Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30090 del 14/12/2017


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Civile Sent. Sez. L Num. 30090 Anno 2017
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: CAVALLARO LUIGI

SENTENZA

sul ricorso 19123-2012 proposto da:
RUBINI CORRADO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 103, presso lo studio
dell’avvocato LUISA GOBBI, rappresentato e difeso
dall’avvocato FULVIO CAROLLO, giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2017
3849

I.N.P.S.

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA

SOCIALE C.F. 80078750587, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Data pubblicazione: 14/12/2017

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli
avvocati ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, CARLA
D’ALOISIO, giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 843/2011 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 04/10/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI
CAVALLARO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO, che ha concluso per
il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato ANTONINO SGROI.

di VENEZIA, depositata il 23/03/2012 r.g.n. 732/2008;

FATTI DI CAUSA
Con sentenza depositata il 23.3.2012, la Corte d’appello di Venezia
confermava la statuizione di primo grado che aveva rigettato la
domanda di Corrado Rubini volta al risarcimento dei danni patiti in
conseguenza di un errore nel contenuto dell’estratto conto assicurativo

La Corte, in particolare, riteneva che l’estratto conto in questione,
contenendo l’indicazione dettagliata dei periodi di tempo in cui vi era
stata una doppia contribuzione riferita alla medesima attività,
presentasse in sé tutti gli elementi per verificare quali e quanti contributi
fossero utilizzabili per l’accesso alla pensione, onde nessun addebito
poteva l’assicurato muovere all’INPS.
Ricorre contro tale statuizione Corrado Rubini, con un unico motivo.
L’INPS resiste con controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo di censura, parte ricorrente si duole di violazione e
falsa applicazione degli artt. 1175, 1176, 1218, 1227, 2043, 1469-bis e
segg. c.c., degli artt. 38, I. n. 153/1969, 1, d.l. 352/1978, 54, I. n.
88/1989, 5, d.P.R. n. 488/1968, e del d.m. 5.2.1969, nonché di vizio di
motivazione, per avere la Corte di merito ritenuto che l’avvertenza
contenuta nell’estratto conto assicurativo, secondo cui «il numero dei
contributi è soggetto a variazione», riguardasse l’intero contenuto del
documento e non invece i contributi da lavoro agricolo dipendente, che
non avevano alcun rilievo nel caso di specie.
Il motivo è inammissibile.
Circa le dedotte violazioni di legge, va premesso che questa Corte ha
ormai consolidato il principio secondo cui il vizio di violazione di legge
consiste in un’erronea ricognizione della norma recata da una
disposizione di legge da parte del provvedimento impugnato,
riconducibile o ad un’erronea interpretazione della medesima ovvero
nell’erronea sussunzione del fatto così come accertato entro di essa, e
non va confuso con l’allegazione di un’erronea ricognizione della
fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, che è esterna
all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione
del giudice di merito, la cui censura in sede di legittimità era possibile,
ratione temporis, solo sotto l’aspetto del vizio di motivazione (cfr. fra le

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trasmessogli dall’INPS.

più recenti Cass. nn. 15499 del 2004, 18782 del 2005, 5076 e 22348 del
2007, 7394 del 2010, 8315 del 2013).
Ciò posto, va rilevato come, nella specie, le doglianze proposte da parte
ricorrente incorrano precisamente nella confusione dianzi chiarita, dal
momento che, pur essendo formulate con riferimento a una presunta

motivo, hanno in realtà di mira il giudizio (di fatto) compiuto dalla Corte
di merito circa la insussistenza dei presupposti per la loro applicazione,
onde la censura va considerata inammissibile.
Circa la doglianza di vizio di motivazione, ne va invece rilevata
l’estraneità al decísum.
La Corte territoriale, infatti, ha rigettato la domanda sul presupposto che
l’estratto conto contenesse l’indicazione dettagliata dei periodi temporali
in cui «vi era stata una doppia contribuzione […] non considerabile ai
fini del riconoscimento del trattamento pensionistico» e che dunque il
documento «presentava in sé tutti gli elementi per verificare la reale
portata ai fini della valutazione di utilizzabilità dei contributi per
l’accesso alla pensione» (così la sentenza impugnata, pag. 5), di talché
l’affermazione censurata e concernente la clausola riportata nel
documento, indipendentemente dalla questione concernente la sua
riferibilità ai soli contributi agricoli (come sostenuto da parte ricorrente)
o al compendio dei contributi oggetto della certificazione (come ritenuto
dai giudici di merito), è da considerarsi

ad colorandum

di un

accertamento di fatto che non ha formato oggetto di specifica doglianza.
Conseguentemente, non può che darsi continuità al principio secondo cui
la proposizione con il ricorso per cassazione di censure prive di specifica
attinenza

al

decisum

sentenza

della

impugnata

comporta

l’inammissibilità del motivo di ricorso, non potendo quest’ultimo essere
configurato quale impugnazione rispettosa del canone di cui all’art. 366
n. 4 c.p.c. (Cass. n. 17125 del 2007; nello stesso senso, più
recentemente, Cass. nn. 11637 del 2016 e 24765 del 2017).
Il ricorso, pertanto, va dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio di
legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
P. Q. M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla
rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in C

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violazione o falsa applicazione delle disposizioni citate nella rubrica del

2.200,00, di cui C 2.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura
pari al 15% e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 4.10.2017.

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