Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30021 del 31/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 31/12/2020, (ud. 27/10/2020, dep. 31/12/2020), n.30021

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18538-2019 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ORNELLA FIORE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI TORINO, PROCURATORE GENERALE

PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2062/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 04/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – S.M. ricorre per due mezzi illustrati da memoria, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza del 4 dicembre 2018, con cui la Corte d’appello di Torino ha respinto il suo appello avverso ordinanza del locale tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. – Il primo mezzo denuncia violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 16 Dir. 2013/32/UE, 3, comma 3, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 5, al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 2, e art. 3, al D.P.R. n. 21 del 2015, art. 6, comma 6, con riferimento alla falsa applicazione di norme di diritto concernenti i criteri legali per la valutazione della credibilità del richiedente protezione nonchè quelle relativi ai doveri di cooperazione istruttoria esistenti in capo al giudicante, censurando la sentenza impugnata per non essere stato disposto l’ascolto del richiedente e per non essere state valutate le sue dichiarazioni alla luce delle informazioni disponibili sul paese di origine, con particolare riguardo al sistema giudiziario e carcerario ivi esistente.

Il secondo mezzo denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, c.p.c., violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 32, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, per la violazione dei criteri legali per la concessione della protezione umanitaria.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile

4.1. – E’ inammissibile il primo motivo.

Il richiedente lamenta in primo luogo che la Corte d’appello abbia confermato il giudizio di non credibilità delle sue dichiarazioni senza procedere ad una sua nuova audizione, ma omette di chiarire quali spiegazioni avrebbe inteso offrire al giudice di merito, idonee a ribaltare il giudizio di non credibilità emesso dalla Corte: di guisa che

– indipendentemente dall’insussistenza di un generalizzato dovere del giudice di appello di reiterare l’audizione già svoltasi dinanzi alla Commissione territoriale e, in questo caso, anche dinanzi al Tribunale

– il motivo è aspecifico, giacchè conseguentemente non spiega per quale ragione la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non è idoneo a travolgere la ratio decidendi che sostiene il provvedimento impugnato.

Si duole inoltre lo stesso richiedente dell’omessa valutazione delle sue dichiarazioni alla luce delle informazioni disponibili sul paese di origine, con particolare riguardo al sistema giudiziario e carcerario ivi esistente: ma per tale aspetto la censura prescinde dalla motivazione addotta dalla Corte d’appello, laddove ha evidenziato come l’insediamento del nuovo presidente A.B. avesse posto fine alla situazione di dittatura preesistente, facendo così venir meno le ragioni del timore che sconsigliavano il rientro nel paese di origine, giudizio di merito, questo, che si sottrae al controllo di legittimità di questa Corte di cassazione.

Il motivo è in definitiva del tutto versato in fatto: il che trova non smentita, ma piana conferma nella memoria illustrativa, ove si lamenta che “in nessuno dei due gradi di giudizio venivano approfonditi gli eventi occorsi al richiedente”, e così via. Approfondimento, quello asseritamente mancato, che non ha evidentemente nulla a che vedere nè con la violazione di legge in senso proprio, nè con la falsa applicazione, ma attiene semmai al profilo motivazionale.

4.2. – E’ inammissibile il secondo motivo.

Dalla sua lettura, difatti, non è possibile neppure lontanamente arguire quali sarebbero le ragioni di individuale vulnerabilità, ulteriori rispetto alla condizione complessiva del paese di provenienza, tali da giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria.

Ed invero, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, il giudice è chiamato a verificare l’esistenza di seri motivi che impongano di offrire tutela a situazioni di vulnerabilità individuale, anche esercitando i poteri istruttori ufficiosi a lui conferiti, ma è necessario che il richiedente indichi i fatti costitutivi del diritto azionato e cioè fornisca elementi idonei a far desumere che il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani al di sotto del nucleo ineliminabile, costitutivo dello statuto della dignità personale, in correlazione con la situazione d’integrazione raggiunta nel Paese d’accoglienza (tra le tante Cass. 2 luglio 2020, n. 13573).

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 dicembre 2020

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