Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3003 del 03/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 03/02/2017, (ud. 07/12/2016, dep.03/02/2017),  n. 3003

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9947-2015 proposto da:

D.B.R., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIULIO MASTROBATTISTA E SALVATORE DI FAZIO, giusta procura in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5969/40/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL LAZIO – SEZIONE DISTACCATA DI LATINA, emessa il

03/04/2014 e depositata il 07/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

D.B.R. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che resiste con controricorso avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, Sezione staccata di Latina, n. 5969/40/2014, depositata in data 7/10/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (medico di base convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal 2004 al 2008 – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente. In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto clic, quanto al rimborso dei versamenti effettuati per gli anni 2004 e 2005, il contribuente era decaduto, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38″ avendo presentato l’istanza di rimborso tardivamente nel gennaio 2010, mentre, quanto ai restanti anni d’imposta, ricorreva il requisito impositivo dell’IRAP, rappresentato dall’autonoma organizzazione, emergendo, dai dati dichiarati dal medesimo contribuente, che lo stesso svolgeva l’attività, in parte, anche di libero professionista, “presso due studi professionali”, avvalendosi “di dipendenti” e sostenendo “elevati costi per beni strumentali”. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti. Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

IN DIRITTO

1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione, art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 146 del 1997, art. 2, TUIR, art. 51 (oggi art. 55) e art. 2193 c.c., in ordine alla ritenuta sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta poi l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 3, di un fatto decisivo per il giudizio, sempre in ordine alla mancata valutazione degli elementi offerti in ordine all’insussistenza dell’autonoma organizzazione (essere stati il lavoro dipendente ed i beni strumentali suddivisi con altri quattro professionisti, la irrilevanza di per sè della circostanza del doppio studio professionale, il contratto di convenzione con il SSN dei medici di base).

2. Preliminarmente, deve rilevarsi che si è formato il giudicato interno in ordine alla statuizione relativa alla tardività delle istanze di rimborso relative ai versamenti IRAP effettuati per gli anni 2004 e 2005, non impugnata.

3. Quanto agli anni dal 2006 al 2008, le due censure, da trattare unitariamente in quanto connesse, sono infondate. Di recente, le Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 9451/16) hanno ulteriormente specificato che il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore, che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.

Ora, il ricorrente non specifica le ragioni dell’irrilevanza del dato relativo all’utilizzo “di dipendenti”, ad es. chiarendo se si trattasse effettivamente di un solo dipendente con mansioni meramente esecutive, limitandosi a dedurre che il personale in questione era in comune con altri professionisti.

Con riguardo alla questione specifica che qui interessa dell’utilizzo di più studi, questa Corte, da ultimo (Cass. 17569/2016), nel confermare l’assoggettabilità ad IRAP del professionista, ha precisato come fosse stato accertato, nel giudizio di merito, oltre al dato della pluralità di studi professionali, il possesso di beni strumentali eccedenti, in relazione all’attività medica svolta, il minimo indispensabile per l’esercizio della professione (cfr. Cass 22113/2016, nonchè Cass. 19011/2016, nella quale si è evidenziato il dato, pacifico, dell’utilizzo della pluralità di studi professionali da parte del professionista, non solo per lo svolgimento dell’attività convenzionata, ma anche per quella di consulenza professionale resa privatamente). Nella specie, risulta accertato, in sentenza, sia lo svolgimento dell’attività libero professionale, insieme a quella di medico di base in convenzione, sia il possesso di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della professione.

La sentenza della C.T.R. è pertanto conforme anche ai principi di diritto da ultimo enunciati dalle Sezioni Unite di questa Corte.

4. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Atteso che sul thema decidendum oggetto della lite vi è stato intervento recente delle Sezioni Unite di questa Corte, ricorrono giusti morivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali del presente giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’importo a titolo di contributo unificato, pana quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dichiara integralmente compensate tra le parti le spese processuali. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a eludo dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 7 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2017

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