Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30026 del 21/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, (ud. 15/02/2018, dep. 21/11/2018), n.30026

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n.22349/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

V.M., rappresentato e difeso dall’avv. Alessandra Stasi,

elettivamente domiciliato presso l’avv. Luigi Marsico, in Roma al

viale Regina Margherita n. 262;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 320/04/11 della Commissione Tributaria

Regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno 4, del 6

giugno 2011, depositata il 6 luglio 2011, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 15 febbraio

2018 dal Consigliere dott.ssa Andreina Giudicepietro;

lette le memorie depositate nell’interesse di parte controricorrente.

Fatto

RILEVATO

che:

1. l’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo per la cassazione della sentenza n. 320/04/11 della Commissione Tributaria Regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno 4, del 6 giugno 2011, depositata il 6 luglio 2011, non notificata, che, in controversia concernente l’impugnativa dell’avviso di accertamento di maggior reddito ai fini IRPEF, IVA e IRAP per l’anno 2003, emesso nei confronti di V.M. e notificato prima del decorso del termine dilatorio di 60 giorni dal verbale di accesso, previsto dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, ha accolto l’appello del contribuente, riformando la sentenza della C.T.P. di Salerno, di rigetto del ricorso del contribuente;

2. con la sentenza impugnata, la C.T.R. della Campania, sul presupposto che la verifica si fosse svolta anche in sede di accesso presso i negozi del contribuente, ha ritenuto che l’avviso di accertamento, notificato prima del decorso del termine dilatorio di 60 giorni dal verbale di accesso, previsto dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, fosse nullo, per l’assenza di “comprovate ragioni di urgenza”;

3. V.M. si costituiva, resistendo con controricorso;

4. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio del 15 febbraio 2018 ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. con un unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè l’omessa o insufficiente motivazione su un fatto decisivo della controversia, anche sotto il profilo di omesso esame di fatti decisivi (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5);

secondo la ricorrente il giudice di appello ha erroneamente ritenuto, omettendo un’idonea motivazione sul punto, che l’avviso di accertamento notificato prima del decorso del termine dilatorio di sessanta giorni (in assenza di verbale di constatazione consegnato al contribuente) fosse per ciò stesso nullo, senza che la sanzione della nullità fosse prevista da una specifica disposizione normativa e senza considerare la mancanza, nel caso di specie, di un’attività accertativa vera e propria in fase di accesso;

1.2. entrambe le censure contenute nell’unico motivo sono infondate e devono essere rigettate;

1.3. in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, secondo l’orientamento attuale della giurisprudenza di legittimità, sancito dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 18184/2013, l’emissione dell’avviso prima del decorso del termine di sessanta giorni dal termine degli accertamenti ne comporta l’invalidità, a meno che la deroga non sia giustificata da “particolari” ragioni di urgenza, idonee a giustificare l’anticipazione dell’emissione del provvedimento;

la Corte ritiene, quindi, di dare continuità al consolidato orientamento secondo cui la L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni determina di per sè, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso “ante tempus”, poichè detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva (Cass. S.U. sent. n. 18184/13);

nel caso di specie, l’Amministrazione ricorrente sostiene che l’avviso di accertamento è stato emesso a seguito di una verifica documentale, senza alcun accesso o ispezione nei locali destinati all’esercizio dell’attività (vi sarebbe stato solo un accesso mirato, diretto all’acquisizione di documentazione, non presente nel negozio e successivamente esibita dal contribuente), per cui l’inosservanza del termine di sessanta giorni non determinerebbe la nullità dell’avviso (Cass. S.U. sent. n. 24823/2015), non essendo applicabile alla fattispecie in esame la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7;

deve rilevarsi che “le dette garanzie statutarie operano già in fase di accesso, concludendosi anche tale attività con la sottoscrizione e consegna del processo verbale di chiusura delle operazioni svolte, e ciò alla stregua delle prescrizioni del D.IVA, art. 52, comma 6, ovvero del decreto sull’accertamento, art. 33; siffatte, garanzie si applicano anche agli atti di accesso istantanei finalizzati all’acquisizione di documentazione, sia perchè la citata disposizione non prevede alcuna distinzione in ordine alla durata dell’accesso, ed è comunque necessario, anche in caso di accesso breve, redigere un verbale di chiusura delle operazioni (in senso conf. Cass. 2593/14 e Cass. 15624/14), sia perchè, anche in caso di “accesso breve”, si verifica quella peculiarità che, secondo Cass. sez. unite n. 24823/2015, giustifica, quale controbilanciamento, le garanzie di cui al cit. art. 12; peculiarità consistente nel'”autoritativa intromissione dell’Amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente alla diretta ricerca di elementi valutati a lui sfavorevoli” (Cass. sent. n. 11471/2017);

inoltre, secondo una recente pronuncia di questa Corte (Cass. ord. n. 3060/18), va ribadito che “in materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 52, impone la redazione del processo verbale di chiusura delle operazioni in ogni caso di accesso o ispezione nei locali dell’impresa, ivi compresi gli atti di accesso finalizzati alla raccolta di documentazione, e solo dal rilascio di copia del predetto verbale decorre il termine di sessanta giorni trascorso il quale può essere emesso l’avviso di accertamento ai sensi della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7” (Sez. 5, Sentenza n. 7843 del 17/04/2015, Rv. 635300 – 01);

nel caso di specie, la C.T.R. della Campania ha espressamente motivato sul punto, ritenendo che in sede di accesso sia stata espletato anche un accertamento relativo alle caratteristiche strutturali ed economiche dell’azienda, rilevante a fini fiscali;

non si ravvisa, quindi, alcuna carenza motivazionale della sentenza impugnata, nè la violazione di legge denunciata dalla ricorrente, poichè, il giudice di appello, avendo ritenuto che nella fattispecie in esame vi sia stata un’attività di indagine rilevante a fini fiscali in sede di accesso, ha correttamente concluso nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, comporta l’invalidità dell’avviso di accertamento;

1.4. attesa la formazione dell’orientamento giurisprudenziale citato successivamente all’instaurazione del giudizio, sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2018

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