Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30010 del 14/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 30010 Anno 2017
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: FERNANDES GIULIO

ORDINANZA
sul ricorso 893-2015 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITiVE RICERCA
SCIENTIFICA 80185250588, in persona del Ministro pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo
rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente contro
FANELLI ARIANNA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
NAZARIO SAURO 16, presso lo studio dell’avvocato STEFANIA
REHO, rappresentata e difesa dall’avvocato NLVSSIMO PISTILLI;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 14/12/2017

avverso la sentenza n. 1309/2014 della CORTE D’APPELLO di
ROMA, depositata il 30/06/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 22/11/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO
FERNANDES.

che la Corte di :\ppello di Roma riformava la decisione del Tribunale
di Viterbo ed accoglieva la domanda proposta da Arianna Fanelli nei
confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
intesa al riconoscimento a fini economici della anzianità di servizio
maturata, quale docente, in forza di contratti a tempo determinato,
condannando di conseguenza il Ministero al pagamento delle
differenze retributive, maggiorate degli interessi legali dalla messa in
mora al soddisfo;
che avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il MIUR
affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso la Fanelli;
che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380bis cod. proc. civ., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al
decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione
semplificata;
CONSIDERATO
che viene denunziata violazione e falsa applicazione di plurime
disposizioni di legge nonché della direttiva 99/70/CE ( in relazione
all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.) assumendosi: che i
rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono
assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicché agli stessi non
si applica la disciplina generale dettata dal d. lgs. n. 368 del 2001 e che
il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a
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RILEVATO

termine, nella specie da escludersi in quanto il ricorso alla stipula di
contratti a termine del personale docente trova giustificazione in
ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al
datore di lavoro un risparmio di spesa; che il lavoratore assunto a
tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente

al precedente; che, sull’applicabilità dell’art, 53 1. 312/1980, alla luce
degli interventi legislativi, la lettura dei richiamati articoli della
contrattazione collettiva doveva essere nel senso che l’art. 53
menzionato indicava la perdurante vigenza della disciplina
.specificamente dettata per gli insegnanti di religione, senza alcun
riferimento al mantenimento del trattamento giuridico ed economico
di una categoria di personale non più esistente, e cioè gli “incaricati”
annuali con nomina del Provveditore;
che il motivo è infondato in quanto la sentenza impugnata è
conforme al principio di diritto affermato da questa Corte (Cass.
7.11.2016 n. 22558, e 23.11.2016 n. 23868 alle cui motivazioni ci si
riporta integralmente in quanto del tutto condivise) secondo cui « nel
settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a
tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta
applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al
personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini
dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i
dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo,
sicché vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che,
prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la
retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento
economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato »;

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di ruolo, perché ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto

che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi
affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della
clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a
carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo
determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli

“comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine
apposto al contratto;
che il motivo di ricorso non prospetta argomenti che possano indurre
a disattendere detto orientamento, al quale va data continuità, poiché le
ragioni indicate a fondamento del principio affermato, da intendersi
qui richiamate ex art. 118 disp. att. cod. proc. civ., sono integralmente
condivise dal Collegio;
che la Corte territoriale non ha affrontato il tema della spettanza degli
scatti anzianità ex art. 53 della legge n.312 del 1980, perché, come
evidenziato anche nel controricorso, la originaria ricorrente aveva
domandato il riconoscimento del diritto alle progressioni stipendiali,
previste dai CCM– di comparto e connesse alla anzianità di servizio;
che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore il
ricorso va rigettato;
che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta
dalle Corti territoriali e soltanto dopo il deposito del ricorso da questa
Corte, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio
di legittimità tra le parti;
che non può trovare applicazione nei confronti delle
Amministrazioni dello Stato l’art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30
maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, legge
24 dicembre 2012, n. 228, atteso che le stesse, mediante il meccanismo

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rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato

della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte
e tasse che gravano -sul processo (cfr. Cass. 1778/2016);

P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso e compensa le spese del presente giudizio.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 115 del 2002, dà atto

ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art.
13.
Così deciso in Roma il 22 novembre 2017

della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del

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