Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30182 del 22/11/2018

Cassazione civile sez. III, 22/11/2018, (ud. 18/10/2018, dep. 22/11/2018), n.30182

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17247/2017 proposto da:

D.F.F., L.T., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA PORTUENSE 104, presso lo studio dell’avvocato ANTONIA DE

ANGELIS, rappresentati e difesi dall’avvocato SALVATORE CATALANO

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2104/2016 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 12/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/10/2018 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

Fatto

RITENUTO

che:

1. D.F.F. e L.T. ricorrono, affidandosi a sei motivi, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Torino che, respingendo l’impugnazione da loro proposta, aveva confermato la pronuncia del Tribunale con la quale era stata accolta la domanda di rivalsa della Unipolsai Spa (in qualità di impresa designata dal Fondo Garanzia Vittime della Strada) conseguente al risarcimento del danno derivante dal sinistro stradale del quale i ricorrenti erano stati riconosciuti responsabili, nonchè privi di copertura assicurativa.

2. L’intimata non si è difesa.

E’ stato depositato il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo ed il quarto motivo di ricorso devono essere congiuntamente esaminati in quanto vengono, entrambi, ricondotti al medesimo vizio: con essi, infatti, i ricorrenti lamentano, l’omessa valutazione di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione e l’omessa ed insufficiente motivazione così come “previsto dall’art. 360 ante novella del 2012 ove applicabile ratione temporis”. Assumono, con la prima censura, l’assenza di valutazione, sia del contrassegno assicurativo dal quale si evinceva che la copertura garantita dalla polizza andava a scadere il 27.1.2005, sia della quietanza di pagamento dalla quale risultava che il premio era stato versato il 3.8.2004, e cioè ben prima della data del sinistro. Assumono che i due documenti erano stati valutati con motivazione contraddittoria.

1.1. Entrambe le censure sono inammissibili.

Esse, infatti, sono ricondotte dai ricorrenti all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che, avuto riguardo alla data di notifica dell’atto introduttivo del giudizio d’appello è applicabile, nel caso in esame, nella versione novellata dalla L. n. 134 del 2012, la quale, oltre ad aver modificato la formulazione della norme sopra richiamata (precludendo definitivamente che attraverso il giudizio di legittimità possa essere integrata o rielaborata la motivazione del giudice di merito, al di fuori dei casi in cui la censura si incentri sull’omesso esame di un fatto storico decisivo per la controversia ed oggetto di discussione fra le parti), ha introdotto l’art. 348ter, u.c., che prevede anche che tale vizio non può trovare ingresso in sede di legittimità quando il relativo giudizio sia proposto, come nel caso in esame, avverso una sentenza d’appello che conferma la decisione di primo grado sulla scorta delle medesime ragioni (cfr. Cass. 13928/2015).

2. Con il secondo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, art. 1363 c.c., applicabile alla fattispecie in esame.

2.2. Il motivo è inammissibile rispetto al vizio dedotto, anche per mancanza di autosufficienza:premesso, infatti, che l’art. 1363 c.c., impone l’interpretazione complessiva del contratto mentre nel caso in esame la motivazione della Corte territoriale è incentrata sulla valutazione delle prove acquisite (soprattutto documentali) i ricorrenti omettono di indicare quali sarebbero le clausole non correttamente interpretate dai giudici d’appello, con ciò violando l’art. 366 c.p.c., n. 6.

3. Con il terzo motivo, ancora, si censura, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 2721,2735,2724 c.c. e degli artt. 157,115c.p.c., art. 183 c.p.c., comma 6, nonchè dell’art. 2967 c.c.; i ricorrenti criticano gli “errores in iudicando” contenuti nel capo della sentenza che esamina il terzo motivo d’appello con il quale avevano contestato la mancata ammissione della prova testimoniale dedotta fin dal primo grado di giudizio, con riferimento al principio di prova scritta consistente nel deposito delle quietanze di pagamento provenienti dalla controparte che non le aveva nè disconosciute, nè contestate.

3.1. La censura è complessivamente inammissibile perchè contiene una richiesta di rivalutazione di merito delle emergenze processuali, non consentita in sede di legittimità.

4. Con il quinto ed il sesto motivo, i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, artt. 2735, 2697, 115,116,167 c.p.c. e art. 183 c.p.c., comma 6; gli errores in iudicando del capo della sentenza che tratta il primo ed il secondo motivo d’appello in ordine alla natura della quietanza e del valore confessorio di essa; infine, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, con riferimento all’art. 112 c.p.c., sul primo ed il secondo motivo d’appello (quinto motivo) lamentando, inoltre, che era stata dichiarata assorbita l’eccezione di difetto di legittimazione passiva dei ricorrenti rispetto all’azione proposta (il sesto motivo).

4.1. I motivi devono essere congiuntamente esaminati in ragione della stretta ed evidente connessione logica che li collega visto che, in sintesi, sono riferiti, con richiamo al vizio di nullità, alla motivazione della Corte territoriale criticata per profili di incongruità tali da tradursi in apparenza – volta a valutare i documenti versati in atti dai ricorrenti per dimostrare l’avvenuto pagamento del premio assicurativo per il secondo semestre prima della data in cui avvenne il sinistro.

4.2. Entrambe le censure sono fondate.

La motivazione resa dalla Corte territoriale a sostegno del rigetto delle eccezioni sollevate mostra, infatti, profili di incoerenza ed incongruità riferibili ad una errata percezione delle produzioni documentali dei ricorrenti consistenti nel certificato di assicurazione, nella carta verde e nella quietanza di pagamento della rata del premio riferita al secondo semestre dell’annualità che contraddicevano la dichiarazione dell’agente B. attestante, senza alcun riscontro contabile, il pagamento del premio semestrale in data 6.9.2004, e cioè successivamente alla verificazione del sinistro (cfr. pag. 9 della sentenza impugnata): i giudici d’appello, infatti, hanno motivato la loro decisione in modo non aderente al contenuto dei documenti esaminati, omettendo di collegare le evidenze probatorie che risultano, nel complesso, erroneamente percepite. Con ciò la sentenza risulta viziata per nullità della motivazione.

4.3. Infatti, in presenza di un contrassegno e di un certificato di assicurazione (doc. 1 e 2 riprodotti in questa sede e presenti nel fascicolo di parte), siglati dall’agente ed attestanti che la copertura assicurativa si estendeva fino al 27.1.2005 e che il pagamento era avvenuto a copertura del periodo 3.8.2004/21.1.2005 (cfr. anche la quietanza della polizza RCA che riporta una data di pagamento impressa a penna con grafia che la rende non perfettamente leggibile ma che non è stata oggetto di disconoscimento della controparte) la Corte ha valorizzato il significato della documentazione prodotta a dimostrazione del pagamento della polizza assicurativa infortuni, solo integrativa di quella oggetto di controversia, ed ha affermato che, in relazione a quest’ultima, la scadenza indicata sulla quietanza era il 27.7.2004, che la data del pagamento recava come numero leggibile solo il 3 (e non anche l’intera data perchè gli altri numeri erano incomprensibili), che la firma dell’agente era illeggibile, nonostante che si trattasse della medesima “sigla” apposta su tutti gli altri documenti prodotti provenienti dalla stessa agenzia di assicurazione.

4.4. Il Collegio osserva, al riguardo, che in atti è presente anche un altro contrassegno recante la data di scadenza del 27.1.2005; che quello preso in esame dai giudici (con data 27.7.2004) era evidentemente riferito al primo semestre: la Corte, al riguardo, pur dando conto che esso era accompagnato dal certificato di assicurazione che presentava la data di pagamento del 3.8.2004, ha effettuato un collegamento logico che risulta viziato in quanto indurrebbe ad affermare, invero incoerentemente, che in tale data successiva sarebbe stato rilasciato un certificato assicurativo per un periodo che era scaduto precedentemente (27.7.2004), rispetto al quale non è mai stata sollevata alcuna contestazione.

4.5. Si collocano, inoltre, al di fuori del perimetro argomentativo utile a dare una valida spiegazione alla decisione assunta, le considerazioni sulla crisi economica e sulla preferenza dell’assicurato a pagare la polizza integrativa che imponeva un minor impegno economico, rispetto a quella a garanzia della RCA.

Si ritiene, dunque, che una coerente valutazione della documentazione prodotta, fondata su una corretta percezione di essa (al riguardo, cfr. Cass. 9356/2017), avrebbe imposto un collegamento fra tutte le quietanze versate in atti con un percorso logico diretto a rendere una motivazione delle emergenze processuali aderente ad una evidenza esistente (cioè la data di rilascio della quietanza), non contraddetta da altri elementi,nè sostanziali,nè processuali.

5. Inoltre si osserva – in ordine al sesto motivo – che le risultanze documentali, avrebbero dovuto indurre la Corte territoriale ad una diversa soluzione anche in ordine all’eccezione di difetto di legittimazione passiva dei ricorrenti, in quanto il contrassegno ed il certificato di assicurazione operano nell’interesse ed a tutela del danneggiato assolvendo alla funzione di comunicare ai terzi (segnatamente i terzi danneggiati e gli organi accertatori del traffico) la copertura assicurativa del veicolo, e determinando in essi un ragionevole affidamento sulla detta “comunicazione” (al riguardo, cfr. Cass. 6026/2001): è stato infatti chiarito, con orientamento ormai consolidato, che “in forza del combinato disposto della L. n. 990 del 1969, art. 7 (attuale del D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 127) e dell’art. 1901 c.c., il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore della r.c.a. vincola quest’ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand’anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacchè, nei confronti del danneggiato, quel che rileva ai fini della promovibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile è l’autenticità del contrassegno, non la validità del rapporto assicurativo. Tuttavia, posto che la disciplina del citato art. 7, mira alla tutela dell’affidamento del danneggiato il quale, pertanto, non è tenuto ad effettuare accertamenti se sia stato pagato il premio assicurativo o rilasciato solo il certificato ed il contrassegno, potendo fare ragionevole affidamento sull’apparenza della situazione – per escludere la responsabilità dell’assicuratore in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsificato occorre che questi provi l’insussistenza di un proprio comportamento colposo, tale da ingenerare l’affidamento erroneo del danneggiato stesso.” (cfr. la recentissima Cass. 18519/2018; ed ex multis Cass. 16726/2009; Cass. 25130/2010).

5.1. A ciò consegue che, anche nel caso in cui il premio fosse stato pagato in ritardo, in presenza di un certificato e di un contrassegno attestante la copertura assicurativa, la vocatio in ius del danneggiato (e, nel caso in esame, l’azione di rivalsa del FGVS) doveva essere proposta nei confronti della Fondiaria Sai Spa, in qualità di compagnia di assicurazione dei ricorrenti, tenuta, comunque, a garantirne la copertura.

6. La sentenza impugnata deve pertanto essere cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte d’Appello di Torino in diversa composizione per il riesame della controversia alla luce dei seguenti principii di diritto: “In materia di ricorso per cassazione, mentre l’errore di valutazione in cui sia incorso il giudice di merito – e che investe l’apprezzamento della fonte di prova come dimostrativa, o meno, del fatto che si intende provare – non è mai sindacabile in sede di legittimità, l’errore di percezione, cadendo sulla ricognizione del contenuto oggettivo della prova, qualora investa una circostanza che ha formato oggetto di discussione tra le parti, è sindacabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per violazione dell’art. 115 c.p.c., norma che vieta di fondare la decisione su prove reputate assenti, ma in realtà offerte.”

In forza del combinato disposto della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 7 (attuale del D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 127) e dell’art. 1901 c.c., il rilascio del contrassegno assicurativo da parte dell’assicuratore della r.c.a. vincola quest’ultimo a risarcire i danni causati dalla circolazione del veicolo, quand’anche il premio assicurativo non sia stato pagato, ovvero il contratto di assicurazione non sia efficace, giacchè, nei confronti del danneggiato, quel che rileva, ai fini della promovibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile è l’autenticità del contrassegno, non la validità del rapporto assicurativo. Tuttavia, posto che la disciplina del citato art. 7 mira alla tutela dell’affidamento del danneggiato e copre, pertanto, anche l’ipotesi dell’apparenza del diritto, per escludere la responsabilità dell’assicuratore in ipotesi di contrassegno contraffatto o falsificato occorre che questi provi l’insussistenza di un proprio comportamento colposo, tale da ingenerare l’affidamento erroneo del danneggiato stesso.”

7. La Corte di rinvio provvederà, altresì, in ordine alla decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

accoglie il quinto ed il sesto motivo di ricorso e dichiara inammissibili i primi quattro; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’Appello di Torino per il riesame della controversia, dando atto dell’ammissione dei ricorrenti al patrocinio a spese dello stato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 18 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2018

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