Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30115 del 21/11/2018

Cassazione civile sez. I, 21/11/2018, (ud. 25/10/2018, dep. 21/11/2018), n.30115

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21011/2015 proposto da:

Fallimento della Società (OMISSIS) S.a.s., in persona del curatore

fallimentare rag. C.A., elettivamente domiciliato in

Roma, Via Merulana n. 234, presso lo studio dell’Avvocato Cristina

Della Valle, che lo rappresenta e difende unitamente all’Avvocato

Maurizio Carrara giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

M.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via Giovan

Battista Tiepolo n. 13, presso lo studio dell’Avvocato Chiara

Riveruzzi, rappresentato e difeso dall’Avvocato Francesca Labate

Giovanna giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3333/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO

depositata il 29/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/10/2018 dal Cons. Dott. PAZZI ALBERTO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Sondrio, con sentenza del 9 aprile 2015, estendeva L. Fall., ex art. 147, il fallimento di (OMISSIS) s.a.s. ad M.A. e al figlio P., quali soci occulti ed amministratori di fatto della compagine, dopo aver registrato che il corrispettivo di numerose fatture emesse dalla fallita nei confronti di Edilcom Costruzioni s.r.l. era stato da loro percepito tramite la presentazione all’incasso, da parte di M.A. sul conto del discendente, degli assegni bancari ricevuti in pagamento dalla cliente; la distrazione del denaro di pertinenza della società, secondo il collegio di primo grado, presupponeva la piena disponibilità delle casse sociali e la profonda conoscenza degli affari gestiti dalla compagine ed assumeva valore decisivo per ritenere che M.A. e P. avessero di fatto gestito (OMISSIS) attraverso il prestanome G.U.S..

2. La Corte d’Appello di Milano, con sentenza depositata in data 29 luglio 2015, accoglieva il reclamo proposto da M.A. e ne revocava la declaratoria di fallimento in estensione ritenendo che il prelievo di fondi dalla cassa sociale non integrasse ingerenza nell’amministrazione della società in accomandita semplice nè configurasse un atto di gestione; mancava inoltre il requisito dello svolgimento di funzioni gestorie in via di fatto in maniera sistematica e non occasionale.

3. Ha proposto ricorso per cassazione avverso questa pronuncia il fallimento di (OMISSIS) s.a.s., affidandosi a tre motivi di impugnazione.

Ha resistito con controricorso M.A..

La procedura ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.1 Il primo motivo di ricorso denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio già oggetto di discussione fra le parti: la corte territoriale avrebbe completamente omesso di apprezzare il contenuto della sentenza penale del Tribunale di Sondrio e così avrebbe trascurato di considerare che non era possibile parlare di mero prelievo di fondi, dato che il denaro non era mai giunto nelle casse sociali, trattandosi invece di distrazione di somme ad opera dell’amministratore di fatto; nel contempo non erano state valutate le condotte ampie e invasive dei poteri gestori da parte di M.A. che il Tribunale penale aveva preso in esame sulla scorta della relazione della Guardia di Finanza e della documentazione bancaria dalla stessa raccolta.

4.2 Il secondo mezzo lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio già oggetto di discussione fra le parti, costituito dalla figura di mero prestanome rivestita dal socio accomandatario della fallita: il Tribunale avrebbe tralasciato di valutare che G.U.S., a cui non era riconducibile alcuna attività gestoria, ignorava del tutto ogni aspetto della società e aveva assunto il ruolo di mero prestanome; la gestione andava invece ricondotta ad M.A., che si era interessato di ogni rapporto facente capo alla società in virtù di una procura institoria priva di limiti e tale da attribuirgli ogni potere gestorio.

4.3 I motivi, da esaminarsi congiuntamente in ragione della comune natura del vizio denunciato, sono fondati.

L’odierno ricorrente ha sottolineato di aver espressamente rappresentato all’interno della propria memoria di costituzione in sede di reclamo, come già era stato allegato nel giudizio di primo grado, sia il ricorrere di una sistematica distrazione di denaro (pag. 15), sia la sussistenza di una funzione gestoria del M. esercitata dietro lo schermo di una procura institoria che gli consentiva di assumere il ruolo di amministratore di fatto, funzione che egli aveva svolto indirizzando e gestendo l’attività sociale e partecipando con peso preponderante alla spartizione degli utili sociali (pagg. 15 e 16), sia l’estraneità alle sorti sociali dell’accomandatario G., durante la cui formale gestione gli unici referenti, secondo i testi assunti in sede penale, erano stati M.A. e il figlio P..

Queste circostanze, risultanti dagli atti processuali indicati in ricorso ed allegati allo stesso ai fini di assolvere gli obblighi previsti dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 e art. 369 c.p.c., comma 3, n. 4, sono state del tutto pretermesse dalla corte territoriale, che si è limitata a considerare il fatto storico, differente per natura e caratteristiche (poichè una cosa è prelevare somme dalle casse sociali, un’altra è gestire gli incassi in modo da impedire che i denari non arrivino nelle casse sociali), costituito dal prelievo di fondi dalla cassa sociale.

Le circostanze di fatto trascurate hanno una potenziale valenza decisiva ai fini della valutazione della fondatezza dell’istanza di estensione avanzata dalla procedura ricorrente, in funzione dell’eventuale dimostrazione del carattere di sistematicità e completezza della condotta gestoria svolta dall’odierno controricorrente.

5. Il rilievo ha carattere assorbente e rende superfluo l’esame dell’ultimo motivo di ricorso, con cui la procedura ricorrente ha lamentato che la corte distrettuale si sia disinteressata di verificare se la condotta dell’amministratore di fatto sia stata pregiudizievole dell’interesse sociale.

6. La sentenza impugnata andrà dunque cassata, con rinvio per nuovo esame della causa alla corte distrettuale, la quale avrà cura anche di provvedere sulle spese di questo grado di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, dichiara assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 25 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2018

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