Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3017 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 17/12/2021, dep. 01/02/2022), n.3017

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12178-2020 proposto da:

D.S.S.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASILINA

1821, presso lo studio dell’avvocato ROSSANO ONORATO, rappresentato

e difeso dall’avvocato MAURIZIO TRAINA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4778/12/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 29/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

D.S.S.L. ricorre per la cassazione della sentenza della CTR Sicilia, che in controversia su impugnazione di avviso di accertamento catastale notificato nel 2014, di compendio immobiliare per la produzione florovivaistica sita nel Comune di (OMISSIS), emesso a seguito di DOCFA, ha accolto l’appello dell’Ufficio, in riforma della sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della contribuente per carenza di motivazione dell’atto impugnato.

La CTR ha ritenuto motivato l’avviso impugnato, considerando che gli elementi di fatto indicati dal contribuente nella sua dichiarazione non erano stati disattesi dall’Ufficio, in quanto la discrasia rispetto ai valori accertati derivava da una diversa valutazione economica dei beni classati; ha inoltre respinto l’eccezione di tardività della costituzione della resistente quale motivo nuovo, proposto solo in sede di udienza di discussione, e ritenuto rilevante, ai fini della decisione, altra sentenza definitiva della CTP di Agrigento, emessa sulla medesima questione fra le stesse parti, con decisione favorevole all’Amministrazione.

L’Agenzia delle entrate si costituisce con controricorso. Lamenta l’incompletezza della copia del ricorso mancante delle pagine da 16 a 21, con conseguente impossibilità di controdedurre in merito al secondo (rectius terzo) motivo del ricorso.

La ricorrente deposita successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo si deduce violazione di legge, L. n. 662 del 1992, L. n. 311 del 2004, e del D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 28, ex art. 360 c.p.c., n. 3, per difetto di motivazione dell’atto di rettifica del classamento, che avrebbe dovuto contenente non solo il criterio astratto di determinazione dei nuovi valori, ma anche i criteri estimativi concretamente impiegati confrontati con la realtà territoriale a cui vanno applicati, tenendo conto di precedenti favorevoli al contribuente che hanno confermato il valore venale e i prezzi correnti, anche in relazione ad immobili analoghi.

2. Col secondo motivo si deduce violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24, ex art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto l’eccezione di tardività della costituzione della resistente non integra motivo nuovo, ma eccezione processuale nel corso del giudizio di primo grado.

3. Col terzo motivo si lamenta omessa e contraddittoria motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, essendo la motivazione apparente, basata sulle argomentazioni dell’Ufficio, senza tener conto degli argomenti offerti dalla contribuente (stima effettuata dal Tribunale di Sciacca; erronea valutazione della sentenza della CTP di Agrigento che, contrariamente a quanto affermato, è stata favorevole alla contribuente, facendo riferimento al valore venale del terreno come attribuito dal Tribunale di Sciacca in occasione della vendita dell’immobile e dei beni strumentali del 31.5.2011).

4. Col quarto motivo (indicato come terzo) si deduce violazione dell’art. 2909 c.c., e art. 324 c.p.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere la CTR valutato il giudicato esterno costituito dalla sentenza della CTP di Agrigento (n. 256/2015) resa tra le medesime parti sulla stessa questione che ha confermato il valore dell’immobile come attribuito dal Tribunale di Sciacca in occasione della vendita dell’immobile e dei beni strumentali del 31.5.2011.

Va preliminarmente esaminato per ragioni logiche il secondo motivo del ricorso, che è infondato e va respinto, in quanto, sebbene l’eccezione di tardività della costituzione dell’Agenzia possa essere proposta, non costituendo motivo nuovo, essa tuttavia non rileva ai fini della validità della sua costituzione in giudizio.

Costituisce infatti principio di diritto consolidato quello secondo cui l’Ente resistente in un giudizio tributario può costituirsi oltre il termine, previsto al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, comma 1, di 60 giorni dalla notifica del ricorso, in quanto l’art. 23, comma 1, non prevede, a differenza del precedente art. 22, comma 1, relativo alla costituzione del ricorrente, la sanzione dell’inammissibilità in caso del mancato rispetto del termine indicato.

Vanno pertanto ribaditi i principi di questa Corte secondo cui nel processo tributario, la violazione del termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23, per la costituzione in giudizio della parte resistente comporta esclusivamente la decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio e di fare istanza per la chiamata di terzi, sicché permane il diritto dello stesso resistente di negare i fatti costitutivi dell’avversa pretesa, di contestare l’applicabilità delle norme di diritto invocate e di produrre documenti ai sensi del detto Decreto, artt. 24 e 32, (Cass. n. 2585/2019). Ancora, si è ritenuto che (Cass. Sez. 5 n. 2925 del 10/02/2010) nel processo tributario è addirittura ammissibile la costituzione dell’appellato in udienza, senza l’osservanza dei termini e dei modi indicati nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 23, atteso che la sanzione processuale dell’inammissibilità non è prevista dalla norma e la sua applicazione impedirebbe alla parte, in violazione dell’art. 24 Cost., di partecipare alla discussione orale della causa all’udienza e di esercitare il diritto fondamentale alla difesa, confutando le ragioni della controparte e la ricorrenza delle norme da questa invocate.

Vanno quindi esaminati congiuntamente il primo, il terzo e il quarto motivo del ricorso, che sono fondati per quanto di ragione, confermata la loro ammissibilità, in quanto la eccepita eventuale erronea intitolazione del motivo di ricorso per cassazione non osta alla sua sussunzione in altre fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, né determina l’inammissibilità del ricorso, se dall’articolazione del motivo sia chiaramente individuabile, come nella fattispecie, il tipo di vizio denunciato (ex multis Cass. n. 26310 del 07/11/2017, n. 10862 del 07/05/2018).

Sulla questione della rettifica della rendita catastale a seguito di dichiarazione DOCFA del contribuente, va premesso che in base alla giurisprudenza di questa Corte, l’attribuzione della rendita catastale mediante procedura cd. DOCFA si distingue dal riclassamento operato su iniziativa dell’ufficio ai sensi della L. n. 211 del 2004, art. 1, comma 335: nel primo caso, trattandosi di procedura collaborativa, l’obbligo di motivazione del relativo avviso è assolto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita, quando gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano disattesi dall’Ufficio e l’eventuale differenza con la rendita proposta derivi da una diversa valutazione tecnica sul valore economico dei beni; nel secondo caso, invece, dovendosi incidere su valutazioni già verificate in termini di congruità al fine di mutare il classamento precedentemente attribuito, la motivazione è più approfondita, in quanto volta ad evidenziare gli elementi di discontinuità che legittimano la variazione (ex multis Sez. 5 n. 30166 del 20/11/2019).

Questa Corte ha altresì statuito, che in tema di classamento di immobili, qualora l’attribuzione della rendita catastale avvenga a seguito della cd. procedura DOCFA, l’obbligo di motivazione del relativo avviso, è soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita, atteso che in tal caso l’eventuale differenza tra la rendita proposta e quella attribuita deriva da una diversa valutazione tecnica dei medesimi elementi di fatto, operata sulla base dei criteri tecnici fissati dalla disciplina regolamentare in materia catastale. (Cass. Sez. 5, n. 3104 del 09/02/2021; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 31809 del 07/12/2018, Sez. 5 -, Ordinanza n. 30166 del 20/11/2019), pur precisando (Cass. n. 3394 del 2014) che l’atto con il quale l’Amministrazione disattende le indicazioni date dal contribuente deve contenere un’adeguata, ancorché sommaria, motivazione, sicché l’Ufficio non può limitarsi a comunicare il classamento che ritiene adeguato, ma deve fornire elementi che spieghino perché la proposta avanzata dal contribuente con DOCFA deve essere disattesa.

Tuttavia nella fattispecie il ricorrente ha rilevato la formazione di un giudicato esterno relativo alle stesse parti e al medesimo immobile, attributivo del valore venale dei beni immobili in questione (Euro 198.000,00) conferito in occasione dell’acquisto dell’intero immobile e dei beni mobili strumentali, da parte della ricorrente, tramite vendita senza incanto, dal Tribunale di Sciacca in data 31.5.2011, del quale la CTR avrebbe dovuto tener conto, incidendo sulla valutazione del bene immobile in questione.

Va sul punto confermato che quando due giudizi abbiano ad oggetto un medesimo negozio o rapporto giuridico ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l’accertamento compiuto in merito ad una situazione giuridica o la risoluzione di una questione di fatto o di diritto incidente su un punto decisivo comune ad entrambe le cause o costituente indispensabile premessa logica della statuizione contenuta nella sentenza passata in giudicato precludono l’esame del punto accertato e risolto, anche nel caso in cui il successivo giudizio ha delle finalità diverse da quelle che costituiscono lo scopo ed il petitum del primo” (Cass., Sez. 1, sent. 20 luglio 1995, n. 7891; Cass., Sez. U., 16 giugno 2006, n. 13916; Cass., Sez. 5, sent. 29 luglio 2011, n. 16675; da ultimo Cass. n. 20816/2020, in motivazione).

La CTR non ha tenuto conto di tale statuizione, rilevante ai fini della decisione della controversia, per cui la sentenza impugnata va sul punto cassata.

Conclusivamente va respinto il secondo motivo del ricorso; accolti i restanti per quanto di ragione; la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla CTR della Sicilia, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, per quanto di ragione, con rinvio alla CTR della Sicilia, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

 

 

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