Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30062 del 21/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, (ud. 31/05/2018, dep. 21/11/2018), n.30062

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30484-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATPRA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 201/2010 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 25 ottobre 2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

31 maggio 2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FEDERICI.

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ricorreva per la cassazione della sentenza n. 201/28/10, depositata il 25 ottobre 2010 dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che rigettava l’appello dell’Ufficio avverso la sentenza del giudice di primo grado, con la quale era accolto il ricorso di P.S. contro l’avviso di accertamento relativo all’anno 2000 ai fini Irpef;

la sentenza è stata censurata con un motivo dalla Agenzia, che si duole della violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, nonchè dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per le erronee statuizioni del giudice regionale sulla mancata prova della delega dei poteri del capo area controlli dell’ufficio, firmatario dell’atto impositivo.

Disposto il rinnovo della notifica del ricorso al resistente, che non si costituiva neppure dopo la rituale notifica dell’atto, nell’adunanza camerale del 31 maggio 2018 la causa è stata decisa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

l’Agenzia delle Entrate ha depositato comunicazione della regolarità di definizione della lite, nella quale attesta la presentazione da parte del Pellegrini della istanza di definizione della lite ai sensi del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, conv. con modificazioni in L. n. 111 del 2011; attesta il pagamento integrale di quanto dovuto; dichiara cessata la materia del contendere.

La sopravvenuta definizione della lite ai sensi dell’art. 39, comma 12, cit. determina l’inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse in ragione della cessata materia del contendere.

In tal senso va dunque statuito in dispositivo. Nulla va disposto sulle spese, in considerazione della mancata costituzione dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.

Così deciso in Roma, il 31 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2018

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