Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30241 del 15/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 30241 Anno 2017
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: TORRICE AMELIA

ORDINANZA

sul ricorso 11197-2012 proposto da:
CARDULLI MICHELE, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio
dell’avvocato BRUNO DEL VECCHIO, che lo rappresenta e
difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

REGIONE LAZIO, in persona del legale rappresentante
2017
3747

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
MARCANTONIO

COLONNA

27,

presso

lo

dell’avvocato ANNA MARIA COLLACCIANI,

studio
che

lo

rappresenta e difende giusta delega in atti;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 15/12/2017

avverso

la

sentenza n.

8766/2011

della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 28/11/2011 r.g.n.

7311/2008.

N. R.G. 11197 2012

RILEVATO

che la Corte di Appello di Roma, con la sentenza n. 8766 in data 28.11.2011, in
riforma della sentenza di primo grado, ha respinto il ricorso proposto da Michele
Cardulli, giornalista professionista, alle dipendenze della Regione Lazio con contratti a

Sinistra”, volto alla condanna della Regione Lazio al pagamento della somma di C
30.897, 89 a titolo di compenso per lavoro straordinario e per differenza economica
sul TFR;
che la Corte territoriale ha ritenuto che: l’avvenuta pattuizione del “superminimo”
comprendente il lavoro notturno, straordinario, festivo infrasettimanale e domenicale
in relazione al servizio esterno “e/o missioni” onerava il ricorrente di provare di avere
effettuato prestazioni straordinarie superiore a quelle remunerate in via forfettizzata;
il ricorrente aveva negato la validità della pattuizione ma non aveva allegato, né
tampoco aveva provato, il numero di ore di lavoro straordinario superiore a quello
rientrante nel “forfait” ma si era limitato ad indicare l’orario di lavoro senza precisare
I’ “eccedenza”; in ogni caso la prova espletata non aveva dimostrato che il Cardulli
avesse osservato l’orario di lavoro, la frequenza e la durata delle prestazioni di lavoro
nelle giornate di sabato e di domenica nei termini indicati nel ricorso introduttivo del
giudizio; al rigetto della domanda volta ad ottenere il compenso per le prestazioni di
lavoro straordinarie, festive e domenicali conseguiva il rigetto delle domande relative
al TFR ( incidenza di detti compensi);
che avverso detta sentenza Michele Cardulli ha proposto ricorso per cassazione
affidato a tre motivi, illustrati da successiva memoria, al quale ha resistito con
controricorso la Regione Lazio;
che con il primo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 3 c.p.c.,
violazione o falsa applicazione degli artt. 1339, 2077, 2099, 2108 c.c. e dell’ art. 36
della Costituzione, per avere la Corte territoriale ritenuto il superminimo satisfattivo
delle pretese azionate da esso ricorrente; sostiene che, essendo gli importi tabellari
minimi riconosciuti ad esso ricorrente inferiori a quelli previsti dal CCNLG, il
superminimo pattuito costituiva mera integrazione del trattamento retributivo;
assume che la datrice di lavoro avrebbe dovuto specificare per ciascun titolo a quante

1

tempo determinato in qualità di addetto stampa del gruppo consiliare “Democratici di

N. R.G. 11197 2012

ore di lavoro di retribuzione variabile ( straordinario, domenicale , notturno, festivo
etc.) corrispondeva il superminimo attribuito;
che con il secondo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c. 1 n. 5 c.p.c.,
omessa motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio, sostenendo che l’omesso
esame della documentazione allegata al ricorso, comprovante l’avvenuta erogazione di

superminimo costituiva ordinario compenso della prestazione lavorativa;
che con il terzo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.

l n. 3 c.p.c.,

violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c. 1 c.p.c. anche in relazione agli artt. 88,
167 e 416 c. 3 c.p.c. , dell’art. 2697 c.c. e dell’ art.11 c. 2 della Costituzione; sostiene
che, non avendo la Regione Lazio contestato l’effettivo espletamento da parte di esso
ricorrente delle prestazioni di lavoro straordinario, domenicale e nella giornata di
sabato, esso ricorrente non era tenuto a provare di avere effettuato siffatte
prestazioni; assume che la Regione Lazio si era limitata ad opporre il patto di
forfettizzazione e la sua completa satisfattività e la assenza di autorizzazioni alle
prestazioni rese oltre l’orario ordinario e per quelle rese di domenica e di sabato;

retribuzioni inferiori rispetto a quelle previste dal CNLG, rendeva evidente che il

che il primo motivo ed il secondo motivo, da trattarsi congiuntamente per la (
connessione tra le argomentazioni esposte a corredo, sono inammissibili perché il
ricorrente non ha precisato se, ed in quale atto processuale del giudizio di merito, la
questione relativa alla insufficienza della retribuzione mensile, questione in diritto
comportante accertamenti in fatto sulla entità delle retribuzioni erogate, non trattata
nella sentenza impugnata, sia stata sottoposta alla Corte territoriale; al riguardo va
richiamato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui qualora una determinata
questione giuridica – che implichi un accertamento di fatto – non risulti trattata nella
sentenza impugnata, il ricorrente che proponga la suddetta questione in sede di
legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità, per novità della
censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi
al giudice di merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per
cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar
modo alla Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di
esaminare nel merito la questione stessa (206782016, 8266/2016, 7048/2016,
5070/2009);

2

N. R.G. 11197 2012

che rispetto alle ulteriori censure formulate nei motivi in esame è assorbente la
considerazione che il ricorrente non ha censurato l’affermazione della Corte
territoriale, che costituisce autonoma “ratio decidendi”, idonea a sorreggere la
statuizione di rigetto, secondo cui dalla prova testimoniale non era emerso alcun
elemento probatorio che confortasse gli assunti del Cardulli sull’orario di lavoro

del superminimo, che era stato corrisposto proprio per eventuali prestazioni di lavoro
straordinario non esattamente quantificabili;
che il terzo motivo è infondato perché il riferimento effettuato dalla Regione Lazio,
nella memoria di costituzione nel giudizio di primo grado (riprodotta nel ricorso nella
parte che in questa sede rileva), alla necessità di autorizzazione allo svolgimento del
lavoro straordinario con riguardo alle prestazioni “eventualmente rese” contraddice la
tesi della mancata contestazione delle allegazioni contenute nell’atto introduttivo del
giudizio;
che il ricorso va conclusivamente rigettato;
che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte
Rigetta il ricorso.
Condanna il ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese del giudizio di
legittimità, liquidate in C 4.000,00 per compensi professionali, C 200,00 per esborsi,
oltre 15% per rimborso spese generali forfetarie ed IVA e CPA.
Così deciso in Roma, all’Adunanza Camerale del 28 settembre 2017.
Il Presidente
dott. G. Napole/
ta‘/

Funzio
Dott.s

osservato e sulla sua eccedenza rispetto alla misura già compensata con l’erogazione

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