Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3010 del 03/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 03/02/2017, (ud. 15/12/2016, dep.03/02/2017),  n. 3010

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20244/2014 proposto da:

COMUNE DI CIVIDALE DEL FRIULI, C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco

in carica pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GUGLIELMO PELIZZO giusta procura in calce al ricorso e

giusta Delib. Giunta Municipale 13 giugno 2014, n. 178;

– ricorrente –

contro

E.F.A. ENTE FRIULANO ASSISTENZA FONDAZIONE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 60/8/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TRIESTE, emessa il 10/12/2013 e depositata il

28/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO

NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito del D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 60/08/2014, depositata il 28 gennaio 2014, non notificata, la CTR del Friuli Venezia Giulia accolse solo in parte l’appello proposto dall’EFA – Ente friulano di assistenza Fondazione (di seguito EFA) nei confronti del Comune di Cividale del Friuli, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Trieste, che aveva invece respinto in toto il ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento ICI per l’anno 2005, con il quale il Comune di Cividale del Friuli aveva contestato l’omesso versamento del tributo riguardo a fabbricato di proprietà dell’EFA utilizzato da società cooperativa a r.l..

La sentenza della CTR, confermando l’esclusione dall’esenzione ICI statuita dal giudice di primo grado, dichiarò tuttavia non dovute le sanzioni.

Avverso detta pronuncia il Comune di Cividale del Friuli ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.

L’intimato non ha svolto difese.

Con l’unico motivo l’Amministrazione ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 10 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, ritenendo non sussistere, tanto in relazione alla norma primaria, con riferimento del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, dalla lett. a) ed alla lett. i), quanto riguardo alla norma regolamentare (art. 3 del regolamento ICI del Comune di Cividale del Friuli) quelle condizioni di oggettiva incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma che sole possono giustificare la non irrogazione delle sanzioni conseguenti alla violazione contestata.

Il motivo è manifestamente infondato.

Premesso che sull’esclusione dell’esenzione dal tributo si è formato il giudicato interno, non essendo stata oggetto in parte qua la pronuncia della CTR d’impugnazione da parte dell’EFA, soccombente sulla relativa questione, per costante giurisprudenza di questa Corte il potere del giudice tributario di dichiarare l’inapplicabilità delle sanzioni, in caso di obiettive condizioni d’incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme cui la violazione si riferisce, sussiste, infatti, quando la disciplina normativa da applicare si articoli in una pluralità di prescrizioni di difficile coordinamento per l’equivocità del loro contenuto (cfr. Cass. sez. 6-5 ord. 24 luglio 2013, n. 18031; Cass. sez. 5 14 marzo 2012, n. 4031), ovvero quando si sia in presenza di un orientamento giurisprudenziale solo successivamente superato, come ha avuto modo di affermare questa Corte, proprio in tema d’ICI, con le sentenze Cass. sez. 5, 27 febbraio 2015, n. 4093; Cass. sez. 5 24 ottobre 2009, n. 21764 (in generale, sul punto, in senso conforme, si vedano anche Cass. sez. 5, 28 novembre 2005, n. 25161 e Cass. sez. 5, 3 luglio 2003, n. 10495).

Orbene nella fattispecie in esame, con riferimento all’anno 2005 oggetto d’imposizione, si è avuta l’introduzione di normativa – quale il D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 7, comma 2-bis, introdotto dalla Legge di Conversione 2 dicembre 2005, n. 248, poi sostituito del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 39, convertito, con modificazioni, nella L. 4 agosto 2006, n. 248 – di cui si sono discusse nei primi tempi la portata e gli effetti, se in particolare dovesse intendersi quale norma d’interpretazione autentica, questione risolta in senso negativo solo in base alla giurisprudenza successivamente consolidatasi (cfr. Cass. sez. 5, 15 luglio 2015, n. 14795 e Cass. sez. 5, 16 giugno 2010, n. 14530).

Peraltro anche sulla questione principale del diritto all’esenzione, che avrebbe condotto ovviamente, se fosse stato affermato il relativo diritto come richiesto dal contribuente, al consequenziale annullamento delle sanzioni, si è registrata un’evoluzione della giurisprudenza di questa Corte, che l’ha portata da ultimo (cfr. Cass. sez. 5, 18 dicembre 2015, n. 25508), ad affermare la sussistenza delle condizioni per l’applicabilità dell’esenzione dall’ICI ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i), anche in fattispecie di non utilizzazione diretta dell’immobile di proprietà di ente in capo al quale sussistano i requisiti soggettivi per il riconoscimento dell’esenzione, nel caso di concessione in comodato d’immobile ad altro soggetto nell’ambito del perseguimento delle finalità, in questo caso assistenziali, dell’ente.

Non vi è dubbio, quindi, che – ferma nella presente controversia la sussistenza del giudicato interno su detta ultima questione nel senso contrario per mancata impugnazione della relativa statuizione come resa dalla CTR da parte dell’EFA – debba trovare conferma la sentenza impugnata nella parte in cui ha legittimamente ritenuto sussistenti le condizioni giustificative della non irrogazione delle sanzioni, alla stregua delle norme di cui il ricorrente Comune ha invece denunciato la falsa applicazione.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Nulla va statuito in ordine alle spese, non avendo l’intimato svolto difese.

Va dato atto, infine, della sussistenza dei presupposti di legge, per il versamento, da parte dell’ente ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2017

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