Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30236 del 22/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2018, (ud. 30/10/2018, dep. 22/11/2018), n.30236

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15348/2012 R.G. proposto da:

Arsial, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione

dell’Agricoltura nel Lazio, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentato e difeso dall’avv. Luca Falivena presso cui

elettivamente domicilia in Roma alla via Federico Cesi n.72;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

-controricorrente –

avverso la sentenza n. 2555/2011 della Commissione Tributaria

Centrale di Roma, Collegio n. 2, emessa il giorno 11/4/2011,

depositata il giorno 10/5/2011 e non notificata;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 30 ottobre

2018 dal Consigliere Giudicepietro Andreina;

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. l’Arsial, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio (ex Ersal), ricorre con due motivi contro l’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza n. 2555/2011 della Commissione Tributaria Centrale di Roma, Collegio n. 2, emessa il giorno 11/4/2011, depositata il giorno 10/5/2011 e non notificata, che ha accolto il ricorso dell’Ufficio, in controversia concernente l’impugnativa del silenzio rigetto sull’istanza di rimborso di ritenute versate a seguito di adesione alla sanatoria fiscale di cui al D.L. 14 marzo 1988, n.70;

2. con la sentenza impugnata, la C.T.C. di Roma rilevava in fatto che l’Ufficio aveva notificato all’Arsial avviso di accertamento del 18/12/1990 ritenendo che gli importi trattenuti sullo stipendio dei dipendenti dal 1985 al 1990 a titolo di riscatto dei premi di anzianità, dovessero essere inclusi nella base imponibile ed assoggettati a ritenuta d’acconto;

l’Arsial (all’epoca l’Ersal), con deliberazione dell’11 dicembre 1991, aveva presentato dichiarazioni sostitutive per gli anni dal 1985 al 1990 (usufruendo della normativa che consentiva la riapertura dei termini e la sanatoria fiscale di cui al D.L. 14 marzo 1988, n. 70) ed aveva versato le somme corrispondenti alla ritenuta alla fonte sui premi di riscatto delle indennità di anzianità trattenute sulle retribuzioni dei dipendenti per gli anni predetti;

successivamente, la ricorrente aveva impugnato l’avviso di accertamento, che era stato annullato con sentenza della C.T.P. di Roma del 15/3/1993, confermata in via definitiva dalla sentenza della C.T.R. del Lazio n. 460/11/93 dell’8/11/1993;

in data 16/3/10092 l’Arsial (all’epoca l’Ersal) ha presentato istanza di rimborso ex D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, al fine di ottenere la restituzione delle somme versate e non dovute, ed, in mancanza di risposta da parte dell’Amministrazione, ha proposto ricorso avverso il silenzio rifiuto, oggetto del presente procedimento;

su tali premesse, la C.T.C. di Roma ha ritenuto fondato ed assorbente il rilievo che le somme fossero state pagate a seguito di richiesta di condono e, quindi, non fossero rimborsabili;

3. l’Arsial, con i due motivi di ricorso, lamenta la violazione delle norme di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, alla L. n. 154 del 1988, art. 9 e all’art. 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto afferma di aver versato le somme solo in via precauzionale e provvisoria, al solo fine di evitare maggiori oneri e per ottenerne la restituzione all’esito dell’impugnativa dell’avviso di accertamento, procedimento concluso con accertamento, passato in giudicato, dell’illegittimità dell’avviso di accertamento;

4. a seguito del ricorso del contribuente, l’Agenzia delle Entrate si costituisce, resistendo con controricorso;

5. il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 30 ottobre 2018, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. con i due motivi di ricorso, l’Arsial lamenta la violazione delle norme di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, alla L. n. 154 del 1988, art. 9 e all’art. 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto afferma di aver versato le somme solo in via precauzionale e provvisoria, al solo fine di evitare maggiori oneri;

secondo la ricorrente, stante l’accertamento, passato in giudicato, dell’illegittimità dell’avviso di accertamento, era venuto meno il titolo in base al quale l’Amministrazione poteva ritenere le somme versate dalla contribuente;

1.2. i motivi sono connessi, vanno esaminati congiuntamente e sono fondati;

1.3. la ratio della norma di cui alla L. n. 154 del 1988, art. 9, è nella possibilità offerta a taluni contribuenti di usufruire di un termine per poter regolarizzare le situazioni pregresse con la presentazione della dichiarazione precedentemente omessa o di una dichiarazione integrativa;

la riapertura dei termini consente di effettuare la dichiarazione e i versamenti, ma non incide sulla successiva verifica in ordine alla sussistenza e all’entità dell’obbligazione tributaria;

con la sentenza n. 16245 del 23/07/2007 questa Corte ha chiarito che l’esercizio, da parte dell’ente, della facoltà di rettificare o completare la dichiarazione originaria, prevista dal D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 9, conv. in L. 13 maggio 1988, n. 154, non comporta l’automatica caducazione dell’accertamento posto in essere dall’Ufficio in ordine alla predetta dichiarazione, ma solo la sospensione della sua efficacia e dei termini di riscossione, con conseguente impugnabilità dell’eventuale iscrizione a ruolo delle imposte e degli accessori, inefficacia delle sanzioni comminate con detto atto, e caducazione degli interessi di mora;

pertanto, la controversia introdotta dall’istituto mediante l’impugnazione dell’avviso di accertamento permane fino a quando il Giudice tributario, il quale ha il potere di quantificare la pretesa tributaria nei limiti posti dalle domande delle parti, non stabilisca, tenendo conto anche dell’accertamento dell’Ufficio, se gl’importi indicati nella successiva dichiarazione o gli altri adempimenti siano conformi a quelli dovuti;

l’adesione del contribuente, che ha presentato le dichiarazioni integrative, avvalendosi della facoltà di cui alla normativa citata, non impedisce, quindi, la domanda di rimborso, ove l’imposta versata risultasse non dovuta all’esito dell’impugnazione dell’atto impositivo;

deve, quindi, concludersi nel senso che la successiva possibilità di verificare la correttezza della dichiarazione (integrata) non esclude la rimborsabilità delle somme versate e non dovute, tanto più che, nel caso di specie, sul punto vi è il giudicato favorevole al contribuente (per un caso analogo, circa la L. n. 413 del 1991, art. 32, v. Sez. 5, Sentenza n. 17015 del 02/12/2002, secondo cui, “la presentazione di una dichiarazione integrativa semplice ai sensi della L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 32, non comportando l’estinzione del giudizio eventualmente pendente nè la preclusione all’accertamento dei redditi effettivamente percepiti, non incide sul potere – dovere dell’amministrazione di pronunciarsi sull’istanza di rimborso”);

il giudice, quindi, avrebbe dovuto pronunciarsi sulla debenza del tributo contestata dalla ricorrente (in tal caso esclusa dalla sussistenza del giudicato sull’annullamento dell’avviso di accertamento), al fine di valutare la fondatezza dell’istanza di rimborso;

nel caso di specie, la C.T.C. non si è attenuta ai principi di diritto sopra ricordati, per cui la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità;

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 30 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2018

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