Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30242 del 27/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 27/10/2021, (ud. 31/03/2021, dep. 27/10/2021), n.30242

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21160-2020 proposto da:

C.O., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MAURO CECI;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI

L’AQUILA, PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE

D’APPELLO DI L’AQUILA;

– intimati –

avverso il decreto n. cronol. 430/2020 della CORTE D’APPELLO di

L’AQUILA, depositato il 17/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 31/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ACIERNO

MARIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte di Appello dell’Aquila, con decreto n. 430 del 17/06/2020, ha rigettato il ricorso proposto dal cittadino albanese, C.O., avverso il provvedimento con il quale il Tribunale dell’Aquila ha respinto la sua richiesta D.Lgs. n. 286 del 1998 ex art. 31, di poter rientrare in Italia al fine di accudire le sue tre figlie minorenni che vivono in Italia insieme alla madre munita di regolare permesso di soggiorno.

2. In via preliminare, la Corte ha evidenziato che il reclamante aveva subito due condanne per maltrattamenti familiari (a due anni la prima, ad otto mesi la seconda) ed aveva a carico due procedimenti penali, di cui uno per resistenza a P.U. e l’altro per detenzione di sostanze stupefacenti e, per tale ragione, doveva ritenersi una persona socialmente pericolosa che non può costituire un valido riferimento educativo per le figlie.

2.1. Anche se dai certificati medici è emerso che il padre era molto presente nella vita delle figlie e che il suo improvviso allontanamento aveva provocato loro una grave sofferenza psichica, la Corte Territoriale, operando un bilanciamento tra le esigenze delle minori e quelle di tutela della collettività, ha ritenuto prevalenti queste ultime, in considerazione del fatto che le minori risultano ben accudite dalla madre e presentano un disagio dovuto alla lontananza del padre non dissimile da quello che patiscono tutti i figli di genitori separati che vivono a grande distanza l’uno dall’altro.

2.2. A sostegno della decisione è stato inoltre affermato che il C. non ha dato prova di un’effettiva e definitiva resipiscenza, per cui c’e’ il rischio che, una volta rientrato in Italia, rinnovi quelle condotte violente e devianti che hanno fin qui connotato la sua vita.

3. Avverso la presente decisione ha proposto ricorso per cassazione C.O.. La controparte è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo ed unico motivo di ricorso, il ricorrente censura la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, per carenza ed illogicità della motivazione, nonché del medesimo D.Lgs., art. 19, per violazione del divieto di espulsione del minore e del diritto all’unità familiare. Lamenta il ricorrente che le figlie, a seguito del suo allontanamento, hanno subito un trauma da stress gravissimo che può essere risolto con il suo riavvicinamento, come rilevato e documentato dal neuropsichiatra infantile. Tale circostanza non è stata presa in considerazione dal giudice di appello ai fini della tutela del preminente interesse del minore. In merito ai carichi penali, si deduce che devono ancora essere giudicati e che non possono incidere sulla valutazione della capacità genitoriale. Sul punto, il provvedimento impugnato non ha motivato circa la minaccia concreta ed attuale per l’ordine e la sicurezza della nazione e non ha dato preminenza ai gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico delle minori.

5. Il motivo è inammissibile poiché si limita a contestare nel merito il giudizio di bilanciamento che la Corte Territoriale, con apprezzamento di fatto insindacabile in tal sede, ha correttamente effettuato e motivato tenendo conto sia del pregiudizio che l’allontanamento paterno ha provocato alle minori, sia delle condanne e delle condotte penalmente sanzionate tenute dal ricorrente a cui non è seguita l’elaborazione di un processo critico di ravvedimento con completo reinserimento nel contesto sociale.

5.1. Contrariamente a quanto prospettato dal ricorrente, il preminente interesse delle minori è stato ampiamente considerato dal giudice di appello, il quale ha escluso che l’allontanamento definitivo della figura paterna possa determinare un grave pregiudizio all’equilibrio psicofisico delle minori, atteso che queste ultime risultano ben accudite dalla madre e che la sofferenza psichica patita non è stata ritenuta di entità superiore rispetto a quella ordinaria che patiscono i figli di genitori separati che vivono a grande distanza.

5.2. Dunque, ritiene il Collegio che sia stato fatto buon uso dei principi affermati dalla giurisprudenza di questa Corte, alla luce dei quali in tema di autorizzazione all’ingresso o alla permanenza in Italia del familiare di minore straniero che si trova nel territorio italiano, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, il diniego non può essere fatto derivare automaticamente dalla pronuncia di condanna per uno dei reati che lo stesso testo unico considera ostativi all’ingresso o al soggiorno dello straniero; nondimeno la detta condanna è destinata a rilevare, al pari delle attività incompatibili con la permanenza in Italia, in quanto suscettibile di costituire una minaccia concreta ed attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, e può condurre al rigetto della istanza di autorizzazione all’esito di un esame circostanziato del caso e di un bilanciamento con l’interesse del minore, al quale la detta norma, in presenza di gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico, attribuisce valore prioritario ma non assoluto (Cass., S.U., n. 15750/2019). Il bilanciamento è stato esaurientemente eseguito dalla Corte d’Appello.

5.5. Trattasi di una soluzione conforme alla tutela del preminente dell’interesse del minore, posto che l’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20/11/1989 e ratificata dalla L. n. 176 del 1991, prescrive che gli Stati vigilino affinché il minore non sia separato dai genitori, facendo salva, tuttavia, l’ipotesi in cui la separazione sia il risultato di provvedimenti legittimamente adottati da uno Stato-parte, sicché, ove lo straniero sia colpito da un provvedimento di espulsione, le esigenze di legalità e sicurezza sottese a tale provvedimento non sono di per sé recessive rispetto all’interesse, pur preminente, del fanciullo (Cass., n. 26831/2019; Cass., 4197/2008).

6. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nulla sulle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 31 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2021

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