Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30044 del 29/12/2011

Cassazione civile sez. I, 29/12/2011, (ud. 24/11/2011, dep. 29/12/2011), n.30044

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. BERRUTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. SALVAGO Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

COMUNE DI BENEVENTO (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA G. BELLUZZO 27 – PAL L.f presso l’avvocato PAGANO

MASSIMO, rappresentato e difeso dall’avvocato GIULIANO LUIGI, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.M.G., COOPERATIVA QUADRIFOGLIO S.R.L. IN LIQUIDAZIONE;

– intimati –

sul ricorso 5470-2006 proposto da:

D.M.G. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA MERULANA 234, presso l’avvocato BOLOGNA

GIULIANO, rappresentato e difeso dall’avvocato PROZZO ROBERTO, giusta

procura in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

COOPERATIVA QUADRIFOGLIO IN LIQUIDAZIONE NONCHE’ DEI SOCI M.

G., + ALTRI OMESSI

;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3531/2004 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 10/12/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/11/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE SALVAGO;

udito, per il controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

PROZZO che ha chiesto il rigetto del ricorso principale, accoglimento

dell’incidentale e deposita avvisi di ricevimento;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FIMIANI Pasquale che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, inammissibilità o rigetto del ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Benevento con sentenza del 30 gennaio 2003 condannò il comune di Benevento e la Cooperativa Quadrifoglio in liquidazione al risarcimento dei danni in favore di D.M.G. nella misura di Euro 55.477,62 per l’occupazione senza titolo di un terreno di sua proprietà, abusivamente protrattasi dopo la scadenza del termine quinquennale per cui la stessa era stata autorizzata con provvedimento del 1977 del Pr. Giunta della Reg. Campania.

L’appello del comune è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di appello di Napoli, con sentenza del 10 dicembre 2004, perchè difettava l’autorizzazione della a Giunta municipale a stare in giudizio.

Per la cassazione della sentenza il comune di Benevento ha proposto ricorso per un motivo; cui ha resistito con controricorso il D. M. il quale ha formulato a sua volta ricorso incidentale per un motivo. La Cooperativa non ha spiegato difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorsi vanno, anzitutto riuniti ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ. perchè proposti contro la medesima sentenza.

Con quello principale l’ente pubblico, deducendo violazione del D.P.R. n. 267 del 2000, art. 6 e segg., art. 50 e segg. censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che il Sindaco necessitasse dell’autorizzazione della Giunta senza considerare che il T.U. degli enti locali ha attribuito allo Statuto il potere di dettare le norme fondamentali per la proposizione delle liti; e che nel caso l’art. 37 aveva attribuito il potere di agire al Dirigente dell’Ufficio legale;

che con determinazione del 29 gennaio 2004 aveva autorizzato il Sindaco a proporre l’atto di appello.

Per converso il D.M. con ricorso incidentale, deducendo violazione della medesima normativa, lamenta che la Corte di appello non abbia considerato che soltanto il predetto Dirigente in base alle menzionate norme statutarie poteva stare in giudizio, o comunque autorizzare il sindaco a promuoverlo (nel caso, proponendo l’atto di impugnazione).

Il Collegio ritiene fondate le censure del comune e che devono essere respinte quelle contrapposte del D.M.. Basta ricordare al riguardo la disciplina degli artt. 6, 50 e 107 dell’ordinamento degli enti locali di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, interpretati da questa Corte alla luce della successiva evoluzione normativa, ed in particolare della riforma dell’art. 114 Cost., comma 2 (Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) e della L. 5 giugno 2003, n. 131, art. 4 di attuazione di tale riforma (da ultimo, v. anche, in tema di rito tributario, il D.L. 31 marzo 2005, n. 44, art. 3 bis inserito dalla Legge di conversione 31 maggio 2005, n. 88, il quale ha modificato il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 11), secondo i quali: A) la rappresentanza processuale del comune spetta in via generale al sindaco, senza necessità di preventiva autorizzazione della giunta, perciò non più atto necessario ai fini della proposizione o della resistenza all’azione; con la conseguenza che all’organo suddetto è attribuito direttamente dalla legge anche il conseguente potere di conferire al difensore del comune la procura alle liti (Cass. 13968/2011;13968/2010; 10099/2007); B) tuttavia lo statuto, quale atto normativo (rientrante nella diretta conoscenza del giudice), ovvero anche i regolamenti municipali, nei limiti in cui ad essi espressamente rinvii lo stesso statuto, possono conferire la legittimazione a stare in giudizio in nome e per conto del comune medesimo ai dirigenti, nell’ambito dei rispettivi settori di competenza, od anche, con riguardo all’intero contenzioso, al dirigente dell’ufficio legale, e possano altresì prevedere detta autorizzazione (della giunta o del competente dirigente), altrimenti non necessaria (Cass. sez. un. 12868/2005;13710/2005 e succ.). Nel caso, la rappresentanza processuale del comune di Benevento nel giudizio di appello spettava dunque in base alla menzionata normativa autonomamente ed in via principale al sindaco;il quale senza necessità di autorizzazione della Giunta ben poteva rilasciare mandato, come di fatto è avvenuto, al difensore di proporre l’atto di impugnazione e di costituirsi in giudizio. Ma nel caso il Sindaco è stato altresì autorizzato a proporre l’impugnazione dalla menzionata determinazione n. 97 del 29 gennaio 2004 del Dirigente del Settore legale cui l’art. 37 dello Statuto dell’ente, riportato da entrambe le parti, dopo aver premesso che restano “salve le competenze attribuite dalla legge” (e quindi quella del Sindaco a rappresentare il comune) ha attribuito ai dirigenti del settore il potere di promuovere e resistere alle liti ..all’interno di quanto stabilito dagli atti di indirizzo adottati dal Sindaco….”. Per cui nella fattispecie detto organo ben poteva rappresentare il comune e conferire autonomamente al difensore il mandato alle liti, anzitutto in forza di una competenza propria; e quindi in conseguenza dell’attribuzione di autorizzazione rilasciatagli dal Dirigente del Settore legale, cui l’art. 37 dello Statuto dell’ente conferiva altresì il potere di promuovere e resistere alle liti. La sentenza impugnata che non ha osservato nè la menzionata normativa del T.U., nè quella dello Statuto del comune, va pertanto cassata con rinvio alla Corte di appello di Napoli, che in diversa composizione provvederà all’esame dell’appello avanzato dal comune di Benevento, nonchè alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, riunisce i ricorsi, accoglie il principale, rigetta l’incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2011

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