Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30176 del 22/11/2018

Cassazione civile sez. III, 22/11/2018, (ud. 11/10/2018, dep. 22/11/2018), n.30176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10089-2017 proposto da:

SCATOLIFICIO ECOBOX SRL, in persona dell’Amministratore unico e

legale rappresentante elettivamente domiciliata in ROMA, presso lo

studio dell’avvocato FABRIZIO GIOVANNI POLLARI MAGLIETTA,

rappresentata e difesa dall’avvocato TIZIANA DA ROS giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

VITTORIA ASSICURAZIONI SPA, in persona del Direttore Generale Dott.

C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. BISSOLATI

76, presso lo studio dell’avvocato TOMMASO SPINELLI GIORDANO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MATTEO ANGELILLIS

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2038/2016 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 13/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/10/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale Dott. CARDINO ALBERTO, che ha chiesto

il rigetto del ricorso.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con atto di citazione in data 3/1/2007, la società Vittoria Assicurazioni s.p.a. conveniva in giudizio la società Scatolificio Ecobox s.r.l., innanzi al Tribunale di Treviso, sez. distaccata di Conegliano, per vedersi restituire i pagamenti effettuati dall’assicuratrice, con animo di rivalsa nei confronti dell’assicurato, a titolo di risarcimento dei danni cagionati dal conducente il veicolo di proprietà della Scatolificio Ecobox s.r.l., condotto in violazione del divieto di guida stato di ebbrezza, quantificati in Euro 50.792,24, oltre rivalutazione, interessi e spese (precisamente, i danni venivano liquidati in Euro 4.500,00 in favore di U.D., Euro 561,60 al suo patrocinatore, e Euro 32.460,79 a G.G. ed Euro 3.973,10 al suo legale, in via stragiudiziale in forza di transazioni, nonchè in Euro 5.020,72 a D.A.F., oltre Euro 4.279,99 al suo patrocinatore, in forza di sentenza del Giudice di Pace di Conegliano e in forza di successiva transazione stragiudiziale. La convenuta Scatolificio Ecobox s.r.l. si costituiva eccependo, in via preliminare, la prescrizione del diritto ex art. 2952 c.c., nonchè l’inopponibilità nei propri confronti di ogni accordo transattivo concluso dalla compagnia assicuratrice con i danneggiati, così come l’inopponibilità della sentenza del Giudice di Pace, peraltro inesistente perchè sottoscritta da un giudice onorario decaduto dalle funzioni, avendo dichiarato di volersene avvalere ai sensi dell’art. 1304 c.c..

2. Con sentenza n. 183/2011, depositata in data 3/6/2011, il Tribunale di Treviso, sez. distaccata di Conegliano, condannava la Scatolificio Ecobox s.r.l. al rimborso, in favore della Vittoria Assicurazioni s.p.a., della somma di Euro 50.792,24, oltre interessi legali liquidati in Euro 10.731,98. Con tale pronuncia, il Tribunale accertava le dinamiche dell’incidente, la responsabilità esclusiva del conducente l’autovettura danneggiante, l’avvenuto versamento delle somme a titolo di risarcimento danni, nonchè l’intervenuta interruzione del termine annuale di prescrizione ex art 2952 c.c..

3. Con atto di citazione notificato in data 9/7/2012, la Scatolificio Ecobox s.r.l. proponeva appello sulla base di quattro motivi. Con sentenza n. 2038/2016, pubblicata in data 13/09/2016, la Corte rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. In particolare, la Corte rigettava la censura di parte appellante relativa all’inopponibilità, nei propri confronti, dell’avvenuto pagamento da parte dell’assicuratrice a titolo di rivalsa, stante la mancata dichiarazione di voler profittare delle transazioni intervenute fra i danneggiati e l’assicurazione, ai sensi dell’art. 1304 c.c., in quanto “la previsione di cui all’art. 1304 c.c. non ha alcun rilievo nel caso di specie (anche perchè detta norma sembra riferirsi al regresso fra i condebitori solidali, mentre qui è fatto valere il diverso diritto di rivalsa). (…) A prescindere dalle transazioni, i pagamenti trovano giustificazione nella responsabilità del conducente del veicolo di proprietà della Ecobox, espressamente riconosciuta dall’attuale appellante. (…) Quanto al diritto di rivalsa, già si è visto che sul punto è intervenuto il giudicato”. In relazione al tema della responsabilità, inoltre la Corte rilevava la sussistenza di due giudicati intervenuti sul punto prima della stipula della transazione intervenuta tra l’assicurazione, qui convenuta, e le parti danneggiate nell’occorso. Le parti producevano memorie.

4. Con atto notificato in data 19/4/2017, la Scatolificio Ecobox s.r.l. proponeva ricorso per cassazione, deducendo quattro motivi di ricorso. La Vittoria Assicurazioni s.p.a. resisteva con atto notificato in data 23/5/2017, chiedendo il rigetto del ricorso per inammissibilità.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1. Con il primo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione delle norme di cui all’art. 1304 c.c., comma 1, artt. 1325,1343 e 1346 c.c., art. 1372 c.c., comma 2, art. 2946 c.c. e art. 2952 c.c., comma 2, nonchè il contrasto con l’interpretazione delle SSUU, sentenza 30/12/2011 n. 30174. Deduce altresì che l’azione si è prescritta, come eccepito sin dal giudizio di prime cure. La ricorrente, in sostanza, denuncia l’erronea qualificazione della domanda come rivalsa dell’assicuratore, anzichè in termini di regresso verso il coobbligato, e la conseguente errata applicazione dell’art. 1304 c.c., avendo la ricorrente dichiarato di non voler profittare della transazione intervenuta tra l’assicurazione, coobbligata solidale, e le parti danneggiate nel sinistro, venendo, così, meno il diritto di regresso dell’assicuratrice. Deduce inoltre che la Corte ha erroneamente ritenuto la sussistenza di uno dei giudicati sulla responsabilità dell’assicurato in ordine all’incidente occorso e che non sia stata rilevata l’eccepita prescrizione del diritto.

1.1. Il motivo è infondato.

1.2. Quanto alla serie di motivi di ricorso racchiusi nella prima censura, si osserva preliminarmente che la decisione del Giudice di merito contiene più rationes decidendi non adeguatamente intaccate. Si rammenta che in tale caso è onere della parte che impugna la decisione offrire elementi per provare l’infondatezza degli argomenti utilizzati in via binaria dal Giudice di merito a sostegno della decisione. Sul punto si veda, da ultimo, anche Cassazione Sez. 3 -, Ordinanza n. 15399 del 13/06/2018, ove è sancito che “Il giudice di merito che, dopo avere aderito ad una prima “ratio decidendi”, esamini ed accolga anche una seconda “ratio”, al fine di sostenere la propria decisione, non si spoglia della “potestas iudicandi”, atteso che l’art. 276 c.p.c., distingue le questioni pregiudiziali di rito dal merito, ma non stabilisce, all’interno di quest’ultimo, un preciso ordine di esame delle questioni; in tale ipotesi, pertanto, la sentenza risulta sorretta da due diverse “rationes decidendi”, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, sicchè l’inammissibilità del motivo di ricorso attinente ad una di esse rende irrilevante l’esame dei motivi riferiti all’altra, i quali non risulterebbero in nessun caso idonei a determinare l’annullamento della sentenza impugnata, risultando comunque consolidata l’autonoma motivazione oggetto della censura dichiarata inammissibile”.

1.3. Ciò posto, in primo luogo, si osserva che la Corte d’appello ha qualificato la domanda come azione di rivalsa ex art. 1916 c.c., e non di regresso, e ha ritenuto fondata la domanda perchè riposta non solo sulla base di due giudicati emessi tra le stesse parti, tra cui Trib. Treviso n. 32/2008 (di cui non è stata messa in discussione la validità dall’appellante in sede di impugnazione), ma anche sulla mancata contestazione della responsabilità del conducente dell’auto della ricorrente per guida “in stato di ebbrezza”, il che autorizzava la compagnia assicuratrice a rivalersi sul proprio assicurato, in base alle clausole della polizza sottoscritta che escludevano la copertura del rischio in tale ipotesi.

1.4. In merito alla qualificazione della domanda occorre richiamare che in sede di giudizio di legittimità non è consentito mutare la domanda per come definita nelle fasi di merito, e ciò alla luce del principio secondo cui “l’interpretazione della domanda spetta al giudice del merito, il quale deve accertarne la portata sulla base sia della sua formulazione letterale sia, soprattutto, del suo contenuto sostanziale, in relazione alle finalità perseguite dalla parte ed al provvedimento richiesto in concreto, desumibile dalla situazione dedotta in causa e dalle eventuali precisazioni formulate nel corso del giudizio. Il sindacato sull’operazione interpretativa anzidetta, in quanto non riferibile ad un vizio in procedendo, è consentito alla Corte di Cassazione nei limiti istituzionali del giudizio di legittimità” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 5005 del 14/10/1985; Sez. 2, Sentenza n. 23215 del 17/11/2010; Cass. sez 3 18775/2017).

1.5. In ogni caso, l’azione di rivalsa esperita dall’assicurazione verso il proprio assicurato dopo che ha pagato il risarcimento ai terzi danneggiati, nel caso specifico, non differisce, per natura ed effetti, dall’azione di regresso verso il corresponsabile solidale, posto che la compagnia assicuratrice nel caso specifico si rivale contro il proprio assicurato, obbligato in solido con l’assicuratore al pagamento dell’obbligazione risarcitoria, e non contro un terzo in via surrogatoria. Quindi le due azioni coincidono e possono essere paralizzate dalle medesime eccezioni basate sul rapporto fondamentale da cui trae origine l’obbligazione, che certamente non origina dalla transazione intervenuta con effetti novativi, ma dall’obbligazione risarcitoria (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 5108 del 03/03/2011).

1.6. In ordine all’implicazione della mancata adesione alla transazione intervenuta tra assicurazione e danneggiati, di cui l’assicurato non si vuole avvalere ex art. 1304 c.c., vi è da aggiungere che l’unico effetto che tale mancata accettazione sortisce nel rapporto tra coobbligati è di non far equivalere l’importo globale del debito solidale in misura pari alla somma pagata dal transigente e, pertanto, di consentire a chi ne vuole rimanere estraneo di far valere un debito risarcitorio, in ipotesi, per una quota minore di responsabilità personale – questione tuttavia mai posta dal ricorrente in merito sia all’an che al quantum debeatur – (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 5108 del 03/03/2011; Sez. 1 -, Ordinanza n. 16087 del 18/06/2018). Con riferimento agli effetti della transazione nei confronti del coobbligato solidale, poi, occorre sottolineare che il coobbligato, ove non abbia consentito al pagamento o non abbia partecipato alla transazione, può contrastare la domanda di regresso formulando tutte le possibili eccezioni in ordine alla sua responsabilità e all’entità del risarcimento (v. Sez. 3, Sentenza n. 11065 del 15/07/2003).

1.7. Inoltre, in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, la disposizione della L. n. 990 del 1969, dell’art. 18, comma 2, regolatrice del diritto di rivalsa dell’assicuratore verso l’assicurato (in base alla quale l’assicuratore, quando non può opporre al danneggiato che agisce direttamente nei suoi confronti eccezioni derivanti dal contratto, ha diritto di rivalsa verso l’assicurato nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare o ridurre la propria prestazione) trova applicazione anche quando l’assicuratore abbia risarcito il danno sulla base della semplice richiesta del danneggiato, senza il preventivo accertamento della responsabilità dell’assicurato (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 22616 del 11/12/2012).

1.8. la ricorrente, pertanto, mediante l’eccezione riferita all’art. 1304 c.c. non potrebbe in ogni caso evitare il pagamento della sua obbligazione solidale nei limiti della sua quota “interna” di responsabilità accertata o non contestata, atteso che nel caso specifico non ha contestato la sua piena responsabilità nell’occorso, ma solo la validità della clausola assicurativa di esclusione della garanzia assicurativa per guida in stato di ebbrezza e di rivalsa nei confronti dell’assicurato, mediante un’eccezione che è stata rigettata dal Giudice del merito e che, in tale sede, non risulta essere stata reiterata.

1.9. La mancata contestazione della sua responsabilità, pertanto, prevale sotto ogni angolatura, anche con riferimento all’ azione di rivalsa assicurativa.

1.10. Sotto il profilo degli effetti della intervenuta transazione sulle due liti in corso, si osserva che la transazione di tipo novativo impedisce l’effetto di passaggio in giudicato della sentenza intervenuta tra le parti, a meno che la transazione non abbia menzionato l’intenzione di comporre le controversie in atto (cfr Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2155 del 14/02/2012), potendo gli accertamenti in essa contenuti – al limite valere come fonti di prova in altro giudizio, secondo il prudente apprezzamento del giudice (Sez. 2 -, Ordinanza n. 20719 del 13/08/2018. Pertanto il giudizio dato dalla Corte di merito in ordine alla sussistenza di un giudicato risulta ridondante, e comunque deve essere in parte corretto. In assenza di ogni menzione sul carattere novativo o meno della transazione prevale quindi la considerazione di sostanziale assenza di contestazione, da parte dell’assicurato, della propria piena responsabilità, e dunque l’irrilevanza della sussistenza di un pregresso valido giudicato in proposito o di un accertamento giudiziale opponibile.

1.11. Alla luce di quanto sopra, pertanto, è corretta, e comunque non oggetto di specifica censura, la considerazione, contenuta in altra ratio decidendi della Corte, sulla mancata contestazione della piena responsabilità dell’assicurato nella causazione del danno risarcito ai terzi coinvolti nell’incidente.

1.12. Infine l’azione non si è sicuramente prescritta perchè il Tribunale ha dato atto, con valutazione sul fatto incensurabile, che in atti vi è documentazione attestante l’interruzione del termine fatto valere annualmente dall’assicuratore, mancando ogni deduzione di elementi idonei a contrastare il decisum su tale punto.

2. Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione delle norme di cui all’art. 2909 c.c., laddove la Corte si è pronunciata nuovamente sulla responsabilità del conducente, non prendendo atto della non contestazione da parte dell’appellante stesso: la ricorrente contesta il rilievo sul giudicato ritenuto sussistente nonostante uno dei due considerati sia stato emesso da un giudice onorario decaduto, e la contestuale affermazione di mancata contestazione della responsabilità dell’assicurato per l’incidente occorso, rilevando che se c’è giudicato, allora si è verificata la violazione del principio del ne bis in idem laddove la Corte ha espresso un nuovo giudizio sul merito.

2.1. Il motivo non coglie, ancora una volta, la presenza di una doppia ratio decidendi che tiene conto non solo della mancata contestazione di uno dei due giudicati (con considerazione come sopra corretta al punto 1.10), ma anche della mancata contestazione della responsabilità e del quantum da parte dell’assicurato. Le due ragioni del decidere si pongono su due diversi e autonomi piani paralleli che conducono, per la Corte di merito, allo stesso risultato. Pertanto, la censura non è idonea a contrastare la decisione ove ha ritenuto, come ragione autonoma e concorrente, che la responsabilità del conducente per guida in stato di ebbrezza non è stata mai contestata dal proprietario assicurato, responsabile in solido per l’incidente occorso (v. supra, punto 1.6).

3. Con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4. la ricorrente deduce la nullità della sentenza o del procedimento con riferimento all’art. 115 c.p.c., con riguardo alla sentenza del Giudice di Pace n. 266/2004, tempestivamente eccepita e non contestata. Rete Assume che la compagnia ass. ha in relatà imperniato la rivalsa sulla transazione e non su sentenza del Giudice di Pace che ha ritenuto lei stessa inesistente.

3.1. La censura non coglie ancora nel segno. A prescindere dalla infondatezza della censura sulla mancanza di un giudicato su cui fondare la responsabilità dell’assicurato (v. sopra p. 1.10), la Corte di merito ha utilizzato principalmente l’argomento della mancata contestazione della responsabilità dell’assicurato per guida in stato di ebbrezza del conducente; mentre, come sopra visto, la questione della intervenuta transazione, non opponibile all’assicurato ai sensi dell’art. 1304 c.c., non vale ad eliminare l’obbligazione del coobbligato di risarcire i responsabili e la conseguente azione di regresso o rivalsa svolta dall’assicurazione (v. sopra pp.1.5 e seg., e Cassazione Sez. 3 -, Ordinanza n. 15399 del 13/06/2018).

4. Con il quarto motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione delle norme di cui all’art. 2909 c.c., non potendo ritenersi suscettibile di passare in giudicato la sentenza del Giudice di Pace n. 266/2004 in quanto inesistente. Le argomentazioni sono assorbite da quanto sopra riferito ai punti 1.5 e 1.6.

5. Conclusivamente, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate come di seguito.

PQM

1. Conclusivamente, la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 7.200,00, oltre Euro 200,00 per spese, spese forfettarie al 15% e oneri di legge.

2. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione terza civile, il 11 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2018

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