Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29983 del 31/12/2020

Cassazione civile sez. I, 31/12/2020, (ud. 12/11/2020, dep. 31/12/2020), n.29983

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14684/2015 proposto da:

Autostrade per l’Italia S.p.a., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Augusto

Imperatore n. 22, presso lo studio dell’avvocato Pottino Guido

Maria, rappresentata e difesa dall’avvocato Nanni Luca, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Ar. Leasing S.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Viale Giulio Cesare n.

14, presso lo studio dell’avvocato Pafundi Gabriele, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Sbrana Federico,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

L.S., O.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 954/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

pubblicata il 11/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/11/2020 dal Cons. Dott. IOFRIDA GIULIA:

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. NARDECCHIA Giovanni Battista, che ha

chiesto l’accoglimento del terzo motivo del ricorso, assorbiti gli

altri.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Genova, con sentenza n. 954/2014, depositata in data 11/7/2014, – in controversia promossa dalla Ar. Leasing srl, proprietaria di un terreno con destinazione a parcheggio nel Comune di Genova di mq. 776, interessato dal progetto lavori per la realizzazione del tratto stradale (OMISSIS) e viabilità lungo il torrente (OMISSIS), con relativa espropriazione disposta con decreto del 9/5/2005, nei confronti di Autostrade spa, per sentire determinare la giusta indennità di esproprio e l’indennità di occupazione temporanea dovute, con intervento in giudizio di L.S. e O.A., comproprietari di porzione immobiliare, – ha determinato in Euro 313.000,00 la quota di indennità di espropriazione spettante alla Ar. Leasing srl ed in Euro 104.333,32 l’indennità di occupazione temporanea spettante alla stessa, oltre interessi legale e maggior danno ex art. 1224 c.c., comma 2, respinta la domanda degli intervenuti.

In particolare, i giudici d’appello, affermata la legittimazione attiva della Ar. Leasing quale comproprietaria e respinta la domanda degli intervenienti L. ed O., avendo gli stessi accettato l’indennità provvisoria loro offerta da Autostrade, hanno sostenuto che, non essendo applicabile il T.U.E., D.Lgs. n. 327 del 2001, essendo intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità con disposizione amministrativa dell’ANAS n. 491 del 15/5/2000, e dovendo quindi, all’esito delle sentenze della Consulta nn. 348/2007 e 191/2011, applicarsi il criterio dell’indennizzo commisurato al valore venale del bene fissato dalla L. n. 2359 del 1865, l’area in questione doveva ritenersi, secondo lo strumento urbanistico vigente alla data dell’esproprio (il PUC approvato con D.P.R.G. 10 marzo 2000, n. 44), destinata a parcheggi, in superficie o nel sottosuolo, ed infrastrutture per la viabilità, e pertanto l’indennità di esproprio andava determinata in relazione alla possibilità di realizzazione di un parcheggio “a raso” (stante il limite per la realizzazione di strutture in elevazione, derivante da rispetto di distanze minime, per effetto del tracciato ferroviario e di quello stradale), anche considerando (a differenza di quanto stimato nella consulenza tecnica d’ufficio espletata) l’area sottostante un viadotto, malgrado la servitù relativa costituita con rogito notarile del 13/10/1993 (con il quale si era addivenuti, in relazione ad una precedente procedura espropriativa, ad un accordo tra la Ar. Leasing srl, ANAS/Autostrade), limitatamente ad una parte dei beni oggetto di esproprio, non incompatibile con la realizzazione di un “parcheggio a raso” (essendo stato pattuito il solo divieto di “costruzioni e scavi”) e con le fasce di rispetto stradale (essendo comunque consentite utilizzazioni intermedie tra l’agricola e l’edificatoria).

La Corte di merito respingeva inoltre la domanda di maggiorazione D.P.R. n. 327 del 2001, ex art. 37, perchè tardiva, ed affermava che, ai fini dell’indennità di occupazione, l’immissione in possesso doveva ritenersi avvenuta il 27/6/2001, momento in cui era stato redatto lo stato di consistenza.

Avverso la suddetta pronuncia, notificata il 3/4/2015, Autostrade per l’Italia spa propone ricorso per cassazione, notificato il 29/5-3/6/2015, affidato a otto motivi, nei confronti di Archi Lesing srl (che resiste con controricorso, notificato il 10-13/7/2015) e di L.S. e O.A. (che non svolgono difese).

Il P.G. ha depositato conclusioni scritte. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la nullità della decisione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 111 Cost., per motivazione apparente in relazione al contenuto del PUC approvato dal Comune di Genova con D.P.R.G. n. 44 del 2000, atteso che, nel certificato di destinazione urbanistica relativo a detto strumento urbanistico (all.to W alla CTU), l’area sottostante la proiezione del viadotto non risultava destinata a parcheggio “a raso”; 2) con il secondo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 1362 e 1363 c.c., in relazione all’interpretazione del contenuto dell’art. 3 (doc.to 7 Autostrade) del contratto stipulato con rogito notarile del 13/10/1993, essendosi la Corte di merito limitata al significato letterale della singola espressione contenuta nella singola clausola (divieto di “costruzioni e scavi”), senza considerare che, dal tenore complessivo del contratto, doveva ritenersi vietato qualunque utilizzo dell’area soggetta a servitù di viadotto, idoneo sia a pregiudicare la sicurezza al traffico e l’incolumità delle persone sia ad intralciare l’accesso, l’attività di controllo e manutenzione dell’opera da parte di Autostrade; 3) con il terzo motivo, l’omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, rappresentato dal contenuto dell’art. 3 (doc.to 7 Autostrade) del contratto del 13/10/1993 e dal Rapporto della Polizia Municipale della Sezione Rivarolo 22 del 15/12/1999 (in memoria CTP di Autostrade, All. AA della relazione del CTU), da cui si evinceva che, prima del secondo procedimento di esproprio, le aree in questione erano state interessate da “lavori di scavo e di riempimento” e poi di asfaltatura, affidati ad una terza ditta dalla Ar. Leasing, per la realizzazione dei parcheggi “a raso”; 4) con il quarto motivo, la nullità della decisione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 111 Cost., per motivazione apparente, contraddittoria o perplessa, in relazione al contenuto dell’art. 3 (doc.to 7 Autostrade) del contratto del 13/10/1993, in rapporto al riconoscimento, in sentenza, della sussistenza di un divieto di deposito di “materiale pericoloso” ed alla ritenuta possibilità di realizzazione di un parcheggio “a raso” di veicoli i cui serbatoi contengano benzina, e della nota ANAS del 25/7/1993 rivolta ad Autostrade, con la quale si ribadiva il divieto di concessioni a terzi delle aree sottostanti i viadotti; 5) con il quinto motivo, la nullità della decisione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 111 Cost., per motivazione apparente e contraddittoria, in relazione ai rapporti tra le indennità delle due procedure di espropriazione susseguitesi, avendo la Corte di merito omesso di rilevare che, nell’accordo amichevole del 1993 (prima procedura di esproprio), si era riconosciuto alla Ar. Leasing indennità sia per la costituzione della servitù di viadotto sia “una tantum” a tacitazione di ogni pretesa conseguente all’occupazione, costruzione ed esercizio dell’autostrada, con conseguente illegittima duplicazione delle indennità dovute per le medesime aree; 6) violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, delle norme in materia di fascia di rispetto stradale (Legge Urbanistican. 1150 del 1942, D.M. n. 1404 del 1968, L. n. 729 del 1961, D.Lgs. n. 285 del 1992, D.P.R. n. 495 del 1992), in particolare del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 28, in relazione al D.Lgs. n. 285 del 1999, art. 18, in materia di fascia di rispetto stradale e dei divieti correlati, costituenti vincoli di natura conformativa, operanti anche in relazione ad utilizzazione delle aree per parcheggi “a raso”; 7) con il settimo motivo, l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, in relazione sempre all’applicazione della normativa in materia di fascia di rispetto stradale e dei divieti correlati, costituenti vincoli di natura conformativa, con riguardo al rapporto della Polizia Municipale del 1999, attestante opere di scavo e riempimento riferibili ad Ar. Leasing; 8) con l’ottavo motivo, la nullità della decisione, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 111 Cost., per motivazione apparente in relazione all’accertamento della data di avvenuta immissione nel possesso delle aree, malgrado il verbale del 27/6/2001 fosse solo relativo allo stato di consistenza, tanto che, con successiva diffida del 1/8/2001, Autostrade era stata costretta ad invitare Ar. Leasing a liberare l’area dai veicoli, in particolare, con la conseguenza che l’occupazione non era stata, a tale data, ancora realizzata.

2. Il PG nelle conclusioni scritte ha proposto l’accoglimento del terzo motivo di ricorso, in quanto da detto documento (Rapporto della Polizia Municipale della Sezione Rivarolo 22 del 15/12/1999, in memoria CTP di Autostrade, All.AA della relazione del CTU), il cui esame sarebbe stato omesso, emergerebbe un’attività di spianatura ed asfaltatura dell’area sottostante il viadotto, prodromica alla realizzazione di parcheggi “a raso”, implicante una trasformazione edilizia ed urbanistica del suolo, riconducibile alla nozione di edificazione, vietata in aree site in fascia di rispetto stradale o autostradale.

3. La terza, la sesta e la settima censura, da trattare unitariamente in quanto connesse, sono fondate.

In ordine alla qualificazione giuridica della fascia di rispetto, secondo l’orientamento di questa Corte, il vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale o autostradale comporta un divieto assoluto di edificazione che le rende legalmente inedificabili, trattandosi di limitazioni costituzionalmente legittime, in quanto concernenti la generalità dei cittadini proprietari di determinati beni individuati a priori per categoria e localizzazione, espressione del potere conformativo della P.A. di cui all’art. 42 Cost. (tra le tante Cass. n. 14632/2018, n. 13516/2015 e n. 27114/2013). Detto vincolo non ha natura espropriativa, nè è preordinato all’espropriazione, in base a quanto previsto dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 32, comma 1 e art. 37, comma 4, e l’indennità di esproprio relativa alla sola fascia di rispetto ablata deve, pertanto, calcolarsi secondo il valore di mercato di terreno non edificabile (Cass. 14632/2018 e Cass. n. 5875/2015). Questa Corte ha di recente ribadito (Cass. 13598/2020) che “il vincolo di inedificabilità discende dalla legge, che prevale sulla pianificazione e programmazione urbanistica, è sancito nell’interesse pubblico e non può, perciò, configurarsi come mero “vincolo di distanza” (sulla qualificazione della fascia di rispetto come vincolo di distanza Cons. Stato n. 2076/2010 e Cass. n. 25118/2018)”, dovendosi ritenere che l’area corrispondente alla fascia di rispetto, a prescindere dall’assoggettamento alla procedura espropriativa, non ha alcuna potenzialità edificatoria in virtù di disposizioni di legge, non derogabili dalla sotto-ordinata regolamentazione urbanistica, come è dato desumere anche dal tenore letterale del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 37, comma 4.

In ordine alla nozione di “edificazione”, sempre questa Corte ha chiarito che tale concetto non si identifica nè si esaurisce in quello di edificabilità residenziale abitativa, ma ricomprende tutte quelle forme di trasformazione del suolo che siano riconducibili alla nozione tecnica di edificazione (Cass. nn. 9669, 8028/2000; Cass. 4473/1999; Cass. SU 172/2001).

Anche in quelle pronunce in cui si è ritenuto che la realizzazione di un parcheggio integri una forma di utilizzazione intermedia tra quella agricola e quella edificatoria, si è posto in evidenza la necessità che dette forme di utilizzazione siano assentite dalla normativa vigente, sia pure con il conseguimento delle opportune autorizzazioni amministrative (Cass. 25718/2011; Cass. 23514/2017; Cass. 19295/2018; Cass. 6527/2019; Cass. SU 7454/2020, con riferimento ad utilizzazione per attrezzature sportive).

La giurisprudenza amministrativa (richiamata dal PG nelle conclusioni scritte) è ferma nel ritenere che lo spargimento di ghiaia su un’area che ne era in precedenza priva richiede la concessione edilizia allorchè appaia preordinata alla modifica della precedente destinazione d’uso (circostanza questa che deve fondarsi su fatti positivamente accertati) (v. anche: Cons. Stato, sez. VI, 12 giugno 2018, n. 3617; Cons. Stato, sez. V, 31 marzo 2016, n. 1268). E’ stata quindi riconosciuta “rilevanza urbanistica (anche) al solo spianamento di un terreno agricolo con riporto di sabbia e ghiaia, realizzato al fine di ottenere un piazzale per deposito e smistamento di autocarri” (T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. II, 18 febbraio 2019, n. 157).

In ambito penale, si è poi affermato che “in materia edilizia, ai sensi delle disposizioni di cui al T. U. in materia edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, artt. 3 e 10), sono subordinati al preventivo rilascio del permesso di costruire non soltanto gli interventi edilizi in senso stretto, ma anche gli interventi che comportano la trasformazione in via permanente del suolo inedificato” (Cass. pen. 6930/2004: in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto integrato il reato edilizio nella trasformazione di un’area di circa mq. 70 da agricola a parcheggio per autovetture mediante la messa in opera di ghiaia; conf. Cass. pen. 4916/2014; Cass. pen. 1308/2016).

Deve quindi ritenersi che, ai fini della determinazione dell’ambito di estensione del divieto assoluto di edificazione, vincolo imposto sulle aree site in fasce di rispetto stradale o autostradale, quale quella in oggetto, sottostante il viadotto, può rilevare anche un’attività di spianatura ed asfaltatura dell’area, prodromica alla realizzazione di parcheggi “a raso”, implicante una trasformazione edilizia ed urbanistica del suolo.

Assumeva, pertanto, rilievo il fatto decisivo, il cui esame risulta omesso dalla Corte di merito, allegato da Autostrade, rappresentato dai lavori commissionati da Ar. Leasing a terza Ditta di spianamento ed asfaltatura dell’area, stante il divieto legale derivante dalla fascia di rispetto autostradale.

4. I restanti motivi sono assorbiti.

5. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento dei motivi terzo, sesto e settimo del ricorso, assorbiti i restanti motivi, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie i motivi terzo, sesto e settimo del ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata, con rinvio, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Genova, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 12 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 dicembre 2020

 

 

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