Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30032 del 14/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 30032 Anno 2017
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: FERNANDES GIULIO

ORDINANZA
sul ricorso 25003-2015 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA LE 80185250588, in persona del Ministro e legale rappresentante pro
tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta
e difende ope legis;

– ricorrente contro
SPERA PAOLA, PINTINL\LLI ALESSANDRA ( indicata in
sentenza come PUNTINIALLI ALESSANDRA), elettivamente
domiciliate in ROMA, VIA NAZARIO SAURO n.16, presso lo studio
dell’avvocato STEFANIA REHO, rappresentate e difese dall’avvocato
MASSIMO PISTILLI;

– controrícorrente –

Data pubblicazione: 14/12/2017

contro
PLACCA DENISE;

– intimato avverso la sentenza n. 2769/2015 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO
FERNANDES.

RILEVATO
che la Corte di Appello di Roma in riforma della decisione del
Tribunale di Viterbo, accoglieva la domanda proposta da Spera Paola,
Placca Denise e Pintimalli Alessandra nei confronti del Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca intesa al riconoscimento
a fini economici della anzianità di servizio maturata, quali docenti, in
forza di contratti a tempo determinato, condannando di conseguenza il
Ministero al pagamento delle differenze retributive, maggiorate degli
interessi legali dalla maturazione al soddisfo;

che avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il NIIIJR
affidato ad un unico motivo cui resistono con controricorso la Spera e
la Pintimalli mentre la Placca non ha svolto alcuna attività difensiva;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380bis cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che

il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione

semplificata;

CONSIDERATO
che viene denunziata violazione e falsa applicazione di plurime
disposizioni di legge, nonché della direttiva 99/70/CE ( in relazione
Ric. 2015 n. 25003 sez. ML – ud. 22-11-2017
-2-

ROMA, depositata il 23/04/2015;

all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) assumendosi: che i
rapporti di lavoro a tempo determinato del settoré scolastico sono
assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicché agli stessi non
si applica la disciplina generale dettata dal d. lgs. n. 368 del 2001 e che
il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a

contratti a termine del personale docente trova giustificazione in
ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al
datore di lavoro un risparmio di spesa; che il lavoratore assunto a
tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente
di ruolo, perché ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto
al precedente; che, sull’applicabilità dell’art, 53 1. 312/1980, alla luce
degli interventi legislativi, la lettura dei richiamati articoli della
contrattazione collettiva doveva essere nel senso che l’art. 53
menzionato indicava la perdurante vigenza della disciplina
specificamente dettata per gli insegnanti di religione, senza alcun
riferimento al mantenimento del trattamento giuridico ed economico)
di una categoria di personale non più esistente, e cioè gli “incaricati”
annuali con nomina del Provveditore;

che il motivo è infondato in quanto la sentenza impugnata è
conforme al principio di diritto affermato da questa Corte (Cass.
7.11.2016 n. 22558, e 23.11.2016 n. 23868 alle cui motivazioni ci si
riporta integralmente in quanto del tutto condivise) secondo cui « nel
settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a
tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta
applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al
personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini
dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i
dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo,
Ric. 2015 n. 25003 sez. ML – ud. 22-11-2017
-3-

termine, nella specie da escludersi in quanto il ricorso alla stipula di

sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che,
prescindendo ‘dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la
retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento
economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato »;

che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi

clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a
carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo
determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli
rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato

comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine

apposto al contratto;

che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre
a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poiché le
ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi
qui richiamate ex art. 118 disp. att. cod. proc. civ., sono integralmente
condivise dal Collegio;

che la Corte territoriale correttamente ha riconosciuto la progressione
stipendiale e non gli scatti biennali ex art. 53 della legge n.312 del 1980,
accogliendo la domanda subordinata proposta dalle ricorrenti ( e
riproposta con l’appello incidentale);

che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore il
ricorso va rigettato;

che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta
dalle Corti territoriali e soltanto dopò il deposito del ricorso da questa
Corte, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio
di legittimità tra il Ministero ed le controricorrenti; nulla per le spese
nei confronti della Fiacca rimasta intimata;

Ric. 2015 n. 25003 sez. ML – ud. 22-11-2017
-4-

affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della

che

non può trovare applicazione nei confronti delle

Amministrazioni dello Stato l’art.. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30
maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge
74

dicembre 2012, n. 228, atteso che le stesse, mediante il meccanismo

della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte

P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso, compensa le spese tra il Ministero
ricorrente e le controricorrenti; nulla per le spese nei confronti di
Fiacca Denise rimasta intimata.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 115 del 2002, dà atto
della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art.
13.
Così deciso in Roma il 22 novembre 2017

I Presidente
(-T, Do I. tetro Curzio

e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. 1778/2016);

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