Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3016 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 01/02/2022, (ud. 17/12/2021, dep. 01/02/2022), n.3016

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11820-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BRUNO

BUOZZI 99, presso lo studio dell’avvocato FAUSTO CIAPPARONI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ELISA BONZANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 306/22/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LOMBARDIA, depositata il 22/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Calabria, n. 306/2019 dep. il 22.1.2019, che ha respinto l’appello dell’Ufficio in controversia su impugnazione da parte di C.G. di avvisi di accertamento e sanzioni – emessi in base a verifica della Guardia di finanza, a seguito di procedimento penale per una complessa frode fiscale, per Ires Iva Irap anno 2008, 2009, 2010 – notificatogli nella sua qualità, insieme ad altri, di amministratore di fatto della società INCOM s.r.l..

La CTR, decidendo in base alla “ragione più liquida”, ha confermato la decisione di primo grado che aveva “correttamente applicato le regole giuridiche riguardanti la riferibilità esclusiva alla persona giuridica delle sanzioni amministrative tributarie”, accertando che nella fattispecie “pur senza accertare la effettiva responsabilità del resistente nella gestione della società in modo da potergli attribuire la qualifica di amministratore di fatto e trascurando ogni dimostrazione sul profilo che il medesimo avrebbe realizzato dalla condotta fraudolenta della società, risulta illegittima per carenza d legittimazione passiva del contribuente, per i motivi sopra illustrati, l’attribuzione di responsabilità solidale al contribuente per le eventuali attività illecite della società”.

Il contribuente si costituisce con controricorso e deposita successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo del ricorso si deduce violazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 7, conv. in L. n. 326 del 2003, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, e del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 5 e 9, ex art. 360 c.p.c., n. 3, avendo la CTR escluso la responsabilità dell’amministratore di fatto di una società di capitali per il pagamento delle sanzioni derivanti dalla violazione di norme tributarie riconducibili alla persona giuridica.

2. Il motivo è fondato nei termini di cui in prosieguo.

2.1. Con specifico riferimento alla riferibilità delle sanzioni esclusivamente alla persona giuridica, La giurisprudenza di legittimità ha da affermato che “Le sanzioni amministrative relative al rapporto tributario proprio di società o enti con personalità giuridica, del D.L. n. 269 del 2003, ex 3 art. 7, (conv. con modif. in L. n. 326 del 2003), sono esclusivamente a carico della persona giuridica anche quando sia gestita da un amministratore di fatto, non potendosi fondare un eventuale concorso di quest’ultimo nella violazione fiscale sul disposto di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 9, che non può costituire deroga al predetto art. 7, ad esso successivo, che invece prevede l’applicabilità delle disposizioni del D.Lgs. n. 472, ma solo in quanto compatibili” (Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 25284 del 25/10/2017, Rv. 645980 – 01). Tuttavia tale principio non può ritenersi operante anche nell’ipotesi di società artificiosamente costituita. Al riguardo ha sostenuto questa Corte che “il menzionato art. 7, intende regolamentare le ipotesi in cui vi sia una differenza tra trasgressore e contribuente, e, in particolare, l’ipotesi di un amministratore di una persona giuridica che, in forza del proprio mandato, compie violazioni nell’interesse della persona giuridica medesima”, ma non nel caso in cui la persona fisica sia “esclusivo beneficiario delle violazioni contestate”, nel qual caso “non sussiste detta differenza, atteso che quest’ultimo e’, al tempo stesso, trasgressore e contribuente, e la persona giuridica è una mera fictio, creata nell’esclusivo interesse della persona fisica”.

2.2.E’ stato altresì statuito che in ipotesi di costituzione ai fini illeciti della società di capitali, le sanzioni amministrative tributarie possono essere irrogate “nei confronti della persona fisica che ha beneficiato materialmente delle violazioni contestate”. In tal caso, la persona fisica che ha agito per conto della società e’, al contempo, trasgressore e contribuente, e la persona giuridica è una mera fictio, creata nell’esclusivo interesse della persona fisica. Non opera pertanto in questo caso il D.L. n. 269 del 2003, art. 7, secondo cui nel caso di rapporti fiscali facenti capo a persone giuridiche le sanzioni possono essere irrogate nei soli confronti dell’ente, in quanto detta norma intende regolamentare le ipotesi in cui vi sia una differenza tra trasgressore e contribuente e, in particolare, l’ipotesi di un amministratore di una persona giuridica che, in forza del proprio mandato, compie violazioni nell’interesse della persona giuridica medesima” (così, in motivazione, Cass. n. 5924 del 8/3/2017, che richiama Cass. n. 19716 del 28/8/2013; Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 25284 del 25/10/2017; Cass. n. 19716 del 2013, in motivazione; conf. Cass. n. 5924 del 2017; 10975/2019; 9448/2020; v. in termini fra le spesse parti Cass. n. 24805/2021).

2.3. La CTR ha pertanto erroneamente ritenuto che le sanzioni amministrative tributarie sono riferibili esclusivamente alla persona giuridica. In tal modo si è discostata dai superiori principi, per cui il motivo va accolto.

3. Col secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della sentenza per mancanza del requisito motivazionale e violazione dell’art. 132 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c., e art. 11 Cost., ex art. 360 c.p.c., n. 4, avendo la CTR motivato solo sulla inapplicabilità delle sanzioni, annullando però l’intero accertamento.

3.1. Il motivo è fondato, in quanto la decisione è limitata, come peraltro espressamente ammesso dalla CTR, alla ritenuta inapplicabilità delle sanzioni della società stante “la carenza di legittimazione passiva del contribuente.. per le eventuali attività illecite della società”, senza accertare la effettiva qualifica di amministratore di fatto del C..

3.2. La CTR ha infatti affermato che l’accertamento è stato notificato al C. nella sua qualità, insieme ad altri, di amministratore di fatto della società INCOM srl, ma ha deciso in base alla “ragione più liquida”, ritenendo responsabile delle sanzioni solo la società, “pur senza accertare la effettiva responsabilità del resistente nella gestione della società in modo da potergli attribuire la qualifica di amministratore di fatto e trascurando ogni dimostrazione sul profilo che il medesimo avrebbe realizzato dalla condotta fraudolenta della società”.

3.3. La decisione ha male interpretato il principio dogmatico della c.d. “ragione più liquida”, in base al quale la domanda può essere respinta (o accolta) sulla base della soluzione di una questione assorbente, che sia di più agevole e rapido scrutinio, senza che sia necessario esaminare previamente tutte le altre (Cass. n. 11356/2006, sez. un. n. 26242/2014). Principio che trova fondamento nella interpretazione costituzionalmente conforme dell’art. 276 c.p.c., comma 2, in relazione agli artt. 24 e 111 Cost., (dovendo la tutela giurisdizionale risultare spedita ed effettiva) e che lascia il giudice libero di scegliere tra le varie questioni di merito quella che ritiene determinante, ma non lo esime dall’esaminare tutte le questioni che determinano l’annullamento in toto dell’atto tributario. In particolare la verifica del ruolo svolto dal C. e l’accertamento della sua qualità di amministratore di fatto assumono rilevanza ai fini della applicabilità delle sanzioni della persona giuridica (Cass. n. 1904/2020; Cass. n. 10975/2019; Cass. n. 5924/ 2017; Cass. n. 19716/2013).

4. La sentenza, che non si è adeguata agli indicati principi, va pertanto cassata, con rinvio alla CTR della Lombardia anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della Lombardia.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA