Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29988 del 31/12/2020

Cassazione civile sez. I, 31/12/2020, (ud. 13/11/2020, dep. 31/12/2020), n.29988

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19113/2016 proposto da:

Consorzio di Bonifica 3 di Agrigento, in persona del commissario

straordinario pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via

Monte Zebio n. 37, presso lo studio dell’avvocato Furitano Marcello,

rappresentato e difeso dall’avvocato Pensabene Lionti Salvatore,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Società Italiana per le Condotte d’Acqua S.p.a. in amministrazione

straordinaria, in persona dei commissari straordinari pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via di Porta Pinciana n. 6,

presso lo studio dell’avvocato D’Amelio Piero, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati Ielo Domenico, Sciacca Giovanni

Crisostomo, Mangialardi Giovanni, giusta procura a margine del

controricorso al ricorso incidentale e procura in calce all’atto di

costituzione di nuovo difensore;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

Consorzio di Bonifica 3 di Agrigento, in persona del commissario

straordinario pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via

Monte Zebio n. 37, presso lo studio dell’avvocato Furitano Marcello,

rappresentato e difeso dall’avvocato Pensabene Lionti Salvatore,

giusta procura a margine del controricorso al ricorso incidentale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 992/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 23/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/11/2020 dal Cons. Dott. IOFRIDA GIULIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Palermo, con sentenza non definitiva n. 1380/2014, depositata in data 5/9/2014, – in controversia concernente domanda proposta dalla Società Italiana per le Condotte dell’Acqua spa, già Gambogi Costruzioni spa, in proprio e quale capogruppo di RTI costituita con CO.GE. spa e con l’impresa Geom. P.B., nei confronti del Consorzio di Bonifica 3 Agrigento, dinanzi al Tribunale di Sciacca, per sentire condannare il convenuto al pagamento del corrispettivo dell’attività prestata durante le procedure espropriative nonchè del compenso, nell’ambito del contratto di appalto stipulato inter partes il 21/4/1988, relativo a lavori per la realizzazione dell’invaso (OMISSIS), per maggiori lavori eseguiti e per revisione prezzi, – ha parzialmente riformato la decisione di primo grado, che aveva condannato il Consorzio convenuto al pagamento all’attrice dell’importo complessivo di Euro 3.031.838,99, a titolo di corrispettivo delle attività espropriative, di compenso per i maggiori lavori eseguiti per trasporto a rifiuto, fornitura, trasporto e posa in opera di pezzi speciali in acciaio per scavo delle condotte in roccia e per la rimozione dei pali intermedi (riserve nn. 2, 3, 4 e 5), per la revisione dei prezzi (riserva n. 9), per l’attività di spietramento (riserva n. 1), per allibramento di alcuni manicotti in PFRV (riserva n. 6), per l’allacciamento di apparecchiature idrauliche (riserva n. 7), per prestazioni eseguite a seguito di eventi alluvionali (riserva n. 8), per mancata contabilizzazione di anticipazioni (riserva n. 10), interessi da ritardato pagamento dei certificati di acconto (riserva n. 11), per prestazioni in economia (riserva n. 12), per applicazione del coefficiente revisionale dopo la ripresa dei lavori (riserva n. 13), per interessi per ritardata emissione del certificato di collaudo dei lavori (riserva n. 12), nonchè per altri maggiori oneri.

In particolare, i giudici d’appello, in parziale accoglimento del gravame principale del Consorzio, hanno dichiarato infondate le doglianze mosse dal Consorzio, in relazione alle riserve nn. 7, 11 e 13 ed alla riserva n. 1, riferita alle procedure espropriative, nonchè dichiarato inammissibili ed infondate le riserve formulate dall’appaltatrice nn. 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 8 ed infondate le riserve nn. 9 e 10 e la riserva n. 5, riferita alle procedure espropriative, mentre hanno accolto il gravame incidentale della società appaltatrice, in punto di interessi ulteriormente maturati fino al saldo, D.P.R. n. 1063 del 1962, ex artt. 35 e 36. La Corte d’appello ha quindi disposto, in relazione ad altre doglianze, che la causa dovesse essere rimessa sul ruolo, come da separata ordinanza, al fine dell’espletamento di un supplemento di consulenza (in ordine alle riserve relative al pagamento della revisione dei prezzi, all’omesso allibramento delle prestazioni in economia (riserva n. 12), alla richiesta di interessi per ritardata emissione del certificato di collaudo e del compenso per gli oneri sostenuti dalla ATI a causa del ritardo (riserva V), alle riserve riferite alle procedure espropriative (richiesta di revisione prezzi ed interessi), nonchè con riferimento alle riserve nn. 6 e 8.

La Corte d’appello di Palermo, con sentenza definitiva n. 992/2016, pubblicata il 23/5/2016, ha, in riforma della decisione di primo grado, ridotto ad Euro 1.749.491,14 la somma capitale dovuta dal Consorzio (di cui, per quanto qui interessa, Euro 623.997,91 per la riserva n. 9), oltre interessi calcolati D.P.R. n. 1036 del 1962, ex artt. 35 e 36.

Avverso la suddetta pronuncia definitiva, notificata il 31/5-6/6/2016, il Consorzio di Bonifica 3 di Agrigento propone ricorso per cassazione, notificato il 5/8/2016, affidato a quattro motivi, nei confronti della Società Italiana per le Condotte dell’Acqua spa (che resiste con controricorso e ricorso incidentale, avverso la sentenza non definitiva della Corte distrettuale, stante la riserva di ricorso per cassazione formulata, in tre motivi, notificato l’11/10/2018). Il ricorrente principale ha depositato controricorso all’avverso ricorso incidentale ed ha poi depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Consorzio ricorrente principale lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., lamentando che la Corte d’appello, nella sentenza definitiva, abbia incluso nell’importo dovuto dal Consorzio anche la somma di “Euro 623.997,91”, oggetto della riserva n. 9, nonchè abbia fatto proprio, in relazione alle riserve accolte relative alle procedure espropriative, il conteggio del CTU, che aveva ritenuto di applicare alla richiesta di revisione prezzi la L.R. Sicilia n. 22 del 1964, in luogo della normativa statuale, questione che era stata ritenuta infondata in sede di sentenza non definitiva; 2) con il secondo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, art. 279 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., lamentando che la Corte d’appello, nella sentenza definitiva, abbia ritenuto dovuti, sull’intera somma capitale, gli interessi, mentre, in sede di sentenza non definitiva, in relazione alla riserva n. 11, erano stati esclusi tali interessi; 3) con il terzo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, artt. L.R. Sicilia n. 22 del 1964 e art. 15, nonchè L. n. 41 del 1986, artt. 1 e 33 e L.R. Sicilia n. 30 del 1990, art. 6, R.D. n. 1775 del 1933, art. 6, art. 14, lett. g) Statuto Siciliano e D.P.R. n. 878 del 1958, art. 1 e art. 3, lett. b), come sostituiti dal D.P.R. n. 633 del 1977, artt. 1 e 3, sempre in relazione all’applicazione in materia di revisione dei prezzi dell’appaltatore non della normativa regionale ma di quella statale, proponendo un questione di illegittimità costituzionale della L.R. n. 35 del 1978, art. 1, comma 1, per contrasto con la L. n. 41 del 1986, art. 33, in riferimento all’art. 17 dello Statuto siciliano; 4) con il quarto motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 92 c.p.c., dovendo ritenersi che, in considerazione della fondatezza di tali doglianze e della conseguente condanna del Consorzio in misura notevolmente inferiore, la compensazione delle spese avrebbe dovuto essere proporzionalmente ridotta.

2. La ricorrente incidentale Società Italiana per Condotte d’Acqua, in relazione alla sentenza non definitiva, avverso la quale essa aveva formulato riserva di ricorso per cassazione, lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, R.D. n. 350 del 1895, nonchè degli artt. 21, 22, 103, 342 etc., applicabile ratione temporis, e D.P.R. n. 1063 del 1962, art. 26, in relazione alle riserve nn. 2, 3, 4 e 5, ritenute tardive; 2) con il secondo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, del R.D. n. 350 del 1895, nonchè degli artt. 21, 22, 103, 342 etc., applicabile ratione temporis, e D.P.R. n. 1063 del 1962, art. 26, in relazione alle riserve nn. 1 e 6, da ritenersi tempestive.

In relazione sia alla sentenza definitiva sia quella non definitiva, con il terzo motivo, la società Condotte denuncia poi la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, L.R. Sicilia n. 22 del 1964, artt. 1 e 15, in particolare, della L.R. Sicilia n. 21 del 1973, della L.R. n. 35 del 1978, della L. n. 41 del 1986, dell’art. 33, e della L.R. n. 30 del 1990, sulla questione dell’applicazione alla revisione dei prezzi dei coefficiente regionale di determinazione dell’alea (5%) in luogo di quello nazionale (105), in particolare in riferimento alle riserve nn. 9, 5, 7, 1.

3. La prima censura del ricorso principale è fondata.

Risulta, dall’esame degli atti (e quindi anche della sentenza non definitiva n. 1380 della Corte d’appello del 2014, stante l’eccezione di violazione del giudicato interno), che la Riserva n. 9 riguardava la richiesta di compenso per revisione prezzi (non il diritto alla revisione, già riconosciuto dall’amministrazione appaltante, ma il criterio da seguire per la sua applicazione, avendo l’impresa lamentato l’applicazione da parte della Direzione Lavori della legge nazionale in luogo di quella regionale) e la riserva n. 5, tra quelle relative alle procedure espropriative, (come anche la Riserva n. 6) riguardava il compenso per revisione prezzi afferenti l’attività espropriativa (l’impresa lamentava sempre che la contabilizzazione della revisione prezzi fosse stata operata secondo la legge nazionale anzichè secondo quella regionale.

Ora, la riserva n. 9 e la riserva n. 5 (tra quelle relative alle procedure espropriative), nella sentenza non definitiva di appello, a fronte di specifiche doglianze mosse alla decisione di primo grado dal Consorzio (il quale sosteneva che, in ordine agli importi dovuti per revisione prezzi, non dovesse applicarsi la normativa regionale ma quella statale e che non fossero dovuti interessi legali e moratori), accolte dalla Corte distrettuale, sono state ritenute infondate, essendosi ritenuto che, nella specie, trattandosi di opera appaltata con finanziamento statale, non si applicava la L.R. Sicilia n. 22 del 1964, ma la legge nazionale, come riconosciuto da questo giudice di legittimità (Cass. SU. 1366/1991).

Nella sentenza definitiva, la Corte d’appello, all’esito del supplemento d’indagine, ha invece liquidato, facendo proprio il riepilogo analitico predisposto dal consulente tecnico “Euro 623.997,91 per la riserva n. 9”, ritenendo tardiva la doglianza mossa dal Consorzio, in comparsa conclusionale.

Questa Corte (Cass. 2332/2001; conf. Cass. 13621/2014; Cass. 17038/2016; Cass. 10067/2020) ha chiarito che “le statuizioni contenute nella sentenza non definitiva non possono essere modificate o revocate con la sentenza definitiva, in quanto i singoli punti della prima possono essere sottoposti a riesame solo con le impugnazioni, mentre la non definitività concerne soltanto la non integralità della decisione della controversia, ma non anche la mutabilità, da parte dello stesso giudice, di ciò che è stato deciso”.

Con riguardo, poi, alle riserve riguardanti i maggiori oneri per procedure espropriative, a pag. 9 della sentenza definitiva risulta essere stato ribadito quanto statuito in sentenza non definitiva in ordine all’applicazione, alla revisione dei prezzi, della legge nazionale in luogo di quella regionale ma risulta essere stata riconosciuta complessivamente, in relazione alle procedure espropriative (pag. 11), la somma di Euro 95.591,92.

La ricorrente principale deduce di avere lamentato, anche in relazione alla quantificazione della revisione prezzi relativa alle procedure espropriative, l’erronea applicazione da parte del consulente tecnico d’ufficio della normativa regionale in luogo di quella statale, in violazione del decisum della sentenza non definitiva in punto di riserva n. 5 relativa alle richieste per le procedure espropriative.

Ora, la questione sottesa alle riserve n. 9 e n. 5 (quest’ultima tra quelle riguardanti i maggiori oneri per procedure espropriative), in ordine all’applicazione, alla revisione prezzi,della normativa regionale o della normativa statuale, era rilevabile d’ufficio e quindi non poteva essere ritenuta tardiva la corrispondente censura del Consorzio, di erronea liquidazione e di mancato rispetto del criterio prescelto nella sentenza non definitiva.

La sentenza va pertanto cassata in parte de qua, dovendo il giudice del rinvio provvedere nuovamente al calcolo del dovuto, alla luce della normativa nazionale e non regionale.

4. La seconda censura del ricorso principale è inammissibile, per difetto di autosufficienza.

La riserva n. 11 concerneva gli interessi per ritardato pagamento di alcuni certificati di pagamento d’acconto lavori, di svincolo ritenute garanzie, di revisione prezzi e di anticipazioni.

La Corte d’appello, nella sentenza non definitiva, ha respinto le doglianze mosse, al riguardo, dal Consorzio ed ha riconosciuto, in accoglimento di domanda dell’impresa, gli interessi secondo il D.P.R. n. 1063 del 1962, artt. 35 e 36, Capitolato generale d’appalto per le opere pubbliche.

Ora, con la sentenza definitiva, la Corte d’appello ha, in conformità, dichiarato dovuti, sulla somma capitale, gli interessi D.P.R. n. 1063 del 1962, ex artt. 35 e 36, maturati fino al saldo nonchè gli interessi anatocistici al tasso legale dalla domanda.

La doglianza non chiarisce perchè vi sarebbe violazione di quanto statuito con la sentenza non definitiva.

5. Il terzo ed il quarto motivo sono assorbiti.

6. Venendo all’esame del ricorso incidentale della società appaltatrice, le prime due doglianze mosse alla sentenza non definitiva sono infondate.

La società appaltatrice si duole della declaratoria, nella sentenza non definitiva, di tardività delle riserve nn. 2, 3, 4 e 5, iscritte nel registro di contabilità al 9 ed ultimo stato di avanzamento ed aventi ad oggetto pretesi crediti per lavori svolti fino a tutto il 23/2/1992, aggiuntivi, rispetto alle previsioni contrattuali (per quantità delle lavorazioni o per tipologie dei lavori) e non autorizzati con atto scritto dalla Direzione Lavori e non approvati dal Consorzio.

La Corte d’appello, nella sentenza non definitiva, ha rilevato che esse dovevano essere iscritte nei SAL precedenti, immediatamente successivi all’esecuzione dei lavori e che non poteva rilevare, ai fini di una dedotta contrattualizzazione delle lavorazioni aggiuntive, il concordamento di nuovi prezzi da parte di organo tecnico non abilitato ad impegnare la volontà dell’amministrazione.

Tale statuizione è conforme a consolidati principi di diritto espressi da questa Corte.

Invero, l’onere di tempestiva iscrizione delle riserve in tema di appalti pubblici non è posto in funzione di mere esigenze contabili, bensì in ragione della tutela della RA., che, nell’esercizio della sua attività discrezionale, deve essere posta in grado di esercitare prontamente ogni necessaria verifica e deve inoltre poter valutare, in ogni momento, l’opportunità del mantenimento del rapporto di appalto ovvero del recesso dal contratto, in relazione al perseguimento dei fini di interesse pubblico (Cass. 4702/2006; Cass. 4718/2018).

Si è infatti affermato (Cass. 3450/1983) che “in materia di appalto di opere pubbliche, l’onere dell’iscrizione di tempestiva riserva nel registro di contabilità, imposto all’appaltatore che pretenda il pagamento di compensi aggiuntivi per lavoro non compresi nelle previsioni dell’appalto, non subisce deroga nemmeno se si tali opere sia stata eseguita la contabilizzazione da parte del direttore dei lavori, essendo questa un’operazione di natura tecnica che non vale di per sè ad impegnare la volontà della pubblica amministrazione per l’accettazione delle opere ed il riconoscimento dell’indispensabilità dei lavori extra appalto”.

Ancora si è chiarito (Cass. 5278/2011) che “sulla base della disciplina (applicabile “ratione temporis”) di cui al D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, recante l’approvazione del capitolato generale d’appalto delle opere di competenza del ministero dei lavori pubblici ed ispirata alla necessità di conseguire certezza che le variazioni ai lavori originariamente commessi in appalto siano riconducibili alla effettiva volontà del committente e non invece alla autonoma iniziativa dell’appaltatore, il pagamento di opere non previste in contratto si giustifica solo quando l’Amministrazione abbia disposto addizioni o variazioni nei limiti di legge, ovvero quando le addizioni o variazioni introdotte unilateralmente dall’appaltatore e non preventivamente autorizzate dall’amministrazione siano indispensabili all’esecuzione dell’opera e siano state riconosciute meritevoli di collaudazione e sempre che l’importo totale dell’opera, compresi i lavori extracontrattuali, rientri nei limiti delle spese approvate. Pertanto, non vale a giustificare il pagamento di lavori non previsti in contratto l’eventuale emanazione di un ordine scritto del direttore dei lavori su parere conforme dell’Amministrazione committente, essendo necessario che detto ordine di servizio indichi gli estremi della (preventiva) specifica approvazione dei lavori da parte della committente, adottata nelle forme di legge”.

Neppure sussisteva comunque un obbligo, ai sensi del R.D. n. 350 del 1985, art. 103, di remunerazione da parte dell’Amministrazione dei lavori aggiuntivi anche se non preventivamente approvati, in quanto riconosciuti indispensabili.

Invero questa Corte ha da tempo precisato (Cass. 13432/2003; Cass. 12681/2004; Cass. 12985/2009) che “in tema di appalto di opere pubbliche, i lavori addizionali eventualmente effettuati dall’appaltatore extracontratto e non previamente autorizzati (per i quali egli non ha, di regola, diritto ad aumento di prezzo alcuno della L. n. 2248 del 1865, ex art. 342, comma 2, all. F) possono, eccezionalmente, dar luogo a compenso alla quadruplice condizione che tali lavori formino oggetto di tempestiva riserva, siano qualificati come indispensabili in sede di collaudo, siano stati riconosciuti come tali anche dall’amministrazione committente, comportino un costo che, addizionato a quello dei lavori commissionati in contratto, rientri, comunque, entro i limiti delle spese approvate”.

Nella specie, difettava un ordine scritto del Direttore Lavori o tanto meno l’approvazione dell’amministrazione.

Quanto poi alle riserve nn. 1 e 6, del pari ritenute tardive, valgono le pregresse considerazioni.

7. Il terzo motivo, che concerne sia la sentenza non definitiva sia quella definitiva, in punto di normativa applicabile alla revisione dei prezzi, quella regionale (che prevede un coefficiente di determinazione dell’alea del 5%) o quella statale (che contempla un coefficiente del 10%), è del pari infondato.

Assume la società ricorrente incidentale che debbono, nella specie, applicarsi le leggi regionali siciliane sia per espressa pattuizione contrattale (art. 7 che rinviava all’art. 25 del capitolato speciale d’appalto del 1988) sia perchè la L. Nazionale n. 41 del 1986, fa espressamente salve le diverse discipline in tema di revisione prezzi vigenti nelle Regioni a statuto Speciale (art. 38), sia perchè la suddetta legge è stata recepita dalla Regione Sicilia solo successivamente (con L.R. n. 30 del 1990) alla stipula del contratto e senza previsione di un’applicazione retroattiva anche alle opere già in corso.

La doglianza è infondata.

Questa Corte ha già chiarito (Cass. 17308/2016) che “in tema di revisione dei prezzi di appalto di opera pubblica, della L.R. Sicilia n. 22 del 1964, art. 1, nel prevedere le modalità di determinazione e calcolo con cui la regione e gli altri enti provvedono ad effettuare la revisione dei prezzi, non si applica – a norma del successivo art. 15 – alle opere eseguite con il finanziamento, anche se parziale, dello Stato, le quali sono disciplinate esclusivamente dalla pertinente legislazione statale, nel testo di volta in volta applicabile “ratione temporis”, compreso della L. n. 37 del 1973, art. 2, che, in combinato disposto con la L. n. 41 del 1986, art. 33, comma 3, ha portata imperativa e non ammette deroghe convenzionali, sicchè le eventuali pattuizioni dirette ad escludere (o a rendere obbligatoria) la suddetta revisione, in difformità dal regime legale, sono da ritenersi nulle”.

8. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso principale, inammissibile il secondo motivo, assorbiti i motivi terzo e quarto, respinte il ricorso incidentale, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio della causa alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, inammissibile il secondo motivo, assorbiti i motivi terzo e quarto, respinto il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata, con rinvio della causa alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente incidentale, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 dicembre 2020

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