di
lavoratori assenti per aspettativa, congedo, ferie, partecipazione a corsi
di formazione ovvero malattia e temporanea inidoneità a svolgere la
mansione assegnata” relativamente ai periodi 1.6/30.9.2004 e
1.10.2004/30.6.2005 in virtù dei quali la AB aveva prestato l’attività
di operatore di sportello/cassiere presso l’ufficio postale di Roma
, dichiarando il rapporto costituito in capo alla Società con
diritto della AB alla riammissione in servizio ed al risarcimento del
danno commisurato alle retribuzioni maturate, in ragione della ritenuta
detraibilità dell’aliunde percipiendum, per il solo triennio successivo alla
cessazione del rapporto.
La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto la
genericità della causale invocata in relazione al primo contratto, non
superabile sulla base della documentazione prodotta; ammissibile la
conversione a tempo indeterminato del rapporto, inapplicabile invece
l’art. 32 I. n. 183/2010 con operatività del previgente regime risarcitorio
nei limiti della rilevanza dell’aliunde percipiendum.
Per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando
l’impugnazione a quattro motivi, cui resiste, con controricorso la AB,
la quale a sua volta propone ricorso incidentale, articolato su otto

contratti di lavoro temporaneo e di somministrazione stipulati, il primo

motivi, cui resiste, con controricorso, la Società. Entrambe le parti
hanno presentato memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione
dell’art. 2697 c.c., in una con il vizio di motivazione, la Società
ricorrente, lamenta la parzialità della valutazione delle risultanza

circa il mancato assolvimento dell’onere della prova dell’effettività della
causale invocata nel primo contratto di lavoro temporaneo stipulato con
la lavoratrice
Con il secondo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la violazione
e falsa applicazione dell’art. 10, I. n. 196/1997 e della legge n.
1369/1960 nonché del d.lgs. n. 368/2001, deduce l’erroneità
dell’interpretazione accolta dalla Corte territoriale in ordine al regime
sanzionatorio della somministrazione irregolare come comprensiva della
conversione a tempo indeterminato del rapporto.
Il vizio di motivazione è predicato nel terzo motivo in relazione alla
statuizione della Corte territoriale di rigetto dell’eccezione concernente
la detraibilità dell’aliunde perceptum per genericità delle relative
allegazioni.
La violazione e falsa applicazione dell’art. 32 I. n. 183/2010 è poi
dedotta nel quarto motivo in relazione alla ritenuta inapplicabilità alla
fattispecie del regime sanzionatorio introdotto dalla predetta norma, che
la Corte territoriale assume riferibile alla sola ipotesi di nullità
dell’apposizione del termine.
Dal canto suo, la ricorrente incidentale, con gli otto motivi formulati,
censura la statuizione della Corte territoriale in ordine alla detraibilità
dell’aliunde percipiendum,

sotto i distinti profili dell’omessa,

insufficiente e/o contraddittoria motivazione; della violazione e falsa
applicazione dell’art. 1226 c.c., stante l’inammissibilità della
determinazione equitativa del danno a fronte della possibile
quantificazione del medesimo; della violazione e falsa applicazione

istruttorie su cui risulta fondato il convincimento della Corte territoriale

dell’art. 2729 c.c. per difettare la presunzione posta a base del giudizio
equitativo dei caratteri della gravità, precisione e concordanza; della
violazione e falsa applicazione dell’art. 1225 c.c. stante la risarcibilità
anche del danno prevedibile a fronte del carattere doloso
dell’inadempimento datoriale; della violazione e falsa applicazione
dell’art. 1227 c.c. stante la non ravvisabilità del fatto colposo imputabile

violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. stante l’erroneo accollo
al lavoratore dell’onere della prova dell’inconfigurabilità di un concorso
di colpa; degli errores in procedendo in cui, alla stregua del disposto
degli artt. 432 e 114 c.p.c., la Corte territoriale sarebbe incorsa, con
conseguente nullità della statuizione, per aver pronunciato sul punto
secondo equità.
Il primo motivo del ricorso principale deve ritenersi inammissibile, non
recando il formulato motivo di ricorso confutazione alcuna del
convincimento espresso dalla Corte territoriale circa l’inidoneità dei
mezzi istruttori offerti dalla Società ricorrente a comprovare non solo la
ricorrenza e permanenza per il lungo periodo di adibizione della
ricorrente di una situazione, al contrario di per sé intrinsecamente
contingente, di picco di attività, ma altresì l’impossibilità di fronteggiare
la stessa con il normale organico come richiesto nella previsione
autorizzato ria di cui al CCNL.
Di contro, infondato risulta il secondo motivo del ricorso principale alla
luce dell’orientamento accolto da questa Corte (cfr., da ultimo, Cass.,
sez. lav., 17.1.2013, n. 1148 ed ivi ulteriori precedenti) per il quale alla
conversione soggettiva del rapporto si aggiunge la conversione dello
stesso da lavoro a tempo determinato in lavoro a tempo indeterminato,
per intrinseca carenza dei requisiti richiesti dal d.lgs. n. 368/2001 ai fini
della legittimità dell’impiego a termine del lavoratore presso
I ‘utilizzatore.
Fondato, viceversa, si rivela il quarto motivo, atteso che il regime
sanzionatorio di cui all’art. 32, comma 5, I. n. 183/2010, implicante il

al creditore ai fini del concorso nella causazione del danno subito; della

riconoscimento a titolo risarcitorio di una indennità forfettaria, trova
applicazione in qualsiasi ipotesi di conversione a tempo indeterminato di
un contratto costituito a termine come lo è di norma un contratto di
somministrazione (vedi ancora Cass. 1.8.2014, n. 17540 e, da ultimo,
Cass. sez. lav., 26.9.2017, n. 22380), conseguendone, pertanto
l’assorbimento tanto del terzo motivo del ricorso principale quanto del

Ne deriva che, in relazione a tale motivo, rigettati il primo ed il secondo,
con conseguente assorbimento del terzo motivo nonchè del ricorso
incidentale, il ricorso principale va accolto e la sentenza impugnata
cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Roma, in diversa
composizione, che dovrà, pertanto limitarsi alla quantificazione
dell’indennità ex art. 32 citato spettante all’intimata limitatamente al
periodo compreso tra la data della cessazione del rapporto e quella della
sentenza recante l’ordine di ricostituzione del rapporto (cfr. per tutte
Cass. n. 14461/2015), provvedendo altresì all’attribuzione delle spese
del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il quarto motivo del ricorso principale, rigettati il primo
ed il secondo e assorbito il terzo motivo e il ricorso incidentale, cassa la
sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di
Roma, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 10 ottobre 2017

ricorso incidentale.

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