Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2996 del 08/02/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/02/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 08/02/2021), n.2996

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29428-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

S. DI S.A. & C SAS, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO

VITTORIO EMANUELE II, N. 229, presso lo studio dell’avvocato

RAZIONALE ROBERTA, rappresentato e difeso dagli avvocati ZAMBELLA

PIER PAOLO, DESLARZES RAFFAELLA PONARI;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 221/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LIGURIA, depositata il 02/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CONTI

ROBERTO GIOVANNI.

 

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la società S. di S.A. e c. s.a.s. e nei confronti dell’Ader Agenzia delle entrate Riscossione, impugnando la sentenza resa dalla CTR Liguria, indicata in epigrafe, con la quale è stata annullata l’intimazione di pagamento dell’avviso di accertamento notificato il 28.12.2012 relativo ad IVA per l’anno 2009. Secondo la CTR, per quel che ancora qui rileva, la cartella propedeutica all’intimazione impugnata non era stata ritualmente notificata, in quanto il messo speciale, accertata la chiusura della sede della società in relazione al ristorante trovato chiuso, indice di una irreperibilità sostanziale, avrebbe dovuto compiere gli adempimenti previsti dall’art. 60, comma 1, lett. e) ed e-bis) (ricerca di altri domicili attuali, invio al legale rappresentante residente all’estero ed iscritto all’AIRE della comunicazione di deposito nella casa comunale con a.r., notifica anche presso l’altro socio accomandante). Secondo la CTR, dalla notifica rituale dell’intimazione di pagamento avvenuta il 3.10.2014- era quindi consentito alla contribuente di impugnare la cartella propedeutica. Peraltro, mancando ogni riferimento al contenuto della cartella all’interno dell’intimazione, risultava evidente il deficit motivatorio di tale ultimo atto.

La società S. di S.A. e c. s.a.s. si è costituita con controricorso. L’Agenzia delle entrate Riscossione non si è costituita.

Occorre preliminarmente rilevare la tempestività del ricorso per cassazione, non potendosi ritenere fondata la dedotta tardività dell’atto, ove solo si consideri che ai fini del computo del termine di impugnazione c.d. lungo, ex art. 327 c.p.c., comma 1, la modifica di cui al D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 1, (conv., con modif., dalla L. n. 162 del 2014), nel sostituire la L. n. 742 del 1969, art. 1, ha ridotto il periodo di sospensione da 46 giorni a 31 giorni (dall’1 al 31 agosto di ciascun anno). Ne consegue che, a fronte della pubblicazione della sentenza della CTR impugnata, avvenuta in data 2.3.2018, la notifica a mezzo PEC del ricorso per cassazione in data 3.10.2018 deve ritenersi tempestiva, essendo intervenuta nell’ultimo giorno utile per la sua tempestività.

Ciò posto, con il primo motivo si deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e). La CTR avrebbe erroneamente considerato invalida la notifica alla società della cartella propedeutica, valorizzando elementi inconferenti- quali la notifica al socio accomandante- una volta acclarata l’irreperibilità della società ed eseguita l’affissione dell’avviso di deposito nell’albo comunale, tanto risultando sufficiente per ritenere perfezionata la notificazione. Ed infatti, la residenza all’estero del socio accomandate sarebbe irrilevante.

Con il secondo motivo si deduce la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7. Dovendo ritenersi rituale la notifica della cartella alla società, avrebbe errato la CTR nel ritenere privo di motivazione l’intimazione di pagamento, non occorrendo alcuna allegazione del contenuto di atti già ritualmente comunicati alla parte.

Il primo motivo è infondato.

Ed invero, questa Corte è ferma nel ritenere che la notificazione ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e) è ritualmente eseguita solo nell’ipotesi in cui, nonostante le ricerche che il messo notificatore deve svolgere nell’ambito del Comune di domicilio fiscale, in esso non rinvenga l’effettiva abitazione o l’ufficio o l’azienda del contribuente. Solo in questi casi la notificazione è ritualmente effettuata mediante deposito dell’atto nella casa comunale e affissione dell’avviso di deposito nell’albo del Comune senza necessità di comunicazione all’interessato a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno, nè di ulteriori ricerche al di fuori del detto Comune – cfr., ex plurimis, Cass. n. 3378/2020-.

Si è ancora aggiunto che in tema di notifica degli atti impositivi, la c.d. irreperibilità assoluta del destinatario che ne consente il compimento ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, lett. e), presuppone che nel Comune, già sede del domicilio fiscale dello stesso, il contribuente non abbia più abitazione, ufficio o azienda e, quindi, manchino dati ed elementi, oggettivamente idonei, per notificare altrimenti l’atto: peraltro, il tipo di ricerche a tal fine demandato al notificatore non è indicato da alcuna norma, neppure quanto alle espressioni con le quali debba esserne documentato l’esito nella relata, purchè dalla stessa se ne evinca con chiarezza l’effettivo compimento- cfr. Cass. n. 19458/2018-.

Orbene, a tali principi si è ispirato il giudice di appello allorchè ha ritenuto che, una volta acclarata l’irreperibilità della società, il messo avrebbe comunque dovuto compiere ulteriori ricerche nell’ambito del comune di domicilio fiscale per verificare l’effettiva sede della società. Non vi è alcun elemento dal quale risulta che tale adempimento sia stato eseguito dal messo. Tale circostanza -al di là delle ulteriori affermazioni espresse dalla CTR in ordine alla omessa notifica dell’atto al socio accomandatario ed a quello accomandante- giustifica la ritenuta invalidità della notifica della cartella, eseguita senza il rispetto delle forme previste dal ricordato D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e).

Il secondo motivo di ricorso, in relazione all’esito del primo motivo, è infondato, risultando definitivamente acclarata l’illegittimità della notifica dell’atto propedeutico e la conseguente illegittimità dell’atto di intimazione di pagamento anche in relazione alla mancata indicazione degli elementi sui quali si basava la pretesa fiscale, mai ritualmente posti a conoscenza della società prima della notifica dell’intimazione.

Sulla base di tali considerazioni il ricorso va rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in favore della contro ricorrente.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che liquidati in favore della controricorrente in Euro 7.290,00 per compensi, oltre spese generali nella misura del 15 %.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2021

 

 

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