Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30056 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. I, 29/12/2011, (ud. 30/11/2011, dep. 29/12/2011), n.30056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Maria Rosa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.F. (cod.fisc. (OMISSIS)), domiciliato in

Roma, PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria civile della Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso da se medesimo;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di REGGIO CALABRIA,

depositata il 26/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/11/2011 dal Consigliere Dott. ROSA MARIA DI VIRGILIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FIMIANI Pasquale che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con il decreto impugnato, depositato il 26/1/2009, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha respinto la domanda proposta dall’avv. M. F. in proprio, intesa ad ottenere l’equa riparazione per la durata irragionevole del giudizio promosso avanti al Giudice di Pace di Messina, di opposizione all’esecuzione presso terzi, proposta dall’Inpdap contro il medesimo avvocato, promosso con comparsa di riassunzione notificata il 29/12/04, definito con sentenza del 26/4/07, meno di tre anni dopo la riassunzione, nè alcun rilievo poteva assumere il ritardo nel deposito della sentenza, trattandosi di singolo segmento del processo, che deve essere valutato invece unitariamente.

Ricorre l’avv. M. sulla base di unico motivo. Il Ministero ha depositato controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1.- Con l’unico motivo, il ricorrente denuncia la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e art. 6, par. 1, della CEDU; la mancanza o apparenza di motivazione per giustificare la pretesa durata ragionevole.

Il giudizio presupposto, nella contumacia del convenuto in riassunzione, avente natura documentale, era stato introitato per la decisione all’udienza del 21/7/05, ma definito solo con sentenza depositata il 26/4/07, ed il giudizio di media complessità è totalmente disancorato dalla doverosa valutazione in concreto del processo.

2.3.- Il motivo è infondato.

La statuizione della pronuncia impugnata, con motivazione logicamente e congruamente argomentata, ha reso applicazione dei principi di diritto in materia, come interpretati da questa Corte. Come affermato nelle pronunce 21390/05, 9411/06 e 17146/09 “in tema di diritto ad equa riparazione per violazione del termine ragionevole di durata di un processo, di cui alla L. 24 marzo 2001, n. 89, poichè il concetto di “termine ragionevole” non ha carattere assoluto, ma relativo, la ragionevolezza della durata di un processo deve essere verificata dal giudice di merito in riferimento alla complessità del caso concreto, in applicazione dei criteri stabiliti dalla citata L. n. 89 del 2001, art. 2 avuto riferimento agli standards medi elaborati dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, le cui sentenze in ordine alla interpretazione dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, pur non avendo efficacia vincolante per il giudice italiano, costituiscono, nondimeno, per questi, la prima e più importante guida ermeneutica, consentendo la corretta applicazione di un criterio quale quello della ragionevolezza, che ha in sè insiti indubbi margini di elasticità”; secondo i parametri indicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ai quali il giudice nazionale è tenuto a conformarsi nell’applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 la durata ragionevole del processo è di tre anni in primo grado e di due anni in secondo grado (vedi le pronunce 14/08, 8521/08, 17146/09), alla stregua di detti principi, la Corte del merito ha provveduto alla valutazione del caso concreto, ritenendo il giudizio presupposto di media complessità, con valutazione di merito che resiste ai rilievi del ricorrente, non essendo di per sè sintomatica di “semplicità” del giudizio la natura documentale della controversia nè di per sè la contumacia del convenuto in riassunzione, ed ha correttamente specificato altresì di non potere considerare la durata del singolo segmento del processo, relativo al deposito della decisione, atteso che il sistema normativo prevede la valutazione della durata ragionevole del processo nella sua completa articolazione, da cui consegue che non si può procedere alla valutazione parcellizzata di singole fasi o di atti del processo. Il ricorso va quindi respinto.

Non v’è luogo alla pronuncia sulle spese, atteso che il Ministero ha notificato il controricorso tardivamente, oltre il termine di cui all’art. 370 c.p.c., da cui l’inammissibilità dell’atto.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso. Dichiara inammissibile il controricorso.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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