Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30176 del 15/12/2017


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 30176 Anno 2017
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: DE MASI ORONZO

ORDINANZA
sul ricorso 12373-2012 proposto da:
ELGEA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
POGGIO MOIANO 34/C, presso lo studio dell’avvocato
LEOPOLDO BRINDISI, rappresentato e difeso
dall’avvocato STANISLAO GIAMMARINO;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in

persona del

Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;

resistente con atto di costituzione

avverso la sentenza n. 122/2011 della COMM.TRIB.REG.
di NAPOLI, depositata il 01/04/2011;

Data pubblicazione: 15/12/2017

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 08/11/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO

DE MASI.

RITENUTO

che la Elgea s.r.l. ricorre per la cassazione della sentenza con cui la Commissione
Tributaria Regionale della Campania ha accolto il gravame dell’Agenzia delle Entrate
e riformato la sentenza di primo grado, favorevole alla contribuente, la quale
aveva impugnato l’avviso di accertamento con cui veniva rettificato il valore dichiarato
nell’atto di mancata verificazione di condizione sospensiva, registrato in data

nel Comune di Pozzuoli, bene dichiarato di interesse particolarmente importante, 1:
sensi della L. n. 1089 del 1939, e del D.Lgs. n. 42 del 2004, oggetto di diritto di
prelazione dell’Autorità competente, il cui esercizio condizionava sospensivamente
l’efficacia del trasferimento, e quindi liquidata la maggiore imposta complementare
di registro, ipotecaria e catastale;

che,

secondo il Giudice di appello, l’Agenzia delle Entrate

ha legittimamente

notificato ai proprietari del lago di Lucrino l’avviso di accertamento e rettifica oggetto
d’impugnazione, preceduto dall’invio il 25/10/2007 di una stima sommaria indicante
il valore di C 1.527.000,00, in quanto la decisione di prime cure è erronea, perché
si è rifatta ad una diversa, e più risalente, consulenza tecnica d’ufficio, avente ad
oggetto il cespite, ed in quanto il mancato esercizio del diritto di prelazione da parte
dell’Autorità competente è circostanza che di per sé non incide sulla valutazione del
bene medesimo;
che la contribuente propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi, illustrati con
memoria, mentre l’Agenzia delle Entrate, costituitasi tardivamente, si è riservata, ai
sensi dell’art. 370 c.p.c., di partecipare all’udienza di discussione della causa;

CONSIDERATO

che con il primo motivo d’impugnazione la ricorrente denuncia il vizio di cui all’art.

360

c.p.c., n. 3, in relazione alla dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 1,

comma 2, 16, comma 2, D.Lgs. n. 546 del 1992, 139, 160, 291, e 350 c.p.c., e la
conseguente nullità della sentenza pronunciata dalla CTR, la quale ha ritenuto
correttamente instaurato il contraddittorio con la parte appellata, senza verificare la
regolarità della notifica del ricorso in appello, e senza rilevare che la stessa era stat2
eseguita dal messo notificatore, come da relazione apposta in calce all’atto, “mediante
consegna al Sig. Carmignano Paolo in qualità di portiere in assenza temporanea

del

24/10/2005, in relazione al contratto ad oggetto la vendita del lago di Lucrino, sito

difensore e autorizzato al ritiro degli atti”, senza indicazione circa le ragioni che
avevano reso impossibile la ricezione da parte delle persone che, ai sensi dell’art. 139
c.p.c., comma 2, avrebbero dovuto essere preferite al portiere dello stabile, risultato
invece consegnatario dell’atto notificato;
che con il secondo motivo denuncia il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5, in
relazione alla dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 132 c.p.c., comma 2,
n. 4, e 118 disp. att. c.p.c., l’omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo

ha omesso l’esposizione, sia pure concisa, delle ragioni di fatto e di diritto della
decisione;
che con il terzo motivo denuncia il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione alla
dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 51, comma 3, 52, comma 2 bis,
D.P.R. n. 131 del 1986, 2697 c.c., e 12 preleggi, giacché la CTR ha ritenuto congruo il
valore del cespite, così come rettificato dalla stima UTE del 13/9/2007, e per tale via
ha riformato la sentenza di primo grado, trascurando di considerare che la
motivazione dell’avviso di accertamento riportava che “Il valore dichiarato viene
rettificato, a seguito di stima UTE, mediante il sistema di capitalizzazione di cui al
D.M.T. n. 342 del 5/8/1998, in C 1.527.000,00. Si allega copia della stima tecnica, al
fine di una più completa motivazione inerente la consistenza, l’ubicazione e lo stato
del cespite oggetto dell’accertamento, nonché del valore ad esso attribuito che trova
r scpntro in quanto descritto nella stima stessa.”, senza riferimento alcuno allo stato di
degrado in cui versava l’immobile, ragione del mancato esercizio del diritto di
prelazione da parte dell’Autorità competente, e sicuro indice della sproporzionata,
quanto inattendibile, valutazione operata dall’UTE, costituente semplice perizia di
parte cui può riconoscersi natura di atto pubblico solo quanto alla provenienza e non
quanto al contenuto;
che la prima censura va disattesa perché infondata;
che il Giudice di appello ha implicitamente ritenuto valida la notifica dell’atto di
gravame eseguita, per quanto si ricava dal modulo specificamente utilizzato dal
messo notificatore per esporre compiutamente l’attività espletata, nei confronti della
società Elgea “elettivamente domiciliata presso il suo difensore costituito Avv.
Stanislao Giammarino in Napoli alla Via Francesco Crispi , 80, … mediante consegna al
so. Carmignano Paolo portiere in assenza temporanea del difensore e autorizzato al
ritiro degli atti … (illeggibile)” ed ha provveduto a decidere nel merito la causa;

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per il giudizio, e la conseguente nullità della sentenza pronunciata dalla CTR, la quale

che, invero, l’identificazione del concreto comportamento tenuto dal notificatore e la
valutazione circa la ritualità dell’operato dello stesso assumono rilevanza decisiva per
controllare la correttezza dell’applicazione, ad opera del Giudice di appello, delle
norme processuali delle quali è stata denunziata la violazione, trattandosi di denuncia
di “error in procedendo” in relazione al quale, va ricordato, la Corte di cassazione e
giudice anche del fatto e, quindi, ha il potere-dovere di procedere direttamente
all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali;

disciplinata dall’art. 139 c.p.c., per ciò che attiene alla notificazione da effettuarsi a
mani del destinatario, persona fisica, e dalla L. n. 890 del 1982, art. 7, per ciò che
attiene alla notifica a mezzo posta, e che ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la notifica è nulla
se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere
consegnata la copia o se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla
data, ed ancora, che la successione preferenziale delle persone alle quali, in virtù
dell’art. 139 c.p.c., commi 2 e 3, può essere consegnata, in caso di assenza del
destinatario, la copia dell’atto da notificare, è tassativa, con conseguente “nullità della
notificazione se nella relata … non è specificamente indicata la ragione per la quale
l’atto non è stato consegnato al destinatario a mani proprie o ad alcuna delle persone
che nell’ordine tassativo precedono quella che viene indicata come consegnataria nella
relazione di notifica” (Cass. n. 2304/2008);
che le Sezioni Unite della Corte, con la sentenza n. 8214/2005, hanno precisato che
“In caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre
che

dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone

preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene
non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno,
attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle
categorie contemplate dal secondo comma dell’art. 139 c. p. c., secondo la
successione preferenziale da detta norma tassativamente stabilita. È pertanto nulla la
notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non
contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma
citata.” (cfr. anche Cass. S. U. n. 1097/2000, S. U. n. 6214/2005, per la notificazione
a mezzo di servizio postale);
che l’osservanza di tali principi – che vanno confermati per carenza di qualsivoglia
convincente argomentazione contraria della ricorrente – impone al giudice del merito
di accertare, senza trascurare o sottovalutare, in tale indagine, la eventuale
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che, secondo il costante insegnamento di questa Corte, la notifica al portiere è

successione logica, alternativa ovvero sostitutiva, delle operazioni di cui all’elenco
rportato nel prestampato modulo degli adempimenti da effettuare e, soprattutto, il
comportamento descritto dal messo notificatore, per verificare se lo stesso abbia
comunque seguito la “successione preferenziale” dettata dal codice di rito;
che, nella esaminata fattispecie, diventa decisiva proprio la valutazione
complessiva del contenuto della relata di notifica redatta dal messo incaricato e,
segnatamente, la circostanza che il messo notificatore abbia indicato di aver

modulo, e pur avendo tralasciato di compilare il rigo di cui al richiamo (b), che recita ”
… poiché non è stato possibile eseguire la consegna per irreperibilità/per
incapacità/per rifiuto delle persone di cui all’art. 139 del c.p.c. …”, che abbia, nello
spazio bianco in calce, fatto apporre la sottoscrizione per ricevuta del consegnatario,
ed

apposto la propria,

attestando altresì

l’invio al destinatario della prescritta

raccomandata informativa, perché così ha dato atto del compimento anche
dell’ultimo degli adempimenti della sequenza del procedimento notificatorio prevista
dalla legge;
che le censure svolte nel secondo e nel terzo motivo d’impugnazione, scrutinabili
congiuntamente in quanto strettamente connesse, sono infondate ;
che, quanto al dedotto vizio formale concernente l’obbligo motivazionale dell’atto
impositivo va ricordato che la giurisprudenza della Corte è nel senso che “In tema
d’imposta di registro, l’obbligo della motivazione dell’avviso di accertamento in
rettifica del valore risulta assolto quando l’Ufficio enunci il

“petitum” ed indichi le

relative ragioni in termini sufficienti a definire la materia del contendere, con la
conseguenza che va considerato adeguatamente motivato l’avviso di accertamento
che rinvii ai dati contenuti in una stima effettuata dall’UTE.”

(ex multis, Cass. n.

25559/2014, n. 6928/2011) e, nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate ha anche
indicato in criterio seguito (“capitalizzazione dei canoni demaniali di cui al D.M.T. n.
342 del 5/8/1998”) trattandosi di bene “unico nel suo genere” e quindi mancando
“riferimenti cui attingere informazioni estimali” (cfr. Stima sommaria relativa al Lago
di Lucrino sito nel Comune di Pozzuoli, datata 13/9/2007, allegata al ricorso per
cassazione);
che il Giudice di appello, quanto alla dedotta incongruità evidente della stima
effettuata dall’UTE, ha indicato la ragione per cui detta stima va ritenuta
maggiormente idonea ad accertare il valore venale del bene, al momento del
trasferimento, rispetto alla consulenza tecnica d’ufficio “risalente al 30/11/1996” ed
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consegnato copia dell’atto al portiere dello stabile, nel rigo di cui al richiamo (a) del

espletata in diverso e precedente giudizio,

e neppure ha affatto trascurato di

considerare l’eventuale incidenza sull’immobile del “mancato esercizio del diritto di
prelazione da parte dell’autorità competente”, escludendola, sul rilievo che la
condizione sospensiva legata ai diritto di prelazione dell’Autorità competente attiene
soltanto all’identificazione dell’acquirente, ed è irrilevante ai fini del presupposto
impositivo, non venendo ad incidere negativamente sulle potenziali utilizzazioni del
bene, né la contribuente ha allegato elementi concreti atti a dimostrare la idoneità

mercato immobiliare, secondo criteri economici che rivestano carattere di normalità
(Cass. n. 23060/2015), laddove la genericità delle deduzioni in merito al riferito stato
di degrado dell’ambiente lacustre non consente di individuare lacune significative
nell’iter logico seguito dal giudicante;
che, a norma del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 1, l’Ufficio provvede alla
rettifica, e alla conseguente liquidazione, se ritiene che gli immobili ceduti abbiano un
valore venale superiore a quello dichiarato o al corrispettivo pattuito, ed a tal fine ha
“riguardo ai trasferimenti a qualsiasi titolo e alle divisioni e perizie giudiziarie, anteriori
di non oltre tre anni alla data dell’atto o a quella in cui se ne produce l’effetto
traslativo o costitutivo, che abbiano avuto per oggetto gli stessi immobili o altri di
analoghe caratteristiche e condizioni, ovvero al reddito netto di cui gli immobili sono
suscettibili, capitalizzato al tasso mediamente applicato alla detta data e nella stessa
località per gli investimenti immobiliari, nonché ad ogni altro elemento di valutazione,
anche sulla base di indicazioni eventualmente fornite dai comuni” (D.P.R. n. 131 del
1986, art. 51, comma 3), criteri di valutazione sono assolutamente pariordinati
(Cass. n. 4221/2006), fatta salva la possibilità del contribuente di contrapporre altri
elementi sulla base del medesimo criterio prescelto o di altri parametri (Cass. n.
25624/2006);
che, quindi, le relative censure della ricorrente

non sono inquadrabili nel vizio

motivazionale, perché esse nella realtà rappresentano nient’altro che la riproposizione
di tesi o apprezzamenti propri di una parte, valutazioni puntualmente disattese dalla
sentenza impugnata, con apprezzamento di merito insindacabile in sede di legittimità,
perché sorretto da argomentazioni logico-giuridiche coerenti;
che, pertanto, va escluso alcun vizio motivazionale, in quanto la censura deve far
emergere in maniera obiettiva l’omessa considerazione e/o la trascuratezza di
valutazione di una circostanza essenziale, che avrebbe potuto, con grado di certezza,
portare a diversa decisione, non potendo consistere nella difformità di apprezzamento
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della condizione giuridica del lago di Lucrino a deprimerne il valore di scambio sul

di elementi di fatto e/o probatori emersi nel contraddittorio della causa, diversamente
valutati dalle parti, poiché un siffatto potere sull’apprezzamento dei fatti e delle prove
spetta unicamente al giudice di merito;
che, conseguentemente, il ricorso va rigettato, mentre nessuna pronuncia va emessa
sulle spese in mancanza di attività difensiva dell’intimata;

P.Q.M.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, 1’8 novembre il 2017.

Rigetta il ricorso.

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