Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 29972 del 13/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 29972 Anno 2017
Presidente: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO
Relatore: DI MARZIO MAURO

ORDINANZA
sul ricorso 8503-2016 proposto da:
BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI SIGNA SOCIETÀ
COOPERATIVA, in persona del suo Procuratore, elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO n.69, presso lo
studio dell’avvocato GIAN ALBERTO FERRETTI, che la
rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente
all’avvocato ALBERTO PANCANI;
– ricorrente contro

PALADINI AUTOCARROZZERIA DI PALADINI MARCO S.N.C. in
fallimento, in persona del suo curatore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA TOSCANA n.10, presso lo studio
dell’avvocato ANTONIO RIZZO, rappresentata e difesa
dall’avvocato LORENZO SCARPELLI;
– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di FIRENZE, depositato il
25/02/2016 n. cronol. 2481/2016 emesso sul procedimento
iscritto al n° 2309/2015 R.G.;

Data pubblicazione: 13/12/2017

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 12/09/2017 dal Consigliere Dott. MAURO
DI MARZIO.

RILEVATO CHE

ricorre per la cassazione del decreto del Tribunale di Firenze
del 25 febbraio 2016 che ha respinto la sua opposizione allo
stato passivo del Fallimento Paladini Autocarrozzeria di Paladini
Marco Snc.

2. — Quest’ultimo ha resistito con controricorso.

CONSIDERATO CHE
3. — Il primo motivo di ricorso denuncia vizio di violazione di
legge, articolo 41 decreto legislativo numero 385 del 1993 ed
articoli 93 e seguenti della legge fallimentare, in relazione
all’articolo 360 numero 3 c.p.c., deducendo che la disciplina
speciale del mutuo fondiario ne impedirebbe l’attrazione in
sede fallimentare, legittimando bensì un concorso tra le
discipline, con diritto dell’istituto mutuante di soddisfarsi sul
bene oggetto di garanzia e riversare alla massa fallimentare
solo l’eventuale esubero.
Il secondo motivo di ricorso denuncia vizio di violazione di
legge e contraddittorietà, articolo 41 decreto legislativo
numero 385 del 1993 e articolo 111 della legge fallimentare, in
relazione all’articolo 360 numeri 3 e 5 c.p.c., deducendo
l’erroneità del provvedimento impugnato laddove avrebbe
omesso di considerare le spese sostenute dall’istituto di credito
per la procedura esecutiva pur contenute nella domanda
tardiva di ammissione al passivo.
Ric. 2016 n. 08503 sez. M1 – ud. 12-09-2017
-2-

1. — La Banca di Credito Cooperativo di Signa Soc. coop.

I

RITENUTO CHE
4.

— Il Collegio ha disposto l’adozione della modalità di

motivazione semplificata.

Quanto al primo motivo, questa Corte ha già avuto modo di
affermare l’orientamento secondo cui l’art. 41, comma 2, del
d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, nel prevedere che il creditore
fondiario può iniziare o proseguire l’azione esecutiva sui beni
ipotecati anche successivamente alla dichiarazione di fallimento
del debitore, deroga al divieto di azioni esecutive individuali
previsto dall’art. 51 legge fall., ma non anche alla norma
imperativa di cui all’art. 52 legge fall., secondo la quale ogni
credito, anche se munito di diritto di prelazione o esentato dal
divieto di azioni esecutive, deve essere accertato nelle forme
previste dalla legge fallimentare. L’insinuazione al passivo
costituisce, pertanto, un onere per la banca mutuante (sancito
espressamente, a seguito della riforma della legge
fallimentare, anche per i creditori esentati dal divieto di cui
all’art. 51 legge fall.) al fine dell’esercizio del diritto di
trattenere definitivamente, nei limiti del quantum spettante a
ciascun creditore concorrente all’esito del piano di riparto in
sede fallimentare, le somme provvisoriamente percepite a
titolo di anticipazione in sede esecutiva (Cass. 30 marzo 2015,
n. 6377).
Né vale replicare, come ha fatto la società ricorrente nella
memoria illustrativa, che essa ha provveduto all’incombente,
seppur nella forma di domanda di insinuazione ultra tardiva,
avuto riguardo alle considerazioni svolte in relazione al
secondo motivo.
Ric. 2016 n. 08503 sez. M1 – ud. 12-09-2017
-3-

5. — Il ricorso è infondato.

Quest’ultimo è infondato per la parte in cui ribadisce quanto
detto in relazione al primo motivo, mentre è inammissibile per
la parte in cui deduce di aver ritualmente proposto domanda di
insinuazione tardiva, atteso che omette di indicare quando e
dove ciò sia avvenuto nel corso del processo e, soprattutto,

secondo cui tale domanda sarebbe stata tardivamente
proposta in assenza di alcuna allegazione, ancor prima che
prova, della non imputabilità del ritardo.

5. — Le spese seguono la soccombenza.
Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio
del contributo unificato.
PER QUESTI MOTIVI
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso,
in favore del controricorrente, delle spese sostenute per questo
giudizio di legittimità, liquidate in complessivi C 3100,00, di cui
C 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15%
e quant’altro dovuto per legge, dichiarando ai sensi dell’articolo
13 comma 1

quater

d.p.r. numero 115 del 2002 inserito

dall’articolo 1 comma 17 della legge numero 228 del 2012, la
sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis
dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, 11 12 settembre 2017.

non contesta l’affermazione contenuta nel decreto impugnato

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