Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3012 del 07/02/2011

Cassazione civile sez. I, 07/02/2011, (ud. 12/01/2011, dep. 07/02/2011), n.3012

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 6247/2009 proposto da:

TECNICA SRL ((OMISSIS)) (di seguito Tecnica) in persona del suo

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA BOCCA DI LEONE 78, presso lo studio dell’avvocato CICALA CURZIO,

che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati CRISTINA

BELLOMUNNO, FRANCESCO RIGANO, SPERANZIN MARCO, giusta mandato a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AT SRL (OMISSIS), in persona del suo legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. CONFALONIERI 5, presso lo

studio dell’avvocato MANZI Andrea, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato BEVILACQUA ENRICO, giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il provvedimento n. 701/08 R.G. del TRIBUNALE di PORDENONE

dell’11/02/09, depositato il 12/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/01/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE;

è solo presente l’Avvocato Manzi Federica, (delega avv. Manzi

Andrea), difensore della controricorrente);

è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA che

nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

p. 1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è del seguente tenore: “1.- Con atto di citazione notificato in data 21.2.2008 la s.r.l. AT ha evocato in giudizio dinanzi al Tribunale di Pordenone la s.r.l. Tecnica chiedendone la condanna al risarcimento dei danni per illecita condotta concorrenziale e, costituitasi la società convenuta – la quale ha eccepito l’incompetenza del Tribunale in favore della Tribunale di Trieste, Sezione specializzata per la proprietà industriale – il giudice, dopo uno scambio di memorie, con ordinanza del 12.2.2009 ha rigettato tutte le eccezioni preliminari sollevate dalla convenuta, disponendo per la prosecuzione della causa.

La s.r.l. Tecnica ha proposto regolamento necessario di competenza contro la predetta ordinanza formulando cinque quesiti con i quali sostanzialmente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 30 del 2005, art. 134 (codice p. i.) sostenendo che la domanda di risarcimento per illecita concorrenza avanzata dalla controparte interferisce con l’esercizio di diritti di proprietà industriale perchè la condotta contestata integrerebbe sottrazione di segreti ai sensi del D.Lgs. n. 30 del 2005, art. 98 (la sottrazione di informazioni relative ai prezzi applicati ai propri clienti, la sottrazione di segreti circa i clienti trattati da AT, i tipi di prodotti da questi richiesti e le condizioni contrattuali a questi applicati, nonchè, infine, la contraffazione di software).

La s.r.l. AT ha depositato scrittura difensiva con la quale, tra l’altro, ha eccepito l’inammissibilità del proposto regolamento.

In diritto:

L’eccezione di inammissibilità sollevata dalla società intimata appare manifestamente fondata alla luce della giurisprudenza della S.C. secondo la quale è inammissibile il regolamento di competenza proposto contro un provvedimento che non ha in alcun modo valore di sentenza sulla competenza, ma solo quello di affermazione della sussistenza della competenza avente carattere meramente ordinatorio e funzionale alla disposta prosecuzione del giudizio, di modo che la questione di competenza resta decidibile in sede di decisione senza che tale ordinanza sfugga al regime dell’art. 177 c.p.c., comma 1.

Secondo Sez. 3^, Ordinanza n. 24284 del 2007 in base alle norme che regolano il procedimento di decisione sulle questioni di giurisdizione e di competenza o su altre questioni pregiudiziali di rito, il giudice può disporre che tali questioni siano decise separatamente dal merito, ma tale modo di procedere postula che le parti siano invitate a precisare le conclusioni (artt. 187 e 189 cod. proc. civ.) e che la causa venga, dunque, rimessa in decisione (e, qualora si tratti di causa da decidersi dal tribunale in composizione monocratica, nei modi alternativamente prescritti dagli artt. 281 quinquies o 281 sexies cod. proc. civ.). Ne consegue che, allorquando il giudice istruttore, di fronte alla proposizione di un’eccezione di incompetenza, adotti un provvedimento relativo soltanto all’ordine del processo, cioè disponga che la questione di competenza venga decisa unitamente al merito, ancorchè tale provvedimento contenga affermazioni riguardo alla questione di competenza, esse non integrano una decisione sulla stessa ma hanno soltanto il valore di una giustificazione della scelta del giudice di decidere insieme sul merito e sulla competenza, che suppone necessariamente una delibazione negativa riguardo a detta questione, della quale il giudice deve dare conto. Da tanto discende che tale provvedimento non è assoggettabile a regolamento di competenza. Ora, a seguito delle recenti riforme processuali del 2005 e del 2006 la circostanza che nulla sia stato immutato nel sistema dell’art. 187 c.p.c. e art. 279 c.p.c., n. 4 e nella stessa norma dell’art. 42, che continua a parlare di sentenza, rafforza a maggior ragione la validità dei suddetti principi, specie se si tiene conto che nella rivisitazione del giudizio di cassazione, il legislatore è intervenuto sui provvedimenti impugnabili in cassazione, sia in riferimento alle sentenze del giudice di pace, sia con l’introduzione del nuovo art. 360 c.p.c., comma 3 (cfr. anche Sez. 3^, Ordinanza n. 14183 del 2008;

Sez. 3^, Ordinanza n. 16754 del 21/07/2006).

Il ricorso, dunque, può essere deciso in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..” Le parti hanno depositato memorie.

p. 2.- Il Collegio condivide e fa proprie le conclusioni della relazione e le argomentazioni sulle quali esse si fondano e che conducono alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Invero, le argomentazioni svolte nella memoria da parte ricorrente non tengono in alcun conto della pronuncia con la quale le Sezioni unite (Sez. U, Ordinanza n. 11657/2008), dopo aver ribadito che “nelle cause attribuite alla competenza del tribunale in composizione monocratica, il giudice unico, che assomma in sè le funzioni di istruzione e di decisione, quando ritenga di emettere una decisione definitiva sulla competenza, è tenuto – ai sensi degli artt. 187 e 281 bis cod. proc. civ. – ad invitare le parti a precisare le conclusioni, in tal modo scandendo la separazione fra la fase istruttoria e quella di decisione, non potendosi ritenere che una qualunque decisione assunta in tema di competenza implichi per il giudice l’esaurimento della potestas iudicandi sul punto”, hanno dichiarato inammissibile il regolamento di competenza proposto avverso un’ordinanza con la quale il giudice monocratico, senza fare precisare le conclusioni, aveva rigettato l’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto e contestualmente provveduto all’ammissione della prova testimoniale.

Più di recente le Sezioni unite (Sez. U, n. 25798/2009) hanno ribadito che “il giudice che intenda pronunciare separatamente sulla giurisdizione o sulla competenza deve invitare le parti a precisare le conclusioni, sicchè, il provvedimento che abbia emesso in difetto di detto invito assume natura meramente ordinatoria”.

Nella concreta fattispecie la società ricorrente neppure con la memoria ha dedotto che le parti siano state invitate a precisare le conclusioni.

Le spese del giudizio di legittimità – liquidate in dispositivo – vanno poste a carico della parte ricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società ricorrente a rimborsare in favore della società resistente le spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 1.400,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2011

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