Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30060 del 19/11/2019

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 19/11/2019), n.30060

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 684/2015 proposto da:

P.C., domiciliato ope legis presso la Cancelleria della Corte

di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato ANTONIO

BONGIORNO;

– ricorrente –

contro

SERIT SICILIA S.P.A., ora RISCOSSIONE SICILIA S.P.A., in persona del

legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA G. P. DA PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA

DI STEFANI, rappresentata e difesa dall’avvocato ACCURSIO GALLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 550/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 14/04/2014 R.G.N. 1256/2010.

Fatto

RILEVATO

Che:

la corte d’appello di Messina ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva ritenuto la legittimità del contratto di formazione e lavoro stipulato da Serit Sicilia spa (poi divenuta Riscossione Sicilia spa) e P.C., sia perchè il solo titolo di ufficiale di riscossione posseduto dal lavoratore non era sufficiente per ritenere che fosse già in possesso della capacità necessaria per l’esercizio dell’attività, oggetto del contratto, senza una formazione ed un tirocinio, sia perchè era stato accertato in giudizio, anche sulla base di prove documentali, che il percorso formativo di 96 ore era stato effettuato con giornate di attività esclusivamente dedicate alla formazione, come comprovato dai certificati di partecipazione a tali corsi.

P.C. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, a cui ha opposto difese la Riscossione Sicilia spa con controricorso, poi illustrato da memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

CONDIDERATO

che:

i motivi hanno riguardato:

1) la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, L. n. 451 del 1994, art. 16, comma 2, in rapporto alla L. n. 863 del 1984, per essersi limitata la corte di merito a ritenere che la società avesse svolto un’idonea formazione soltanto per aver rispettato le ore di formazione teorica previste dal contratto, non considerando che il ricorrente, dopo soli due giorni dall’assunzione ed una sola lezione di 10 ore, era stato destinato all’attività di riscossione, addetto allo sportello e quindi fornendo spiegazioni al pubblico, effettuando notifiche, discarichi ed ogni altra attività di esecuzione; non avrebbe poi considerato la corte territoriale che il P. aveva lavorato anche dopo mesi dalla scadenza del contratto di formazione, come si evinceva dalla copiosa documentazione prodotta, non esaminata nè dal primo giudice nè daì giudici del gravame;

2) l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la corte contraddittoriamente rilevato che la formazione era stata effettuata idoneamente attraverso i corsi formativi, senza considerare che le giornate di corso furono effettuate solo dopo quattro mesi dall’inizio del rapporto di lavoro, mentre il P. fu affiancato per soli tre giorni da un collega anziano, prima di essere adibito all’attività di riscossione, senza alcuna fase formativa per detta attività.

Il ricorso non può trovare accoglimento.

Il primo motivo è inammissibile perchè difetta non solo di specificità, ma anche di autosufficienza, in violazione dell’art. 366 c.p.c., commi 4 e 6. Il ricorrente deduce la violazione della L. n. 451 del 1994, art. 16, comma 2, che ha definito la fattispecie del contratto di formazione e lavoro disciplinato dalla precedente L. n. 863 del 1984, individuando due tipologie di contratto, la prima mirata alla acquisizione a) di professionalità intermedie e b) di professionalità elevate, la seconda diretta a stipulare un contratto mirato ad agevolare l’inserimento professionale mediante esperienza lavorativa con adeguamento ad un determinato contesto produttivo ed organizzativo;

non è stato trascritto il contratto stipulato tra le parti, che non è stato neanche depositato, con violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 2, n. 6, al fine di consentire la verifica dell’oggetto contratto e della formazione in esso descritta e quindi di comprendere i termini della censura espressa, la quale si presenta del tutto priva di specificità perchè, lungi dall’esprimere una critica alla modalità di sussunzione, da parte della sentenza impugnata, della fattispecie concreta del contratto in esame in quella disciplinata dalla norma, si concentra in realtà su doglianze che riguardano il merito della controversia, attraverso richiami a quelle che sarebbero state di fatto le modalità di lavoro del ricorrente nei primi giorni e mesi del rapporto, con adibizione ad attività di riscossione ed altro, senza alcuna previa formazione, in contrasto con quanto argomentato dalla corte che aveva ritenuto idonea la formazione teorica impartita, attraverso corsi formativi documentati in atti;

il secondo motivo, che rubrica erroneamente una censura di contraddittorietà e insufficienza della motivazione non tenendo conto della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, introdotta dal D.L. n. 83 del 2912, art. 54, comma 1, lett. b), conv. in L. n. 134 del 2012, non merita accoglimento, perchè in realtà non indica un fatto storico oggetto di discussione tra le parti di necessaria decisività, ossia che, ove esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della lite (Cass. SU n. 8053/2014);

ed infatti pur volendosi considerare quale fatto storico non esaminato, l’assunto di secondo cui la Corte di merito, enumerando i corsi formativi iniziati nel luglio del 2002, come da documentazione allegata, non avrebbe tenuto conto che l’assunzione risaliva al marzo 2002, dunque omettendo di considerare che non vi era stata alcuna iniziale formazione per circa quattro mesi, tale argomentazione non coglie, nel segno;

ed infatti in motivazione la corte ha dato atto che vi era prova dell’attività formativa fin dai primi giorni dall’assunzione ma in particolare, con ulteriore ratio decidendi, la quale non è stata oggetto di censura, ha poi ritenuto che un generico inadempimento degli obblighi formativi non avrebbe comunque potuto condurre al riconoscimento della nullità del contratto di formazione, perchè ciò è previsto solo ove non vi sia stata alcuna formazione per tutto il percorso formativo, mentre invece nel caso di specie il mancato affiancamento a completamento del percorso formativo non era riferibile a tutto il periodo previsto dal contratto;

nel caso in cui la decisione di merito, impugnata in sede di legittimità, si fonda su distinte ed autonome “rationes decidendi” ognuna delle quali sufficiente, da sola, a sorreggerla, perchè possa giungersi alla cassazione della stessa è indispensabile, da un lato, che il soccombente censuri tutte le riferite “rationes”, dall’altro che tali censure risultino tutte fondate (Così Cass. n. 12372/2006);

il ricorso deve pertanto essere respinto, con condanna del ricorrente, soccombente alla rifusione delle spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo;

poichè l’ammissione al gratuito patrocinio risulta essere stata autorizzata dal consiglio dell’ordine degli Avvocati di Messina, in via provvisoria, va allo stato, accertato l’obbligo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, salvo successiva ammissione definitiva da parte del consiglio dell’ordine degli Avvocati di Roma.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza, allo stato, dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 17 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA