Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30154 del 15/12/2017


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 30154 Anno 2017
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: STALLA GIACOMO MARIA

SENTENZA

sul ricorso 26013-2012 proposto da:
DEL GIUDICE GIUSEPPE, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA SICILIA 66, presso lo studio dell’avvocato
ROBERTO ESPOSITO, che lo rappresenta e difende
unitamente agli avvocati ANDREA ALIBERTI, ROBERTO
ALTIERI giusta delega in calce;
– ricorrente –

2017
1628

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;

Data pubblicazione: 15/12/2017

- resistente con atto di costituzione avverso la sentenza n. 61/2012 della COMM.TRIB.REG. di
ROMA, depositata il 27/03/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/11/2017 dal Consigliere Dott. GIACOMO
MARIA STALLA;

Generale Dott. MAURO VITIELLO che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato CUTARELLI per
delega dell’Avvocato ESPOSITO che ha chiesto
l’accoglimento;
udito per il resistente l’Avvocato FIDUCCIA che ha
chiesto il rigetto.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

Fatti rilevanti e ragioni della decisione.
§ 1. Giuseppe Del Giudice propone cinque motivi di ricorso per la cassazione della
sentenza n. 61/06/12 del 27 marzo 2012 con la quale la commissione tributaria
regionale del Lazio, a conferma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso
di liquidazione per imposta di registro, ipotecaria e catastale notificatogli dall’agenzia
delle entrate in relazione ad atto del 31 luglio 2007; atto con il quale egli aveva
venduto alla AFM Costruzioni srl un terreno edificabile in Guidonia Montecelio (RM), di

La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che correttamente
l’agenzia delle entrate avesse attribuito al terreno in questione un valore venale
(euro 500.000,00) superiore a quello dichiarato, così come risultante dalla stima
dell’agenzia del territorio richiamata nell’avviso opposto.
L’agenzia del territorio ha dichiarato di costituirsi al solo fine dell’eventuale
partecipazione all’udienza di discussione.
Il Del Giudice ha depositato memoria con allegazioni.
Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14
settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.
§ 2.1 Con il primo, secondo e terzo motivo di ricorso per cassazione il Del Giudice
lamenta – ex art.360, 1^ co. n. 4 cod.proc.civ. – nullità della sentenza per violazione
dell’articolo 112 cod.proc.civ.. Per avere la commissione tributaria regionale omesso
di pronunciarsi non già su semplici argomentazioni difensive, ma su autonome
eccezioni e censure, così individuabili: –

(primo motivo) l’essersi l’avviso opposto

basato esclusivamente sulla stima dell’ufficio del territorio, senza indicare altri
elementi ‘gravi, precisi e concordanti’ di riscontro del maggior valore accertato;

(secondo motivo) la mancata indicazione, nell’avviso, delle tabelle (non allegate né
riportate in esso) asseritamente utilizzate dall’agenzia del territorio nella stima in
oggetto, segnatamente per quanto riguardava la data della loro predisposizione ed il
periodo da esse considerato; – (terzo motivo) la mancata considerazione del fatto che
il terreno presentasse una mera ‘potenzialità’ edificatoria, stante la mancanza di piani
particolareggiati di lottizzazione convenzionati e resi esecutivi, con conseguente
applicabilità di un diverso coefficiente di calcolo della superficie edificabile d’area;
tenuto anche conto del fatto che soltanto il 60% della superficie del terreno era
destinata alla eventuale edificazione (al netto delle aree destinate a parcheggio e
verde pubblico), mentre il restante 40% era destinato a zona produttiva.
§ 2.2 Questi tre motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria, sono infondati.
E’ noto che, secondo l’indirizzo giurisprudenziale seguito da questa Corte, non
basta – ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia – la mancanza di
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Ric.n.26013/12 rg. – Ud.del 9 novembre 2017

Il C

metri quadri 1418, al prezzo di euro 101.200,00.

un’espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente
omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso
concreto. Non ricorre perciò il vizio in parola, nonostante la mancata decisione su un
punto specifico, “quando la decisione adottata comporti una statuizione di rigetto sul
medesimo” (Cass. nn.15679/15; 15566/15; 5351/07) e quando, più esattamente, “la
pretesa avanzata risulti incompatibile con l’impostazione logico-giuridica della
pronuncia” (Cass. n. 18329/15, 16309/15; 21312/13). Il che accade allorquando la

formuli un pronunciamento logicamente e giuridicamente incompatibile con
l’accoglimento della questione sottoposta.
Nel caso di specie, il contribuente aveva dedotto tutta una serie di elementi fattuali
volti a dimostrare l’infondatezza della rettifica di valore; tale deduzione mirava a
sostenere una richiesta di totale annullamento dell’avviso opposto, proprio perché
basato sulla determinazione di un valore venale errato e privo di riscontri nella
concretezza della fattispecie.
Ebbene, non può dirsi che la commissione tributaria regionale

‘non si sia

pronunciata’ su tale domanda, posto che essa: – ha ritenuto invece legittimo
l’esercizio nella specie del potere di rettifica, e sufficientemente probanti gli elementi
addotti dall’agenzia delle entrate a sostegno del maggior valore; – ha individuato tali
elementi nella procedura di stima dell’agenzia del territorio, a sua volta basata su
indagini di mercato e precedenti valutazioni di terreni analoghi; – ha dichiarato, a
reiezione di quanto dedotto dal contribuente, di ritenere incensurabile non solo le
motivazioni dell’avviso di rettifica, ma anche quelle della sentenza di primo grado che
tale avviso aveva confermato.
E’ dunque evidente che il giudice di merito, pur non menzionando tutti
indistintamente i fattori di deprezzamento addotti dal ricorrente – che comunque
costituivano, diversamente da quanto questi vorrebbe, meri argomenti fattuali di
determinazione estimativa, non già autonome domande o eccezioni richiedenti
ciascuna uno specifico provvedimento decisorio – li ha cionondimeno ritenuti inidonei
a sorreggere la richiesta di annullamento dell’avviso.
Dunque, pronuncia – esplicita – vi è stata; con conseguente esclusione della
paventata violazione dell’articolo 112 cod.proc.civ..
§ 3.1 Con il quarto motivo di ricorso si lamenta – ex art.360,

1^ co. n. 5

cod.proc.civ. – insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo del
giudizio. Per non avere la commissione tributaria regionale considerato la minor
incidenza di valore della edificabilità dell’area, in quanto condizionata
dall’approvazione di piani particolareggiati e di lottizzazione esecutivi; dall solo
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Ric.n.26013/12 rg. – Ud.del 9 novembre 2017

commissione tributaria regionale, decidendo nel merito della pretesa impositiva,

parziale (60%) destinazione del terreno all’effettiva edificazione; dalla sussistenza di
un minor coefficiente di edificabilità; dal mancato collegamento del sito alle utenze
gas e di rete fognaria.
§ 3.2 Nemmeno questo motivo può trovare accoglimento.
Va qui ribadito che alla cassazione della sentenza per vizio della motivazione può
pervenirsi solo se risulti che il ragionamento del giudice di merito, come emergente
dalla sentenza, sia incompleto, incoerente ed illogico; non quando il giudice del

significato difformi dalle aspettative e dalle deduzioni di parte (Cass. 15 aprile 2004
n. 7201; Cass. 14 febbraio 2003 n. 2222; SSUU 27 dicembre ’97 n. 13045). Ne
deriva che il controllo di legittimità non può riguardare il convincimento del giudice di
merito sulla rilevanza probatoria degli elementi considerati, ma solo che questi abbia
indicato le ragioni del proprio convincimento con una motivazione immune da vizi
logici e giuridici. Ciò, considerato che rientra nella potestà del giudice di merito di
scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente
idonee a dimostrare la veridicità dei fatti sottesi, dando così discrezionalmente
prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente
previsti dalla legge (Cass.19.1.2015 n.742).
Nel caso di specie, si è già detto come il giudice di merito abbia ritenuto congruo il
maggior valore accertato dall’ufficio, attribuendo valenza probatoria decisiva alla
stima dell’agenzia del territorio ed agli elementi di riscontro (indagini di mercato ed
atti similari) sui quali quest’ultima si basava; ha inoltre mostrato di voler recepire
‘per relationem’ quanto già ritenuto – in punto valutazione del terreno – dal primo
giudice; a nulla rilevando che questi, come lamentato dal ricorrente, si fosse limitato
a recepire, anche sul piano puramente testuale, quanto argomentato dall’ufficio sul
punto (non escludendo di per sé, tale circostanza, la riferibilità del deciso al giudice
nell’esercizio della sua funzione di terzietà: Cass.SSUU 642/15).
Vero è, pertanto, che la doglianza motivazionale in esame ad altro non mira che ad
inammissibilmente suscitare, nella presente sede di legittimità, la rivisitazione del
quadro probatorio già delibato del giudice del fatto; mediante attribuzione di un
diverso peso probatorio ai vari elementi di asserito contenimento del valore del
terreno in essa indicati.
§ 4.1 Con il quinto motivo di ricorso il Del Giudice deduce – ex art.360, 1^ co. n. 3
cod.proc.civ. – violazione dell’articolo 2697 cod.civ. Per avere la commissione
tributaria regionale, da un lato, ritenuto sufficienti gli elementi di stima indicati
nell’avviso di rettifica (sostanzialmente coincidenti con la stima dell’agenzi del

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Ric.n.26013/12 rg. – Ud.del 9 novembre 2017

merito abbia semplicemente attribuito agli elementi considerati un valore ed un

territorio) e, dall’altro, erroneamente posto a carico di esso contribuente l’onere di
fornire la prova di effettività del minor valore dichiarato in atto.

§ 4.2 Si tratta di censura parimenti infondata.
La commissione tributaria regionale non ha violato il principio per cui, in materia
tributaria, l’onere di provare i presupposti dell’imposizione grava sull’amministrazione
finanziaria; attrice in senso sostanziale. Ciò non toglie che, una volta che il giudice
tributario di merito, investito della controversia sulla legittimità e fondatezza dell’atto

forniti a tal fine dall’amministrazione, debba poi dare ingresso alla valutazione della
prova contraria offerta dal contribuente, che ne è onerato ai sensi degli artt. 2727 e
ss. e 2697, comma 2,c.c. (Cass. 14237/17 ord.; così Cass.n.11270/17 ed altre).
Nel caso di specie, il giudice di merito ha attribuito valore presuntivo agli elementi
dimostrativi – ritenuti gravi, precisi e concordanti – forniti dall’agenzia delle entrate; e
ciò ha fatto tenendo conto: – della superficie del terreno edificatorio in rapporto alla
cubatura consentita “metri quadrati 1053 (metri cubi 2106) in zona CM di espansione
residenziale”; – dell’adozione del criterio del metro cubo incidenza area; – della
sostanziale rispondenza del valore identificato dall’agenzia delle entrate mediante
definizione di un parametro unitario di euro 235 m 2 .
Come detto, la motivazione della sentenza qui impugnata ha recepito altresì gli
elementi valutativi già considerati dal primo giudice (riportati in ricorso), e
concernenti: – la potenzialità edificatoria di 2,00 mc/mq per circa metri quadrati 1053
e metri quadrati 365 terreno in F3; – l’effettiva rispondenza di tale parametro di
edificabilità a quanto stabilito dal PRG (evidentemente assunto quale fattore primario
di incidenza nella determinazione del valore venale, pur in assenza di strumenti
attuativi).
Ora, è solo all’esito di tale valutazione che la commissione tributaria regionale ha
osservato come il contribuente non avesse prodotto

“nei due gradi di giudizio,

nessuna documentazione probatoria o perizia giurata di parte, per tentare di far
ridimensionare il valore rettificato”.
Nel contesto della motivazione, pertanto, questa affermazione non rivela affatto
l’indebita inversione, da parte del giudice del merito, della regola generale sull’onere
probatorio ex art.2697 cc, come su ricordata, ma unicamente la ritenuta inidoneità
degli elementi addotti dal contribuente al fine “di contrastare l’accertamento del
valore determinato

(dall’ufficio)”; vale a dire, in definitiva, a superare la

dimostrazione presuntiva offerta, in assolvimento dell’onere suo proprio, dall’ufficio.
Né, in assenza di perizie di parte contribuente, si poneva qui il problema di
soppesare opposte risultanze peritali; avendo il giudice di merito ritenuto atten
6
Ric.n.26013/12 rg. – Ud.del 9 novembre 2017

ile

impositivo, abbia considerato gravi, precisi e concordanti gli elementi presuntivi

la stima dell’agenzia del territorio non perché dotata – per la sua provenienza dalla
parte pubblica – di fede privilegiata o speciale forza dimostrativa, ma perché basata
su elementi estimativi ritenuti effettivamente consoni alla fattispecie.

§ 5. Fermo restando quanto finora esposto, la risoluzione della controversia non può
tuttavia prescindere da quanto sopravvenuto in corso di causa, così come
rappresentato dal Del Giudice con la memoria ex art.378 cod.proc.civ. in data 31
ottobre 2017.

di giudizio: – giudicato formatosi sulla sentenza della commissione tributaria
provinciale di Roma n. 579/46/10, che ha ridotto del 50% il valore accertato in
oggetto, nei confronti della parte acquirente AFM Costruzioni srl, co-obbligata in
solido (giudicato del quale il Del Giudice ha dichiarato di volersi giovare ex articolo
1306, secondo comma, cod.civ.); – giudicato formatosi sulla sentenza della
commissione tributaria provinciale di Roma n. 2909/45/14, che ha dichiarato cessata
la materia del contendere nei confronti del Del Giudice con riguardo a cartella di
pagamento su iscrizione a ruolo a titolo provvisorio della medesima partita in
oggetto; e ciò, come osservato in sentenza, “a seguito dello sgravio parziale nelle
more operato in ossequio al dictum della sentenza di questa commissione tributaria
provinciale invocata dalla ricorrente, senz’altro dichiarabile in questa sede, se non
altro per ragioni di economia processuale”; – provvedimento 6 febbraio 2013 con il
quale l’agenzia delle entrate ha effettivamente disposto, direttamente nei confronti
del Del Giudice, lo sgravio del 50% del debito oggetto del presente giudizio, con
causale “estensione del giudicato CTP 579/46/10”.
Ora, indipendentemente dalle cause ostative alla rilevanza nella presente sede
delle due sentenze passate in giudicato, delle quali si è detto (la prima, in quanto
divenuta definitiva prima della sentenza oggi gravata e, come tale, insuscettibile di
essere per la prima volta dedotta ed allegata nel corso del giudizio di legittimità:
Cass. 11112/08 ed altre; la seconda, in quanto contenente pronuncia non accertativa
del diritto sostanziale, ma unicamente dell’evento processuale costituito dalla cessata
materia del contendere: Cass. 10960/10 ed altre) è dirimente osservare come
l’estensione al Del Giudice della riduzione del 50%, siccome intervenuta nei confronti
della parte venditrice co-obbligata in solido a seguito della suddetta sentenza CTP
579/46/10, sia stata operata dalla stessa amministrazione finanziaria con il
menzionato provvedimento di sgravio parziale.
E’ dunque la stessa agenzia delle entrate che ha riconosciuto, nella specie, i
presupposti di estensione al Dei Giudice di quanto stabilito da quel giudicato; e che,
in ogni caso, si è conformata a quest’ultimo riducendo, anche nei suoi confro
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Ric.n.26013/12 rg. – Ud.del 9 novembre 2017

Il co

Con essa il ricorrente evidenzia, segnatamente, l’intervento dei seguenti elementi

l’iniziale pretesa. Ciò allo scopo di addivenire alla equiparazione sostanziale delle
posizioni di debito facenti unitariamente capo, nell’ambito del medesimo rapporto
tributario connotato da solidarietà passiva, alle parti contraenti.
Ne segue pertanto che il ricorso dovrà essere parzialmente accolto, con
conseguente cassazione della sentenza impugnata, e decisione nel merito ex art.384
cpc di riconoscimento dell’avvenuta riduzione del valore accertato, così come disposta
in autotutela dall’amministrazione finanziaria.

processuali di legittimità e merito.
Pqm
La Corte

accoglie in parte il ricorso;

cassa in relazione al profilo accolto la sentenza impugnata e, decidendo
nel merito, dichiara legittimo l’avviso di liquidazione opposto nei limiti
dell’importo conseguente al provvedimento di sgravio parziale disposto il
6 febbraio 2013 dall’amministrazione finanziaria nei confronti del Del
Giudice;

compensa le spese di legittimità e merito.

Così deciso nella camera di consiglio della quinta sezione civile in data 9
novembre 2017.
Il Cons.
Giacomq

Ila

Sussistono, di conseguenza, i presupposti per la compensazione delle spese

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